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CREMONA: LA STORIA

«Droga nel sangue». Ma era l’antidolorifico: assolto 67enne

Dopo lo schianto, test positivo a causa della morfina somministrata dai medici per le gravi ferite riportate

Francesca Morandi

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fmorandi@laprovinciacr.it

08 Luglio 2021 - 09:52

«Droga nel sangue». Ma era l’antidolorifico: assolto 67enne

L'avvocato Luca Curatti

CREMONA - Accusato di aver guidato «in stato di alterazione psicofisica in conseguenza dell’uso di sostanze stupefacenti o psicotrope», la morfina ce l’aveva davvero nel sangue. Ma gliel’avevano da poco somministrata in ospedale per calmare i dolori lancinanti in seguito ad un brutto fuoristrada. Era il 14 luglio del 2016, giovedì, quando a Cingia de’

Ha dell’incredibile la storia accaduta a Singh, prima rinviato a giudizio e dopo due udienze assolto dal giudice che ha centrato subito il problema. Lo stesso pm aveva chiesto l’assoluzione

Botti, Gurmail Singh, indiano di 67 anni, residente a Sospiro, all’improvviso perse il controllo dell’auto, finì contro un parapetto e poi sfondò una vetrina. Cinque anni dopo, l’uomo è stato assolto con formula piena dall’accusa.

Ha dell’incredibile la storia accaduta a Singh, prima rinviato a giudizio e dopo due udienze assolto dal giudice che ha centrato subito il problema. Lo stesso pm aveva chiesto l’assoluzione. Al volante della Opel Corsa, cinque anni fa all’improvviso Singh perso il controllo. Soccorso dal 118, l’indiano fu portato all’ospedale Maggiore in codice rosso. Era grave, pieno di fratture: allo sterno, al ginocchio. Si era rotto anche due costole e nell’impatto si era procurato anche una contusione polmonare, come scritto nella cartella clinica. Trentacinque giorni di prognosi.
«Il mio cliente è diabetico e iperteso e probabilmente quel giorno aveva avuto un malore», ha detto l’avvocato Luca Curatti che così ha spiegato il malore avuto dall’automobilista.

In ospedale, Sing arrivò alle 14.30. Stava così male che alle 14,44 per calmare i dolori gli vennero somministrati due milligrammi di morfina. E’ tutto scritto nella cartella clinica. Alle 15, in ospedale arrivò la richiesta dei carabinieri di Scandolara di effettuare accertamenti medico legali per alcolemia e stupefacenti. E qui sta il cortocircuito, certamente non voluto. Il test tossicologico urinario venne fatto alle 15,30 e diede esito positivo, naturalmente. Sing aveva in circolo la morfina, ma «il mio assistito non ha mai fatto uso di stupefacenti, tantomeno prima di mettersi alla guida. La quantità di morfina rilevata dall’esame tossicologico era dovuta alla terapia antidolorifica, e non ad una previa assunzione da parte dell’imputato», ha argomentato l’avvocato Curatti al processo. Sei anni fa, ricevuto il verdetto dell’esame tossicologico, gli atti vennero trasmessi all’autorità giudiziaria. A portare Singh sul banco degli imputati è stato poi un decreto di citazione a giudizio.
L’avvocato Curatti ha parlato al giudice con il carteggio clinico alla mano. «Non vi è alcuna prova certa, al di là di ogni ragionevole dubbio, che si sia effettivamente trattato di guida in stato di alterazione dovuta a precedente assunzione di stupefacenti, come, per contro ha sostenuto l’accusa». Da qui, la richiesta di assoluzione. Ma il legale era andato oltre. «In subordine, eccepisco l’intervenuta prescrizione del reato...».
Non è stato necessario. Singh è stato assolto perché il fatto non sussiste.

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