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CORONAVIRUS: LA SCUOLA

I nodi della ripartenza, importante decidere in tempi rapidi

Date, trasporti, vaccini: i presidi chiedono certezze per un'adeguata programmazione

Elisa Calamari

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07 Luglio 2021 - 06:30

I nodi della ripartenza, importante decidere in tempi rapidi

CREMONA - Programmazione adeguata dei trasporti e stabilità nell’organizzazione dell’eventuale alternanza fra didattica in presenza e a distanza: i presidi degli istituti superiori cremonesi sono già proiettati a settembre, pronti a garantire il rispetto di tutte le misure di sicurezza che saranno stabilite dal Comitato tecnico scientifico, ma nel frattempo vorrebbero risposte adeguate. E al più presto, perché l’organizzazione non può avvenire all’ultimo momento.
Nella riunione dello scorso 25 giugno gli esperti del Cts hanno anticipato che «le misure da applicare per l’inizio dell’anno scolastico 2021/2022 dovrebbero essere le stesse previste all’inizio del precedente anno». Dunque ancora mascherine, distanziamenti e tutto il resto. Ma vista l’incertezza dello scenario epidemiologico e della campagna vaccinale rivolta agli adolescenti, ulteriori misure potrebbero essere valutate nelle prossime settimane. Intanto la Regione Veneto si è portata avanti, preparando già una delibera per lo spostamento dell’avvio dell’anno scolastico a fine settembre.

«Il Cts per ora parla di prescrizioni identiche allo scorso anno e quindi da noi tutto è già predisposto – dice Roberta Ghirardosi, preside dell’istituto Stanga –. Al massimo dovremo sistemare una classe seconda particolarmente numerosa, magari ricavando un’aula aggiuntiva. Quello che però mi auguro, perché è importante dal punto di vista organizzativo sia scolastico sia famigliare, è che ci sia stabilità sulle percentuali di frequenza. Mi spiego meglio: l’eventuale alternanza fra dad e presenza deve essere costante, perché i continui cambiamenti rischiano di interrompere progetti e di destabilizzare i ragazzi. Se a settembre ci saranno preoccupazioni sui contagi, si stabilisca da subito una percentuale fissa. O nel caso di scuole Covid-free, si dia autonomia decisionale agli istituti sulla base delle esigenze».

Roberta Mozzi, preside del Torriani, si augura che la scuola non venga lasciata sola: «L’ideale sarebbe sapere già ora come dovremo comportarci, invece se andrà bene lo sapremo il 31 agosto. Noi siamo pronti, resta da capire se dovrà essere replicato il modello dello scorso anno anche per quanto riguarda le turnazioni fra presenza e distanza. E poi c’è il nodo trasporti: al momento non è stato fatto nulla».

Sul discorso trasporti è critico anche Alberto Ferrari che dirige il liceo Aselli: «L’ultimo incontro in merito se non sbaglio è stato a marzo mentre ora continuiamo a registrare inerzia da parte di chi di dovere, quando invece si tratta di una questione da affrontare al più presto. A livello ministeriale, poi, pare non ci saranno cambiamenti sulla divisione in classi: avremo gli stessi numeri del passato. Avere classi da 20 anziché da 27 rappresenterebbe invece un distanziamento naturale, con la possibilità eventualmente di abbandonare la mascherina almeno per la prima parte dell’anno, quando sarà possibile tenere le finestre aperte. Tengo comunque a sottolineare che i ragazzi si sono sempre comportati in modo responsabile e i contagi a mio avviso sono avvenuti fuori dalla scuola: ho sempre avuto singoli casi, senza che i compagni di classe siano stati contagiati». Ma Ferrari ha anche un altro timore: la riduzione dell’organico Covid, che costringerebbe gli istituti a fare i salti mortali. «Purtroppo la sensazione – conclude – è che la scuola e la didattica in presenza non siano percepiti come vero motore della ripresa, parlare di rinvio dell’anno scolastico è forse più semplice».

Ad esprimere preoccupazioni sui numeri dell’organico è anche Daniele Pitturelli, preside allo Stradivari: «Se non ci saranno apporti sufficienti dovremo ancora una volta tirare la coperta da una parte e dall’altra. Quanto agli aspetti organizzativi anche relativi agli spazi, a questo punto attendiamo le decisioni definitive». Perché i cambiamenti sono effettivamente all’ordine del giorno, quando la scuola avrebbe invece bisogno di stabilità.

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