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CASALMAGGIORE

«Ci sono troppe antenne»

Mozione della minoranza «la Nostra Casa» al voto in consiglio comunale. «Bisogna regolamentare l’installazione delle stazioni radio base per la telefonia cellulare»

Davide Bazzani

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redazione@laprovinciacr.it

09 Agosto 2021 - 06:15

«Ci sono troppe antenne»

CASALMAGGIORE - Regolamentare l’installazione delle stazioni radio base per la telefonia cellulare. Questa la proposta che il gruppo di minoranza Casalmaggiore la Nostra Casa sottoporrà prossimamente al voto del consiglio comunale tramite una mozione. Spiegano i consiglieri Pierluigi Pasotto, Fabrizio Vappina, Valentina Mozzi e Mario Daina: «Abbiamo assistito, negli ultimi tempi, al proliferare dell'installazione di antenne da parte di gestori telefonici nel nostro territorio. In particolare, tra Vicomoscano e Casalbellotto ne sono state edificate due a pochi giorni di distanza. Ci sono state proteste da parte di cittadini, sui social network e a mezzo stampa a lamentarne un'infelice localizzazione. Una delle due adiacente al centro abitato non molto lontana in linea d'aria dal plesso scolastico e l'altra a pochi metri da una casa privata. Al di là dell'impatto visivo, davvero poco gradevole data l'altezza delle antenne, premettiamo che non c'è stata nessuna violazione in termini di legge. Da un punto di vista normativo in tema di installazione di ripetitori telefonici vicino alle abitazioni, le normative di riferimento sono il decreto Gasparri del 2003 e la legge regionale 11/2001».

Il primo, ricordano gli esponenti di Cnc, ha concesso maggiori libertà nel posizionamento di ripetitori per la telefonia mobile affermando che i ripetitori dovevano considerarsi vere e proprie opere di urbanizzazione primaria ed essere trattati, «dunque, allo stesso modo di strade, fogne, illuminazione pubblica, di qui il fatto che possa bastare l'accordo col privato, la presentazione di una regolare Segnalazione certificata di inizio attività e una formale richiesta da parte della compagnia telefonica per ottenere la licenza di installazione. Ciò non significa - continuano i consiglieri - che un a società di telefonia possa installare in qualsiasi area del territorio comunale l'impianto che preferisce. Esistono dei limiti relativi ai valori di emissione e alla potenza dell’antenna. Nel caso in cui però l'antenna rispetti tutti i limiti imposti dalla normativa vigente, il Comune non può opporsi alla sua realizzazione. La legge regionale va a specificare, all’articolo 4, comma 11: I gestori di reti di telecomunicazione sono tenuti a presentare ai comuni ed all’Arpa, entro il 30 novembre di ogni anno, un piano di localizzazione, articolato per zone di decentramento comunale ove istituite, che, nel rispetto delle indicazioni di cui al presente articolo, descriva lo sviluppo o la modificazione dei sistemi da loro gestiti, in riferimento, in particolare, alle aree di ricerca per la collocazione di nuove stazioni ed alla ottimizzazione dei sistemi al fine del contenimento delle esposizioni. I comuni, sulla base delle informazioni contenute nei piani di localizzazione, possono promuovere iniziative di coordinamento e di razionalizzazione della distribuzione delle stazioni al fine di conseguire l’obiettivo di minimizzare l’esposizione della popolazione, compatibilmente con la qualità del servizio offerto dai sistemi stessi».

Dicono Pasotto, Daina, Mozzi e Vappina: «Un Comune non può stabilire limiti ma può fissare criteri per individuare aree preferenziali e criteri per la localizzazione delle stesse ‘da privilegiare, se tecnicamente possibile, e compatibilmente con gli obiettivi di minimizzazione dell’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici’. Il Comune può quindi dotarsi di un regolamento per disciplinare la realizzazione degli impianti di telefonia mobile ed individuare nello stesso i siti d’installazione, anche sulla base del proprio Piano di governo del territorio. L’articolo 8 della legge 36/2001, secondo quando dice una nota Anci, conferma che ‘i comuni possono adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l'esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici».

«Molti comuni - sottolineano i consiglieri di Cnc - lo hanno già fatto, come il comune di Parma con delibera 220/38 del 2006 e 87 CC del 2009. Secondo noi un comune non deve agire in modo passivo su questa questione, lasciando che se la sbrighino gestori e privati cittadini, a rischio di liti e contenziosi. Dove e come può è doveroso che intervenga con gli strumenti che ha a disposizione e la legge gli consente. E in fase di approntamento il nuovo Pgt del comune di Casalmaggiore, che riscriverà le regole, abbiamo tecnici comunali a disposizione e commissioni consiliari e tecniche per poter studiare la materia e tentare di elaborare un regolamento che provi a pianificare , razionalizzare e circoscrivere il fenomeno in ambiti più ragionevoli, nonostante gli ostacoli posti dalle normative nazionale e regionale. Il Comune deve puntare avere un ruolo il più possibile attivo, e fungere da garante nella gestione del territorio verso i cittadini. Presenteremo questa proposta in consiglio comunale con una mozione, sperando venga accolta all'unanimità, senza barricate ideologiche».

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