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CASALMAGGIORE

Chiesa ko dopo il nubifragio: messa patronale all’aperto

Motta San Fermo, suggestiva celebrazione sul sagrato con il pensiero agli ingenti danni del fortunale

Jacopo Orlo

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redazione@laprovinciacr.it

11 Agosto 2021 - 08:56

Chiesa ko dopo il nubifragio: messa patronale all’aperto

La messa patronale celebrata all'aperto

CASALMAGGIORE (MOTTA SAN FERMO) - «Siamo atleti nel momento in cui saltiamo gli ostacoli della vita, dentro e fuori di noi, nei contesti quotidiani. Il segreto è fissare ciò che ci dà la forza per affrontarla. Proprio come i testimoni dei campioni olimpici, quando pensano di arrivare alla loro meta. La nostra non è un traguardo olimpionico, ma è ritrovare il senso della vita che è Cristo».

Queste sono state le parole della breve omelia tenuta da don Claudio Rubagotti durante la messa serale nel giorno della tradizionale festa di San Fermo. Una liturgia svoltasi attorno al piccolo sagrato della chiesetta della località casalasca colpita dalle perturbazioni violente di qualche settimana fa. «Essendo la vetrata fortemente compromessa dalla grandinata recente, per motivi di sicurezza non è più possibile celebrare la funzione all’interno della struttura», ha spiegato il parroco dell’Unità pastorale «Città di Casalmaggiore».

Questa situazione, tuttavia, non lo ha fermato dal predisporre altare e sedie all’esterno dell’edificio per una quarantina di persone devote e legate al loro luogo di culto. In un’atmosfera raccolta, i fedeli hanno così partecipato alla messa, avvolti dall’oscurità della campagna notturna, accompagnati nei canti dal suono delle cicale. Don Claudio ha ricordato come la stessa grandinata «ha fortemente compromesso anche le vetrate della chiesa del Morotto e di quelle di San Francesco, oltre a colpire il già malconcio tetto del Duomo di Santo Stefano».

Una serie di problematiche nei principali edifici sacri della città che le parrocchie stanno cercando di affrontare con diverse assicurazioni, «ma al momento non è possibile stimare l’entità dei danni e i tempi di intervento per ciascuno di essi, in quanto ne emergono di nuovi di volta in volta».

Partendo allora dalla lettera di San Paolo e dal Vangelo, il sacerdote ha offerto una riflessione nella quale ha spiegato il significato e l’origine del martirio. Un concetto fortemente legato con le antiche Olimpiadi greche, rievocate in quelle moderne appena terminate. «Che cos’è la forza? È insistere, non darsi mai per persi. In fin dei conti, la vittoria è già questa: il non arrendersi. Essere santi, come lo è stato Fermo, possiamo diventarlo ciascuno di noi; ed è tale nella misura in cui non ci arrendiamo».

Alla fine della messa, dopo la preghiera dedicata al titolare del luogo di culto, c’è stato il tradizionale rinfresco con il gelato.

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