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Sbarre, ripresi i lavori: Elisa aspetta la verità

Il 15 agosto sarà passato un anno dalla tragedia: attesa per la conclusione dell’inchiesta

Matteo Berselli

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03 Luglio 2021 - 10:25

Sbarre, ripresi i lavori: Elisa aspetta la verità

Elisa Conzadori e il passaggio a livello di Maleo

PIZZIGHETTONE - Al passaggio a livello di Maleo, Rfi ha ripreso i lavori avviati un anno fa, poi interrotti in seguito all'incidente costato la vita a Elisa Conzadori. Lavori che consistevano nella sostituzione (e nel raddoppio) delle semi barriere automatiche, che passeranno da due a quattro, in modo da coprire meglio l'intera sede stradale.

Il ritorno degli operai e la prosecuzione dell'intervento confermano la volontà d'investire nella sicurezza ma significano, evidentemente, che è il tempo degli esami, delle perizie e degli accertamenti è finito. A questo punto i familiari della 34enne pizzighettonese, uccisa il 15 agosto 2020 da un treno in transito, si aspettano ragionevolmente anche la fine delle indagini e la decisione della Procura di Lodi in merito alle posizioni delle tre persone attualmente sotto indagine, ovvero i componenti della squadra manutenzione di Rfi, gli ultimi a mettere mano all'impianto dell'attraversamento ferroviario. Il loro intervento risale a pochi giorni prima dell'incidente e si concentrava proprio su quello che, si sospetta, potrebbe non aver funzionato: la sbarra posizionata sul versante di Codogno, che dal racconto di almeno un testimone si sarebbe sollevata prima del passaggio della C1 guidata da Conzadori.

Da mesi l’inchiesta non fa segnare, almeno ufficialmente, novità sostanziali. L’ultima svolta si era avuta tre mesi fa con gli esiti della perizia cinematica effettuata da Stefano Alifano, consulente tecnico del pubblico ministero, che aveva certificato come la condotta di Elisa, a bordo della sua auto, fosse corretta. Le verifiche avevano escluso tracce di un possibile contatto tra la Citroen della pizzighettonese e la semibarriera del passaggio a livello di Maleo: circostanza che troverebbe riscontri anche nelle parole dei testimoni ma non nelle registrazioni grafiche di Rfi, che ha sempre dichiarato di non aver riscontrato guasti. Per i consulenti del pm, peraltro, lo schianto non sarebbe imputabile neppure a macchinista, il quale avrebbe rispettato sia la segnaletica ferroviaria che la velocità massima consentita.

Per chiudere l’attività d’indagine a questo punto mancano solo le conclusioni dell’ultimo stralcio della perizia aggiuntiva richiesta dal magistrato, ed eseguita nei primi mesi del 2021; quella in cui consulenti ed esperti si sono concentrati sui quadri elettrici. In precedenza sotto la lente degli investigatori erano finiti il convoglio di Trenord, la C1 della vittima, sbarre e impianti del passaggio a livello; insomma, gli elementi utili a ricostruire quanto accaduto alle 11 di mattina del 15 agosto scorso dovrebbero essere stati raccolti: ‘come’ sia avvenuto l’impatto, tremendo, lungo i binari lo hanno dimostrato le perizie; rimane da chiarire il ‘perché’, interrogativo che attende una risposta da dieci mesi e mezzo.

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