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SCUOLA. LA STORIA

Michele Galbiati, maturità con chitarra

All’Einaudi si chiude in musica, tra gli applausi, la sua prova intonando e suonando «Cucurrucucu paloma»

La Provincia Redazione

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10 Luglio 2021 - 14:03

L’esame speciale  di Michele: maturo con la chitarra

CREMONA - Di sicuro, quanto a vena artistica e pathos, Michele Galbiati avrebbe meritato il cento con la lode, perché non è da tutti cantare alla Maturità. Al massimo dei voti, in realtà, è andato molto vicino: 97. Ed è una questione puramente matematica, in quanto Michele ha svolto buona parte delle superiori, ma pure le elementari e le medie, da privatista ed è approdato al corso sociosanitario dell’Einaudi in quarta, dopo aver affrontato in altre scuole le prove relative alle classi precedenti. Ecco spiegato il credito insufficiente per il voto pieno, malgrado il bonus, assegnatogli, all’unanimità, dalla commissione.

La storia: Michele possiede uno straordinario carisma ed è figlio d’arte. I suoi genitori sono musicisti e lui ha le carte in regola per portare avanti la tradizione di famiglia. Sta per ultimare il Conservatorio e ha voluto concludere l’esame di Stato intonando e suonando «Cucurrucucu paloma».

L’ha fatto, ovviamente, al termine del colloquio standard, in cui ha presentato un elaborato impegnativo dal titolo La condizione del malato di psicosi acuta, il suo rapporto con l’ambiente, le difficoltà assistenziali e il ruolo dei servizi socio-sanitari» e ha analizzato la celeberrima «X Agosto» di Giovanni Pascoli per poi affrontare la parte interdisciplinare. Con l’esibizione ha commosso il presidente Michele Bardelli e alcuni dei commissari della quinta Bs: Francesco Capodieci (Diritto), Gabriella Castellini (Igiene), Gianluca Ferrari (Italiano e Storia), Paola Galimberti (Matematica), Marialuisa Mozzi (Psicologia) e Francesca Savoini (Francese).

«Posso definirmi un melomane — spiega Galbiati —: mi sono avvicinato alla lirica da autodidatta, appena tredicenne. Successivamente, ho approfondito la tecnica con l’aiuto di vari maestri, tra cui Enrica Fabbri, quella attuale. Il mio primo amore è però stato la chitarra: avevo soltanto sei anni quando mio papà Fernando ha iniziato a prepararmi per l’ammissione al Conservatorio Verdi di Milano, dove, pur essendo cremonese di nascita, ho vissuto dal 2006 al 2018, prima di tornare a Vescovato e di proseguire gli studi presso l’Istituto musicale Monteverdi con il docente Francesco Molmenti. Nel mio percorso decisamente atipico, ho sempre eseguito, alla fine di ogni anno scolastico, un breve saggio strumentale. Stavolta ho aggiunto la parte canora, scegliendo un brano strappalacrime, che parla di un uomo che muore per essere stato abbandonato dell’amata. L’ho interpretato nella versione originale spagnola di Tomas Mendez, di cui Franco Battiato fa una citazione decontestualizzata nell’album «La voce del padrone». Ho così reso omaggio al cantautore italiano recentemente scomparso e ringraziato i miei professori».

Preso il diploma, Michele, che ha un canale YouTube per i followers, si è buttato a capofitto in audizioni, corsi, concerti. Durante l’estate si dedicherà ad un master e ai libri, in vista della sessione autunnale e dell’agognata laurea. Da grande? Beh, farà l’artista naturalmente. Per poi, magari, salire in cattedra e trasmettere la sua passione alle nuove leve.

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