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Fondazione Pari, allarme conti. E intanto arriva il nuovo direttore: è Alessia Ferrari

I consiglieri di minoranza Zorza e Lanfranchi interrogano. Il sindaco Posio: "Più forti delle difficoltà"

Felice Staboli

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fstaboli@laprovinciacr.it

20 Agosto 2021 - 14:45

Fondazione Pari, allarme conti. Scelto il nuovo direttore: è Alessia Ferrari

OSTIANO - «Siamo consapevoli delle difficoltà operative che la struttura socio-sanitaria ha attraversato e attraversa a seguito della pandemia, ma siamo anche preoccupati dell’andamento economico e, soprattutto, gestionale». Che cosa succede alla Fondazione Bruno Pari? Come affrontare la delicata situazione economica e finanziaria? È stato giusto esternalizzare il servizio mensa? Sono alcune delle domande che, attraverso una interrogazione, i consiglieri di minoranza Marta Zorza e Leonardo Lanfranchi (ViviamOstiano, area centrosinistra) rivolgono al sindaco Canzio Posio, in vista del prossimo consiglio comunale. E solo il sindaco potrà rispondere, in quanto figura di riferimento per il Cda della Fondazione, a cui compete la nomina di quattro consiglieri (il quinto è dei volontari cui fa riferimento il Comitato parenti). Dunque, è il sindaco il dominus rispetto alle linee di indirizzo programmatico e strategico.


NUOVO CAMBIO AL VERTICE

Il dg Maurizio Benzoni, arrivato ad Ostiano (da Robecco) nel 2020 andrà a dirigere una struttura per anziani a Pontevico. A Ostiano è stata necessaria un’altra nomina (il nuovo dg, da settembre, sarà Alessia Ferrari, dell’Opera Pia di Castelverde e assessore a Castelleone). Tutto lineare. Ma ai consiglieri preoccupa questo frequente via vai. «Quali avvertenze aveva messo in campo e intende attuare il Cda della Fondazione per avere una organizzazione stabile, in particolare per le figure dirigenziali?».


LA CUCINA

Altro tema: l’esternalizzazione del servizio mensa — partita da poche settimane —, che molto sta facendo discutere all’interno della Rsa e anche all’esterno. «Chiediamo se della cosa sia stato preventivamente informato il sindaco e se la scelta sia stata da lui considerata utile al buon funzionamento e alla crescita della Fondazione, sia per le attività interne che per i servizi al territorio. In particolare sono stati valutati i costi/benefici dell’operazione di esternalizzazione della cucina? Che durata ha il contratto e quanto sono remunerati gli investimenti ? Quali vincoli territoriali e per quali servizi può essere utilizzata la struttura? Abbiamo avuto notizia della scarsa qualità del servizio e anche di porzioni scarse. Quali controlli sono in corso e quali vincoli contrattuali sono attivabili per garantire un servizio che, con la precedente gestione in economia diretta, era molto apprezzato sia per i pasti interni che per il servizio esterno? Il personale ha lo stesso trattamento economico e le stesse garanzie occupazionali? Quali garanzie sono a presidio della continuità del servizio prodotto e prestato in Ostiano?»: sono molte le questioni poste da Zorza e Lanfranchi, che riguardano anche gli investimenti effettuati in passato sugli impianti della cucina, tuttora utilizzati dalla società esterna che ha ottenuto la gestione del servizio. E, dettaglio non secondario, per il prossimo futuro preoccupano anche gli effetti a cascata sull’indotto, ovvero sui negozi e sulle attività che fino a oggi hanno hanno servito la Fondazione.


