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CREMA. AREE VERDI

Il Fai è di nuovo in campo: «Salviamo il parco Bonaldi»

Studio commissionato ad un esperto che verrà poi dato al Comune: le indicazioni su cosa non fare

Stefano Sagrestano

Email:

stefano.sagrestano@gmail.com

10 Agosto 2021 - 09:32

Il Fai è di nuovo in campo: «Salviamo il parco Bonaldi»

CREMA - Il Fondo ambiente italiano in prima linea per la conservazione del parco Bonaldi. Un lavoro di prevenzione, per evitare che in futuro si metta mano al giardino pubblico con interventi non in linea con la sua storia e le sue caratteristiche ambientali. In corso uno studio approfondito, curato dal gruppo cremasco, guidato dal capo delegazione Annalisa Doneda, che verrà poi consegnato al Comune per fare il punto sul passato dell’area verde e dare precise indicazioni su come agire in futuro. 

Vogliamo essere utili al Comune, nell’ambito di una collaborazione che abbiamo instaurato da tempo, per la conservazione di questo parco

Particolare attenzione, come già avvenuto per i giardini di porta Serio, verrà riservata agli alberi secolari. Con questo strumento, della cui elaborazione si sta occupando l’architetto paesaggista Alessandro Carelli, si potranno programmare futuri interventi conservativi, prestando massima attenzione a rispettare le caratteristiche del parco, una delle zone di verde più pubblico più importanti della città. Un polmone che si trova ai Sabbioni ed è un punto di riferimento quotidiano per centinaia di cremaschi. Non solo dei residenti del quartiere e di chi vive a Ombriano, ma per tutta la città.

«Vogliamo essere utili al Comune, nell’ambito di una collaborazione che abbiamo instaurato da tempo, per la conservazione di questo parco – spiega Doneda –: Alessandro Carelli è impegnato in una approfondita ricerca, che presenteremo a settembre all’amministrazione, mettendo in evidenza quali sono gli alberi monumentali. Speriamo che possa servire a dare una traccia per la futura gestione dello spazio verde».

Un’area da far scoprire anche a chi non è di Crema, nell’ambito di una serie di iniziative dedicate ai giardini pubblici che il comitato cittadino del Fondo italiano per l’ambiente ha calendarizzato per la fine dell’estate. In tutti i casi è obbligatoria la prenotazione, tramite i canali online e social del Fai di Crema.

Primo appuntamento domenica 5 settembre, con un pomeriggio dedicato alla visita guidata del parco Manenti, il giardino della residenza sanitaria assistenziale di via Zurla della Fondazione Benefattori Cremaschi onlus: una passeggiata tra natura, arte e storia con tre turni di visita: alle 15, alle 16 e alle 17. Venerdì 10 toccherà proprio al Bonaldi, con lo stesso Carelli nel ruolo di guida. Sarà l’occasione per conoscere gli alberi che lo caratterizzano e la storia dell’area verde. Due turni di visita con inizio alle 17 alle 18.

Domenica 19 si va in trasferta. La meta sarà il parco locale di interesse sovracomunale del fiume Tormo, e precisamente la zona di Cascine Gandini, frazione di Palazzo Pignano). 

Eccezionalmente ci verrà aperta anche la villa Staffini, con il suo parco secolare

Il corso d’acqua, la flora e la fauna, ma anche le architetture sacre, rurali e gentilizie. «Eccezionalmente ci verrà aperta anche la villa Staffini, con il suo parco secolare» sottolinea Doneda.

Infine, domenica 26, altra trasferta, stavolta a Bergamo Alta, accompagnati da una guida turistica certificata, per scoprire i legami della città con Crema. Delle mura venete patrimonio dell’Unesco, alle opere di Gian Giacomo Barbelli, pittore cremasco. La chicca sarà la visita palazzo Moroni, bene del Fai. L’edificio seicentesco conserva interni decorati, arredati e una ricca collezione d’arte: è circondato da un giardino all’italiana e una vasta ortaglia che costituiscono un vasto parco storico nel cuore della città Alta. Lo scalone monumentale affrescato da Gian Giacomo Barbelli conduce al piano nobile dove è conservata anche la collezione Moroni: una raccolta ampia e varia, tra cui spiccano i celebri ritratti di Gian Gerolamo Grumelli (Il Cavaliere in Rosa) e di Isotta Brembati del pittore di Albino Giovanni Battista Moroni.

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