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PIADENZA DRIZZONA. LA TESTIMONIANZA

Afghanistan, Rohullah Taqavi: «I miei cari già in fuga»

L'afghano risiede in paese da diversi anni: «I talebani stanno andando casa per casa a contare le donne»

Fabio Guerreschi

Email:

fguerreschi@laprovinciacr.it

20 Agosto 2021 - 06:25

Afghanistan,  Rohullah Taqavi: «I mie cari già in fuga»

Rohullah Taqavi e afghani in fuga

PIADENA DRIZZONA - «La situazione è drammatica: ho amici e parenti che sono scappati in montagna o sono rinchiusi in casa». È la dolorosa testimonianza di un afghano che nel 2009 è stato costretto a lasciare tutto e tutti per non subire la terribile vendetta dei Talebani. Rohullah Taqavi, 37 anni, vive a Piadena Drizzona da diversi anni. È sposato con Jasmine Bompani, hanno due figli — di uno e tre anni — e si è rifatto una vita «grazie soprattutto a mia moglie» sottolinea.

Com’è la situazione in Afghanistan dopo i tragici avvenimenti degli ultimi giorni?
«Drammatica a dir poco. I mezzi di comunicazione sono concentrati su Kabul e il suo aeroporto, ma nelle altre città e nei villaggi la situazione è ancora più grave. I Talebani stanno andando casa per casa a contare le donne che vi abitano e poi ne segnano il numero con linee nere all’ingresso, una per donna. È il segno che prima o poi ritorneranno per prendersele come ‘bottino di guerra’».

Ha notizie della sua famiglia e dei suoi amici?
«Sì, ci sentiamo 10, 12 volte al giorno perché fortunatamente i cellulari funzionano ancora. Proprio stamattina (ieri mattina per chi legge, ndr) ho sentito mio fratello che sta frequentando l’ultimo anno di medicina all’Università di Kabul. Lui e mia sorella sono chiusi in casa da giorni, mentre altri sono scappati sulle montagne, il più possibile lontani dai Talebani. Mia sorella deve andare dal dentista, sono giorni che ha dolore in bocca e anche il dentista è sparito nel nulla. Ormai nel Paese è tutto bloccato: ospedali, scuole, università. Mia mamma e i miei famigliari rimasti in Afghanistan hanno bisogno di tutto ed io cercherò di aiutarli economicamente, come ho sempre fatto».

Com’era la sua vita in Afghanistan?
«Prima della mia fuga mi ero laureato in Scienze infermieristiche, avevo una piccola azienda metalmeccanica e facevo il volontario per un’associazione, fondata da me e altri giovani afghani, che difendeva i diritti delle donne. Organizzavamo corsi di alfabetizzazione e avevamo degli avvocati che ci aiutavano a denunciare chi abusava di donne e ragazze. Poi sono fuggito, perché per i Talebani eravamo un ostacolo e qui in Italia ho ricominciato da zero. Mi sono diplomato alle serali come perito meccanico e ho trovato lavoro in un’azienda metalmeccanica».

Ma com’è stato possibile che la situazione precipitasse in questo modo? Dove ha sbagliato l’Occidente?
«L’Occidente si è impegnato molto, ma ha sbagliato nell’ascoltare solo le élite di potere e non il popolo afghano. Le élite hanno ingannato tutto, dicendo una cosa e facendone un’altra. Come ha fatto il presidente Ashraf Ghani Ahmadzai nel 2014. È andato al potere, ha promesso la democrazia e intanto smantellava i vertici dell’esercito per ricostruirlo con i Talebani. Credo non sia possibile che 300 mila militari impegnati in Afghanistan non abbiano saputo arginare i Talebani. Era tutta una farsa. Ho degli amici che erano nelle Forze Speciali afghane e mi hanno raccontato che quando erano pronti per attaccare i reparti Talebani arrivava quasi sempre l’ordine di ritirarsi. Come i fondi stanziati a favore di Kabul. Il popolo non ha mai visto un euro e chissà dove sono finiti».

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Commenti all'articolo

  • cirio2

    20 Agosto 2021 - 09:21

    Hanno sbagliato tutto, ne senso, che gli uomini vigliacchi e nullafacenti hanno nulla o poco da perdere anzi, dovevano addestrare e armare un esercito di donne allora i Talebani non avrebbero mai vinto e sarebbero spariti !

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