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«Disabili dimenticati in estate, servizi troppo cari»

Il grido d’aiuto dei vertici dell’Anffas: per una settimana di accoglienza oltre 400 euro a carico delle famiglie

Dario Dolci

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22 Agosto 2021 - 06:10

«Disabili dimenticati, servizi salati»

Il centro estivo organizzato da Anffas Crema

CREMA - Oltre 400 euro per una settimana di centro estivo Anffas, in città non a Porto Cervo, per un bambino con disabilità. Basterebbe questo dato per capire come l’estate sia una stagione difficile per i genitori di questi ragazzi. 

Per le nostre famiglie la bella stagione è una fatica organizzativa ed economica prima di essere un’opportunità

«Per le nostre famiglie — afferma Andrea Venturini, direttore della Fondazione Alba Anffas Crema, presieduta da Paolo Marchesi — la bella stagione è una fatica organizzativa ed economica prima di essere un’opportunità. Le istituzioni, che dovrebbero dare delle risposte, agiscono come se il periodo tra la fine e l’inizio della scuola fosse una sorta di trimestre bianco nei progetti di vita di questi ragazzi».

Dopo aver avuto un assistente ad personam tutti i giorni per nove mesi a scuola, i ragazzi con disabilità in estate vengono lasciati soli e con loro anche i genitori. L’alternativa è un centro estivo, ma i costi sono forzatamente elevati.

«Le tariffe — spiega Daniela Martinenghi, presidente di Anffas — sono dovute al fatto che il rapporto è spesso di un educatore per ogni bambino. Dipende sempre molto dalle caratteristiche di ogni singolo soggetto e dal suo bisogno di assistenza. Quando la disabilità non è grave si può arrivare a uno a tre, ma serve tantissimo personale. Non è come al Grest. I Comuni dovrebbero pensare a destinare fondi per questi ragazzi già in sede di approvazione di bilancio, altrimenti si arriva in estate ogni anno con lo stesso problema».

Gli enti pubblici, invece, sono spesso carenti sotto questo punto di vista. «A fronte di un costo di frequenza così elevato — precisa Martinenghi — alcune famiglie hanno potuto beneficiare di contributi regionali, in base a determinati requisiti, o comunali, in base alla volontà dei singoli enti, mentre altre non hanno beneficiato né dell’uno né dell’altro».

Negli ultimi anni è stata creata una rete di lavoro tra le realtà del Terzo settore (associazioni e cooperative) per dare ascolto ai bisogni e trovare strategie operative. La rete è diventata interlocutrice verso le istituzioni, da parte delle quali, pur essendoci la volontà di porre attenzione alla disabilità, spesso i tempi di risposta alle famiglie sono lunghi. I genitori anticipano soldi che non sanno se ritorneranno, almeno in parte, e nell’incertezza qualcuno rinuncia a mandare il proprio figlio al centro estivo.

«Quest’anno — prosegue Venturini — il ritardo è stato aggravato dalla confusione creata dalla Regione con il progetto Estate 2021. Data la complessità e l’importanza della tematica, è necessario far fronte comune a un tema che non può essere lasciato alla buona volontà o all’interesse del singolo Comune ma richiede la collaborazione fattiva di tutti, perché sarà anche vero che da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontano. Ogni anno, il nostro territorio fa fatica ad affrontare il tema estate in modo programmatico, tempestivo, coeso e accessibile».

E dire che è un problema che si ripete da sempre, come tiene a sottolineare Martinenghi: «Sono anni che gli enti pubblici sanno che c’è bisogno di un supporto adeguato a queste famiglie. D’estate i disabili non scompaiono».

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