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L'INTERVISTA

Afghanistan, Breccia: «Ritirata da dilettanti. Questa è la sconfitta di tutto l’Occidente»

La missione fallita e quella «profezia» del professore nel libro del 2019

Nicola Arrigoni

Email:

narrigoni@laprovinciacr.it

18 Agosto 2021 - 10:25

Afghanistan, Breccia: «Ritirata da dilettanti. Questa è la sconfitta di tutto l’Occidente»

Gastone Breccia

CREMONA - Sul quotidiano «La Provincia» del 20 marzo 2020, presentando il suo libro «Missione fallita. La sconfitta dell’Occidente in Afghanistan»,  il professor Gastone Breccia dichiarava: «L’orologio tornerà indietro di vent’anni. A breve i Talebani rientreranno a Kabul e capiremo come vent’anni di guerra siano stati inutili. Una missione fallita». 

Ora i Talebani
si presentano
come chi riporta
ordine nel Paese
È la loro strategia
e probabilmente
daranno vita
a un governo
di unità nazionale
Il loro messaggio?
Se non vi
opporrete
non useremo
la violenza

È stato profetico, professore: quanto ha dichiarato un anno e mezzo fa, si sta puntualmente verificando in questi giorni.
«Nessuna profezia — risponde da Roma Breccia, docente di Storia Bizantina presso il Dipartimento di Musicologia e Beni Culturali dell’Università degli Studi di Pavia, esperto di storia militare e autore di alcuni volumi dedicati all’area afghana, dove è stato al seguito dell’esercito italiano —. Nel libro, pubblicato da Il Mulino, mi sono limitato a descrivere quello che stava accadendo nel 2019, quando ho cominciato a realizzare il libro, poi uscito nel marzo dell’anno scorso. Quando parlavo con i militari — non solo italiani — della situazione dell’esercito afghano tutti dicevano a microfoni spenti: qui va tutto a catafascio. Poi è scoppiato il Covid e tutto è passato in secondo piano».

E ora i Talebani hanno riconquistato Kabul.
«E non è che la conseguenza della missione fallita dell’Occidente in Afghanistan. Con la conclusione della missione International Security Assistance Force il 1° gennaio 2015 i nostri militari sono stati incaricati di rimanere in loco per contribuire a costruire un esercito afghano in grado di tutelare l’ordine del Paese».

Una missione impossibile?
«La corruzione era ed è ovunque, nei ranghi militari così come in buona parte dell’Afghanistan. Prima di istruire l’esercito c’era bisogno di ricostruire una classe di governanti. Così non è stato. L’esercito afghano ha ricevuto elicotteri e mezzi dalle forze occidentali. Non ci si è resi conto che non c’era nessuno che sapesse farli andare e curarne la manutenzione. Così, dopo qualche anno, si sono ritrovati in mano della ferraglia inutilizzabile. Basta dire che i militari, se appena potevano, si vendevano pure la benzina. Limitandomi al contesto militare, credo sia evidente che non si sia riusciti a creare un esercito unico, così come ad unire il Paese. Hanno prevalso le diverse appartenenze fra Katsiki e Pashtun. A questo si aggiunga la consapevolezza che il governo centrale di Kabul fosse un governo fantoccio, privo di autorevolezza. Un comandante dell’esercito americano mi disse: quando si inizierà a combattere, i soldati afghani non avranno alcuna possibilità e non potranno fare nulla».

Immaginava che la presa di potere da parte dei Talebani potesse accadere in questo modo? Tanto rapidamente?
«Ci siamo tutti stupiti, si sono stupiti gli stessi Talebani della loro presa di potere. Non c’era nessuno disposto a combattere e quindi le forze talebane hanno potuto entrare e prendere il potere senza trovare alcun ostacolo».

I «nuovi» talebani dicono di essere cambiati e hanno preso possesso dell’Afghanistan di fronte a una comunità internazionale assente. Che ne pensa?
«Io sono allibito. Come lo sono molti colleghi che si occupano di strategia militare. I Talebani stanno dicendo che saranno pronti a collaborare con le altre potenze, stanno raccontando di essere più buoni, meno feroci di vent’anni fa. Ma non c’è da crederci. Una ventina di giorni fa girava un video in cui un avamposto dell’esercito afghano – uno dei pochi che ha cercato di resistere — veniva trucidato in barba alle leggi internazionali. Si vedevano soldati ammazzati con un colpo di fucile in faccia, a sangue freddo. Ho visto quel video e faceva accapponare la pelle per la sua ferocia. I Talebani si sono affrettati a dire che quel video era un falso, ma così non era. È questo un segno che poi così buoni i Talebani non sono, o meglio non sono quello che vogliono far credere di essere».

Ha avuto contatti in queste ore con suoi conoscenti in Afghanistan?
«Solo contatti indiretti. Mi hanno detto che se a Kabul la presenza dei Talebani è di controllo, non è così nelle città più piccole. Arrivano notizie di donne che non possono uscire di casa, alle studentesse è stato detto di non presentarsi in università. Sono passati vent’anni, ma il modo di agire non è certo cambiato. Di contro, a Kabul mi hanno raccontato di alcuni episodi di sciacallaggio nelle case, portati a compimento da bande di briganti non meglio identificate. Questi atti di razzia sono stati repressi dall’intervento dei Talebani. La strategia dei Talebani sembra quella di presentarsi come coloro che riportano ordine nel paese. Con ogni probabilità daranno vita a un governo di unità nazionale con le rappresentanze etniche e con un messaggio non detto: se non vi opponete non useremo violenza».

In tutto questo brilla l’assenza dell’Occidente.
«Diciamo degli americani. Gli elettori americani non volevano più saperne di Afghanistan. Lo sapeva bene Trump, che sul ritorno delle truppe americane dall’Afghanistan puntava per vincere le elezioni; cosa che forse sarebbe avvenuta se non fosse scoppiata la pandemia. Joe Biden non ha fatto nulla di diverso, ma ora ha dell’incredibile questa ritirata da dilettanti allo sbaraglio. C’è chi sta già dando letture con dietrologie annesse, ma credo che non piaccia a nessuno fare la figuraccia che stanno facendo gli americani e quindi non vedo altre interpretazioni che un imbarazzante si salvi chi può. La realtà è che nel vuoto che si sta creando chi avrà un ruolo da protagonista sarà, come molti pensano, la Cina, piuttosto che la Russia».

Ha contatti con i militari che hanno collaborato con l’esercito italiano?
«Ho cercato l’addetto militare afghano con cui avevo avuto contatti, ma non l’ho trovato. Posso immaginare che stia cercando di trovare un modo per chiedere asilo all’Italia. Chi ha collaborato con l’occidente si sente pesantemente a rischio della vita e cerca in ogni modo di fuggire. Le immagini di queste ore parlano chiaro e dimostrano come la situazione sia drammatica e fuori controllo».

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