Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

MALEO. UN ANNO FA LA TRAGEDIA

Elisa Conzadori, i famigliari: «Diteci perché è stata travolta dal treno»

L'appello del compagno e dei genitori: «Abbiamo diritto di sapere perché è morta e chi ha sbagliato»

Matteo Berselli

Email:

redazioneweb@laprovinciacr.it

15 Agosto 2021 - 06:30

Elisa Conzadori, i famigliari: «Diteci perché è stata travolta dal  treno»

Elisa Conzadori

PIZZIGHETTONE/MALEO - Un anno dopo lo schianto che ha fermato tutto, la famiglia di Elisa Conzadori è ancora in attesa della verità; un anno dopo lo scontro tra l’auto guidata dalla 34enne e il convoglio di Trenord, nessuno ha spiegato perché quella collisione si è generata; un anno dopo l’inizio dell’inchiesta, gli indagati sono sempre gli stessi (gli addetti della squadra manutenzione di Rfi) e i pur numerosi accertamenti tecnici disposti ed eseguiti in dodici mesi, sebbene abbiano escluso ogni possibile errore o corresponsabilità della conducente, al momento non hanno ancora individuato responsabilità personali da parte dei tecnici. 

Vogliamo risposte: abbiamo il diritto di sapere perché Elisa è morta e chi ha sbagliato

Da qui l’appello del compagno Marco Dragoni, dei genitori Walter e Antonella e della sorella Laura alla Procura di Lodi. «Vogliamo risposte: abbiamo il diritto di sapere perché Elisa è morta e chi ha sbagliato».

In un anno costellato da dubbi e incertezze, uno dei pochi punti fermi è stato l’affetto degli amici della vittima: la loro puntualità, il giorno 15 di ogni mese, nell’esporre striscioni e dediche sul luogo della tragedia o, in alternativa, al centro della rotatoria che divide Pizzighettone da Maleo. E anche stavolta nel primo anniversario della morte, il ricordo non poteva mancare. Anzi, la frase ‘Eli sempre nei nostri cuori’ accompagnata dall’immancabile cuore è comparsa addirittura in anticipo: già da venerdì sera gli automobilisti la scorgono accanto alle sbarre, barriere nuove di zecca posizionate in sostituzione di quelle che, secondo alcuni testimoni, si sono sollevate in anticipando, spalancando alla C1 della 34enne la strada verso il passaggio a livello impegnato in quegli stessi istanti dal Vivalto di Trenord.

Rfi, come noto, ha sempre negato l’eventualità di un malfunzionamento degli impianti, sostenendo di non aver ricevuto segnalazioni di possibili anomalie ma i familiari, sulla scorta dei documenti acquisiti e delle informazioni recuperate, sono convinti che «anche nel caso in cui il problema fosse stato rilevato dai sistemi di sicurezza, quel treno non si sarebbe mai potuto fermare. Non ci sarebbe stato il tempo e non ci sarebbe stato lo spazio. Secondo la procedura d’emergenza, qualora si fosse palesata un’avaria alle sbarre, qualcuno dalla stazione di Codogno avrebbe dovuto avvertire telefonicamente il macchinista ma con il pedale di chiusura collocato a meno di un chilometro e mezzo dal passaggio a livello non ci sarebbe stato modo di fermare un convoglio che viaggiava a oltre cento chilometri orari».

Il pedale di chiusura è il dispositivo che, al passaggio del treno, aziona il meccanismo dell’attraversamento ferroviario facendo abbassare le barriere. Secondo gli accertamenti svolti dai parenti della vittima e dai loro consulenti, la sua distanza dall’intersezione con la Codognese è di poco superiore ai 1.350 metri.

«Troppo pochi – continua Marco Dragoni – per intervenire in modo efficace, tant’è che gli interventi di riqualificazione avviati in questi giorni lungo la linea Codogno-Cremona servono proprio a raddoppiare la distanza tra il pedale di chiusura e il passaggio a livello più cucina. Evidentemente si è capito che, così come stavano le cose, la sicurezza non era garantita. La procedura d’emergenza era inapplicabile».

I familiari, anche alla luce di queste considerazioni, chiedono alla Procura (e non solo) di fare luce anche su questo aspetto della vicenda.

«Con tutti gli approfondimenti eseguiti in questi mesi, non capiamo perché le indagini non si siano ancora chiuse. Aggiungiamo un’ultima richiesta: l’Agenzia nazionale di sicurezza ferroviaria che sta indagando sulla tragedia di Livraga (il Frecciarossa deragliato) ha disposto che venisse cambiata la procedura di controllo sulla protezione degli scambi perché quella standard non era sufficiente a mettere al riparo da possibili incidenti. Chiediamo pertanto che la stessa attenzione, da parte dell’Agenzia, venga riposta anche sui meccanismi di sicurezza che regolano i passaggi a livello».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400