Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

Astrazeneca, tre mesi di dietrofront

Cronistoria di una comunicazione poco efficace da parte delle istituzioni

La Provincia Redazione

Email:

redazioneweb@laprovinciacr.it

15 Giugno 2021 - 11:23

Astrazeneca, tre mesi di dietrofront

ROMA - Il caso Astrazeneca, così come è stato gestito in Italia e in altri Paesi europei, mostra dei punti di debolezza significativi che hanno portato alla decisione di sospendere la somministrazione agli under 60: una decisione che ha ovviamente aumentato l’incertezza nella popolazione nei confronti delle istituzioni e dell’intero piano vaccinale.  

Dopo l’autorizzazione da parte dell’EMA riguardanti AstraZeneca,  Aifa e ministero della Salute hanno in alcuni casi confermato il vaccino e in altri assunto posizioni più prudenti: confermato agli under 55 (2 febbraio e 10 febbraio) dopo che il viceministro Sileri sosteneva che andasse dato anche agli under 55 (9 febbraio), poi si è passati a un «ok fino ai 65 anni» (16 febbraio, 17 febbraio e infine 23 febbraio). Non passa molto tempo che Speranza dà l’ok per la somministrazione agli over 65 (7 marzo e 8 marzo), ma la diffusione della presunta correlazione tra il vaccino AstraZeneca e trombosi inizia a circolare in Europa, riscontrando diverse sospensioni che avevano iniziato a far vacillare la fiducia verso il prodotto anti Covid19.

Il mese più buio per AstraZeneca è stato marzo. Nonostante il presidente dell’AIFA Giorgio Palù contestasse l’eccessiva emotività sul fronte AstraZeneca, è stata la stessa Agenzia ad avviare il 15 marzo una sospensione precauzionale nonostante i casi di presunte trombosi fossero estremamente rari e del tutto non accertati. Un cambiamento di rotta avvenuto in appena 24 ore mettendo a rischio la credibilità non solo del vaccino, ma anche della stessa agenzia del Presidente Palù. Decisione poi contestata anche dall’ex direttore esecutivo dell’EMA, Guido Rasi.

 

I benefici sono nettamente superiori ai rischi, ma gli eventi avversi rari di trombosi non vanno sottovalutati

«Aspettiamo la valutazione dell’EMA», afferma ancora Palù di fronte alla sospensione del vaccino in Italia. L’ente europeo dà ancora una volta, il via libera ad AstraZeneca convincendo l’Italia a ripartire con le somministrazioni. Locatelli, altro membro del CTS, il 21 marzo contesta le esitazioni sul vaccino citando il Regno Unito come esempio per i risultati ottenuti, ma il 4 aprile un altro membro del comitato, Giovanni Rezza, riporta il dubbio sul vaccino: «I benefici sono nettamente superiori ai rischi, ma gli eventi avversi rari di trombosi non vanno sottovalutati».

Un altro colpo arriva il 7 aprile con l’idea di vietare AstraZeneca agli under 65, per poi allinearci verso la raccomandazione solo agli over 60 (sempre il 7 aprile) ponendo freno per i più giovani (8 aprile).

L’EMA ha sempre sostenuto la somministrazione, soprattutto tenendo conto del rapporto rischi-benefici, chiarendo ancora una volta la sua sicurezza per tutte le fasce di età (23 aprile). Il 3 maggio il generale Figliuolo valuta la somministrazione anche per gli under 60, l’AIFA a fine mese rassicura i cittadini per la seconda dose del vaccino ritenendolo sicuro (23 maggio), poi arriva il caso di Camilla Canepa e si ritorna nel caos.

L’EMA, di fatto, non ha mai cambiato idea sul vaccino anglo-svedese. Le sue raccomandazioni sono state sempre chiare e pubbliche. In un documento pubblicato il 23 aprile 2021 vengono descritti i vari scenari sulla diffusione del virus calcolando il rapporto rischi-benefici legato ad AstraZeneca, confermando l’importanza del vaccino nella lotta alla malattia. Insomma, meno ospedalizzazioni e meno terapie intensive, così come un’elevata efficacia anche per quanto riguarda il rischio di morte.

Nonostante tutto, non c'è ancora oggi la certezza di un legame tra il vaccino e i casi di trombosi segnalati alla farmaco vigilanza. I casi vengono stimati a 1 caso su 100.000 somministrazioni, ma questo non significa 1 morto ogni 100.000 vaccinati e questo è un punto ulteriore da chiarire. 

Non c’è solo il CTS, composto comunque da esperti nel campo medico, ma anche la comunicazione degli scienziati è stata nel tempo letteralmente errata, o persino strumentalizzata da qualche media, scatenando ulteriori incertezze nella popolazione. Prendiamo solo l’esempio di Gianni Rivera che, ospite di Bruno Vespa a Porta a Porta, dimostra come delle «notizie negative» e «dei virologi» lo avrebbero convinto a non vaccinarsi. Quella di Rivera è paura, paura di morire grazie al terrore diffuso e alimentato dall’incertezza.

L’EMA, in un tweet del 13 giugno, ha denunciato la circolazione di molta disinformazione in merito alle valutazioni scientifiche del vaccino inglese, diffondendo di fatto indicazioni errate. La fonte della disinformazione si trovava proprio in Italia: «Un articolo pubblicato su un giornale italiano che ha citato erroneamente uno dei nostri esperti e per il quale abbiamo chiesto una rettifica formale» si legge nella nota. Il caso riguardava Marco Cavaleri e una sua presunta dichiarazione contro la somministrazione del vaccino, ma a seguito della contestazione alcune testate hanno cambiato il contenuto delle loro pubblicazioni: da «Marco Cavaleri (Ema): “Meglio vietare il vaccino AstraZeneca a tutti”» a «Marco Cavaleri (Ema): “Tutti i vaccini approvati vanno usati, compreso AstraZeneca”».

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400