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LA CERIMONIA IN VATICANO

Il Papa abbraccia la Caritas

Anche la delegazione cremonese all’udienza con il Santo Padre in occasione del 50º di fondazione

La Provincia Redazione

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27 Giugno 2021 - 06:25

Il Papa abbraccia la Caritas

CREMONA - Nata il 2 luglio 1971, per volere di Paolo VI, la Caritas Italiana è l’organismo pastorale della Conferenza Episcopale Italiana per la promozione della carità, testimonianza viva della carità in tutti i suoi molteplici aspetti. Anche Caritas Cremonese, con il direttore don Pierluigi Codazzi e l’operatore Alessio Antonioli, ha partecipato ieri a Roma all’udienza con Papa Francesco nell’Aula Paolo VI del Vaticano in occasione del 50° di fondazione, come si legge sul sito della Diocesi in un articolo a firma di Amedeo Lomonaco. Tra i presenti in prima fila anche il cremonese monsignor Giancarlo Perego, arcivescovo di Ferrara-Comacchio, da poco eletto nuovo presidente della Commissione episcopale per le Migrazioni della Cei e della Fondazione Migrantes, di cui a lungo era stato direttore. 

Il Papa è partito dagli ultimi come punto di partenza per guardare al futuro, anche invitando a ripensare ai modi e agli stili di vivere la carità

«Non è stata solo una celebrazione rivolta al passato dei 50 anni di Caritas Italiana», ha sottolineato don Codazzi al termine dell’udienza, che ha fatto seguito al momento di preghiera tenutosi venerdì pomeriggio nella basilica di San Paolo fuori le Mura. «Il Papa è partito dagli ultimi come punto di partenza per guardare al futuro, anche invitando a ripensare ai modi e agli stili di vivere la carità - ha evidenziato il direttore di Caritas Cremonese, che ha aggiunto -: Abbiamo una storia di 50 anni come Caritas ma la carità è vissuta dalla Chiesa da sempre: il tema della carità insieme al tema educativo possono essere proposti con una nuova creatività non solo alla Chiesa ma anche al mondo tenendo presente come punto di partenza gli ultimi e la giustizia. Siete parte viva della Chiesa, siete la nostra Caritas, come amava dire San Paolo VI, il Papa che l’ha voluta e impostata — queste le parole del Papa —. Egli incoraggiò la Conferenza Episcopale Italiana a dotarsi di un organismo pastorale per promuovere la testimonianza della carità nello spirito del Concilio Vaticano II, perché la comunità cristiana fosse soggetto di carità. Confermo il vostro compito: nell’attuale cambiamento d’epoca le sfide e le difficoltà sono tante, sono sempre di più i volti dei poveri e le situazioni complesse sul territorio. Ma – diceva sempre San Paolo VI – le nostre Caritas si prodigano oltre le forze. Sottolineando che la ricorrenza dei 50 anni è una tappa di cui ringraziare il Signore per il cammino fatto e per rinnovare, con il suo aiuto, lo slancio e gli impegni, il Papa indica tre vie, tre strade su cui proseguire il percorso. Sono la via degli ultimi, quella del Vangelo e la via della creatività. Il percorso tracciato da Francesco parte dagli ultimi. È bello, osserva, allargare i sentieri della carità, guardare la realtà non dalla prospettiva dei vincenti» ma da quella degli ultimi, dei poveri. È da loro che si parte, dai più fragili e indifesi. Si deve allargare lo sguardo, ma partendo dagli occhi del povero. Quando il nostro cuore, aggiunge Francesco, guardando i poveri non si inquieta, qualcosa non funziona.

La seconda via irrinunciabile, spiega il Papa, è quella del Vangelo. Ci indica che Gesù è presente in ogni povero. Ed esorta ad essere una Chiesa della tenerezza, dove i poveri sono beati. Dalle forti espressioni del Signore, aggiunge, si ricava anche l’invito alla parresia della denuncia, che non è mai polemica contro qualcuno, ma profezia per tutti: è proclamare la dignità umana quando è calpestata, è far udire il grido soffocato dei poveri, è dare voce a chi non ne ha. Francesco sottolinea che lo stile di Dio è lo stile della prossimità, della compassione e della tenerezza. E ricorda lo stile da avere, che è uno solo, quello appunto del Vangelo.

Il Papa esorta infine a sviluppare la creatività. Riferendosi alla storia di Caritas italiana, sottolinea che la ricca esperienza di questi cinquant’anni non è un bagaglio di cose da ripetere; è la base su cui costruire per declinare in modo costante quella che San Giovanni Paolo II ha chiamato fantasia della carità: Non lasciatevi scoraggiare di fronte ai numeri crescenti di nuovi poveri e di nuove povertà. Continuate a coltivare sogni di fraternità e ad essere segni di speranza. Contro il virus del pessimismo, immunizzatevi condividendo la gioia di essere una grande famiglia. In questa atmosfera fraterna lo Spirito Santo, che è creatore e creativo, suggerirà idee nuove, adatte ai tempi che viviamo».

Il Pontefice esprime infine la propria gratitudine agli operatori, ai sacerdoti e ai volontari. Un grazie anche perché in occasione della pandemia la rete Caritas – ricorda – ha intensificato la sua presenza e ha alleviato la solitudine, la sofferenza e i bisogni di molti. Francesco sottolinea che sono decine di «migliaia di volontari, tra cui tanti giovani, inclusi quelli impegnati nel servizio civile, che hanno offerto in questo tempo ascolto e risposte concrete a chi è nel disagio».

Proprio ai giovani, aggiunge, si dovrebbe prestare attenzione. «Sono le vittime più fragili di questa epoca di cambiamento, ma anche i potenziali artefici di un cambiamento d’epoca. Sono loro i protagonisti dell’avvenire. Non è mai sprecato il tempo che si dedica ad essi, per tessere insieme, con amicizia, entusiasmo e pazienza, relazioni che superino le culture dell’indifferenza e dell’apparenza. Non bastano i like per vivere: c’è bisogno di fraternità e di gioia vera. La Caritas può essere una palestra di vita per far scoprire a tanti giovani il senso del dono, per far loro assaporare il gusto buono di ritrovare sé stessi dedicando il proprio tempo agli altri. Così facendo la Caritas stessa rimarrà giovane e creativa, manterrà uno sguardo semplice e diretto, che si rivolge senza paura verso l’Alto e verso l’altro, come fanno i bambini».

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