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CORONVIRUS. L'IMPATTO

Il costo della pandemia: dieci milioni per i tamponi

La spesa enorme di Ats Val Padana per garantire lo screening fra Cremona e Mantova. Oltre 42 milioni di euro di minori entrate: ecco come il 2020 ha stravolto tutte le previsioni di bilancio

Bibiana Sudati

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redazioneweb@laprovinciacr.it

01 Agosto 2021 - 06:25

Il costo della pandemia: dieci milioni per i tamponi

CREMONA - Oltre 42 milioni di euro di minori entrate: è il conto del Covid presentato ad Ats Val Padana. Emerge nel consuntivo adottato il 26 luglio scorso, dove si mettono in fila costi e ricavi di un anno, il 2020, che ha stravolto tutte le previsioni di bilancio. Come avvenuto per l’Asst di Cremona (-23 milioni e mezzo di euro), anche l’Agenzia di Tutela della Salute ha dovuto affrontare una pesante battuta di arresto nell’erogazione di servizi e gestire un aumento di costi per arginare la pandemia tra le provincie di Cremona e Mantova, territori tra i più colpiti. Il risultato è uno scostamento della spesa soprattutto per il personale, l’acquisto di materiali sanitari come tamponi e dispositivi di protezione personale e le attività socio assistenziali a favore ad esempio di Rsa, Rsd e comunità. Se poi si guarda al bilancio 2019, la differenza è ancora più marcata: nel giro di un anno, si sono registrati 61 milioni di euro di mancati ricavi.

«A pesare sui conti sono due fattori che si sono invertiti in modo preponderante – spiega Lorella Biancifiori, direttrice del Dipartimento Amministrativo di Ats – . Da un lato abbiamo registrato un decremento marcato di ricavi dovuto allo stop di attività specifiche che rappresentano il core business della nostra mission (653 mila euro in meno): penso ad esempio a tutta la vigilanza territoriale, sospesa determinando l’azzeramento degli accertamenti; e dall’altro, non erogando servizi, abbiamo avuto sì una diminuzione di costi, ma un contestuale decremento di contributi da parte della Regione Lombardia».

In pratica, la quota capitaria (l’attuale sistema di finanziamento delle Ats che permette di arrivare al pareggio di bilancio) ne ha risentito per 77.880.000 di euro. «Un ammontare che contempla 38 milioni in meno di prestazioni sanitarie e ricoveri – elenca la dirigente – . Venti milioni in meno di prestazioni ambulatoriali e una riduzione dei costi ordinari per tutte quelle attività in elezione che a causa della pandemia sono state bloccate completamente».

Una perdita molto vistosa è rappresentata dalla cosiddetta «Mobilità attiva privati»: 5 milioni euro di mancate prestazioni a favore di cittadini extraregione correlato ad un minor finanziamento. E a fronte dei minori ricavi, l’esplosione dei costi. Un esempio vistoso: la spesa per i tamponi paro a 9 milioni e 900 mila euro, cifra ancora non definitiva.

«Poi c’è tutto il capitolo riferito al personale – sottolinea Biancifiori – . Si tratta di circa 1 milione e 700 mila euro destinati ad esempio all’arruolamento delle Usca, ma anche di medici, infermieri, operatori sanitari e amministrativi da destinare all’emergenza sanitaria tramite il bando della Protezione Civile»

E nel computo della lotta al Covid, va inserita anche la spesa per i dispositivi di protezione individuale per un totale di 806 mila euro. Nel complesso calcolo di bilancio, non va dimenticato il comparto socio sanitario: «Abbiamo registrato un aumento di costi pari a 2 milioni e 184 mila euro per le prestazioni realizzate a favore delle grandi comunità come Rsa e Rsd – precisa la direttrice – ma abbiamo avuto un decremento di attività, quindi di costi e contributi delle prestazioni domiciliari e semi-residenziali».

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