COSTI E RICAVI

Infine, il terzo punto, forse il più delicato, perché parla di cifre, debiti, investimenti, costi e ricavi. Il testo merita attenzione: «Abbiamo avuto modo di leggere il Bilancio 2020 pubblicato sul sito della Fondazione e abbiamo rilevato che la gestione è in perdita per 244 mila euro, la posizione finanziaria netta è peggiorata di 364.848 euro, i debiti sono aumentati di 457.829 euro e i crediti sono aumentati di 257.016 euro». Secca l’analisi costi-ricavi. «I costi hanno avuto un deciso incremento» e sul «lato dei ricavi si è registrata una decisa flessione» (virgolettato preso dalla nota integrativa al bilancio, precisano i consiglieri), inoltre un finanziamento chirografario chiesto per far fronte al «completamento dei lavori di adeguamento antincendio, per i lavori della rampa disabili e per automazione cancello carraio» è stato utilizzato per altro, come spiega la nota integrativa: «Le risorse sono state in parte utilizzate per far fronte all’emergenza economica e quindi finanziaria dovute alla pandemia. La mancanza di entrate e l’aumento dei costi sostenuti ha creato una crisi di liquidità a cui la fondazione ha dovuto far fronte con il prestito». Infine la Fondazione ha usufruito della moratoria prevista dal decreto Cura Italia e pertanto i rientri di capitale sono sospesi».

QUALE STRATEGIA?

Zorza e Lanfranchi, dunque, lanciano l’allarme e alla fine chiedono: «L’amministrazione comunale e il sindaco, in particolare, sono consapevoli della situazione? Questa è la fotografia al 31 dicembre 2020, come sta andando il 2021 e quali azioni a risanamento gestionali sono in corso? Sono previste altre esternalizzazioni? Sono previsti aumenti più consistenti delle rette? Possiamo immaginare un impegno del sindaco nelle sedi opportune (a partire dall’Assemblea dei Sindaci di ATS Val Padana) affinché Regione Lombardia adegui fin da subito le tariffe sanitarie tenuto conto che l’ultima revisione risale al 2008 e che le tariffe medie riconosciute sono di circa 39 euro a fronte di continui aumenti dei livelli essenziali di assistenza?».

IL SINDACO: "PANDEMIA E DEFICIT, MA LA FONDAZIONE È FORTE"

«Non ho difficoltà ad intervenire sulla materia — dice il sindaco — né mi voglio sottrarre, solo avrei preferito che la situazione venisse affrontata prima in consiglio. Aggiungo che gli interrogativi a mio avviso sono mal diretti: il sindaco nomina il Cda dell’ente, che gode però di autonomia giuridica. E questo va ribadito a scanso di equivoci». Risolti gli aspetti formali, l’analisi di Canzio Posio entra nel merito: «Tralascio i discorsi che riguardano le sostituzioni e gli avvicendamenti dei direttori su cui non posso ritenermi competente, mi sento di ribadire che anche la Fondazione Bruno Pari ha vissuto il periodo della pandemia in prima linea — a tal proposito ringrazio tutto il personale per come si è speso —, una calamità in grado di piegare Paesi, figuriamoci strutture sanitarie. Oltre alla perdite degli ospiti, sono rimaste paralizzate anche molte attività collaterali che vanno dal servizio diurno alla fisioterapia, dal servizio infermieristico esterno a tutto quell’insieme di iniziative che caratterizzano la Rsa di Ostiano, rendendola efficiente e moderna, come viene a tutti riconosciuto». E qui il primo punto focale: l’esternalizzazione del servizio mensa. «Occupazione e qualità: questi sono i due capisaldi dell’operazione. Dati i problemi di cui ho parlato, è normale che si cerchino strade per rientrare nei costi. Ma ovviamente questo non può e non deve avvenire a scapito del personale e della qualità del servizio. Su questo punto non può esserci discussione. Capisco entro certi limiti anche le preoccupazioni e credo che la massima trasparenza sia necessaria, per il bene e nell’interesse di tutti». Poi, il bilancio: «Capisco tutto, compreso il fatto che l’opposizione faccia il proprio mestiere, ci mancherebbe. A tutti ricordo che anno abbiamo vissuto. È evidente che c’è un buco di bilancio, i ristori sono stati parziali se si considera l’attività specifica legata al Covid, però attenzione: estrapolare dati che possono essere assorbiti negli esercizi futuri può essere pericoloso se si vogliono presentare analisi corrette. Peraltro, oltre alla capacità di ripresa, la Fondazione ha un patrimonio integro che fa da garante».

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