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CREMONA. IN CONSIGLIO

«Fine vita, libertà di scelta»

Approvata con 19 sì la mozione della maggioranza: «Il Governo applichi le leggi e faccia chiarezza»

Massimo Schettino

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mschettino@laprovinciacr.it

15 Giugno 2021 - 11:32

«Fine vita, libertà di scelta»

La firma sul testamento biologico

CREMONA -  Via libera con 19 sì, l’astensione della Lega e il no di Forza Italia e Fratelli d’Italia alla mozione della maggioranza su fine vita, testamento biologico e cure palliative che impegna il sindaco «a sollecitare il Governo affinché si possano pienamente applicare le leggi esistenti e si faccia chiarezza su quelle norme e quelle linee guida che devono accompagnare ogni individuo in quella fase così difficile e così intima com'è quella dell’abbandono della vita terrena».

La mozione, inoltre, impegna l’amministrazione a «promuovere e favorire momenti di incontro e approfondimento sulle tematiche del fine vita». La mozione parte dal presupposto che «l’applicazione della legge 219 del 2017 ‘Norme in materia di consenso informato e di disposizioni anticipate di trattamento’ è ancora disattesa» e che «la popolazione non è mai stata adeguatamente informata con campagne sul tema».

Infine la sentenza del 2019 in tema di suicidio assistito in cui la Corte costituzionale ha sollecitato il Parlamento a legiferare. Secondo la mozione — prima firmataria Paola Ruggeri (Pd) — «la piena applicazione delle leggi esistenti relative alle cure palliative e al Consenso informato e Disposizioni anticipate di trattamento (Dat), unita al rispetto delle buone pratiche mediche, potrebbe garantire libertà di cura, risparmiare sofferenze evitabili e non volute, nel pieno rispetto della dignità e della volontà della persona malata».

Ricco il dibattito, aperto da Enrico Manfredini (Civiche): «Il punto di partenza dev’essere la realtà. Le nuove tecnologie mediche hanno messo a disposizione i mezzi per prolungare la vita ai malati, senza però dare la guarigione, finendo in molti casi per prolungare l’agonia. Le cure non possono essere imposte e il principio guida dev’essere l’autodeterminazione delle persone». 

Carlo Malvezzi, Forza Italia, ha sottolineato che «in Italia c’è già una legislazione sulle Dat, operativa da gennaio 2018. Ebbene in tutto il Paese sono sono 60 mila le persone che l’hanno utilizzata. È la dimostrazione che si tratta di una battaglia condotta da una minoranza molto ideologizzata. Dietro lo spirito pietista di chi dice che va aiutato chi vuole morire c’è il germe pericoloso del rifiuto della sofferenza e del dolore».

Per Maria Vittoria Ceraso «il dolore e la sofferenza non tolgono dignità alle persone».

Di «ipocrisia» e di «tacito accordo per cui spesso sull’ultima pagina della vita di una persona non c’è possibilità di libera scelta», ha parlato Roberto Poli (Pd).

Alessandro Zagni (Lega), ha annunciato l’astensione su «un ordine del giorno tardivo che interviene su una norma già esistente». L’assessore Rosita Viola ha ricordato il dibattito che ha accompagnato la nascita del Regolamento per le Dat e lo sportello del mercoledì in cui il Comune riceve le Dichiarazioni

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