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LA STORIA

Risolto il giallo della "madonnina dimenticata"

L’affresco deteriorato nella chiesa di San Zavedro proviene dalla cascina San Zeno

Pierluigi Cremona

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pierluigi.cremona@virgilio.it

15 Giugno 2021 - 07:00

Risolto il giallo della "madonnina dimenticata"

SAN GIOVANNI IN CROCE - Anche San Giovanni aveva la sua «Madonna miracolosa», la Madonna delle Grazie. È una storia che si perde nei secoli passati, per la precisione alla fine del Cinquecento, quella spiegata dal fotografo Carlo Balestreri, nei giorni scorsi al teatro Comunale all’interno della serata «Tracce del passato», organizzata dalla biblioteca comunale. L’appuntamento aveva come argomento la proiezioni di audio e video riguardati il degrado e la rinascita di alcuni edifici storici del paese. Tra questi appunto la cascina San Zeno, in grave stato di degrado e disabitata da circa 30 anni, dove vi era una chiesa intitolata alla Madonna delle Grazie demolita nel ‘700. A introdurre il relatore la bibliotecaria Francesca Lenti. Per spiegare la storia della Madonna miracolosa Balestreri si è servito di una ricerca effettuata da Delia Scolari, insegnante di San Giovanni che aveva analizzato documenti storici conservati in parrocchia. «Il documento che tratta dell’immagine miracolosa della Madonna delle Grazie, un’effigie che è stata incredibilmente dimenticata fino ai nostri giorni, è datato 1588. In quell’anno era vescovo di Cremona Nicolò Sfondrati, futuro papa Gregorio XIV. Fu proprio Sfondrati a inviare degli ispettori a San Giovanni, dal momento che gli erano giunte delle voci riguardanti i numerosi miracoli compiuti dalla Madonna delle Grazie dipinta nella chiesa di San Zeno». Tra gli ispettori inviati a San Zeno vi erano due canonici: Francesco de Albìcis e Alessandro de Guazzonis e assieme a loro il notaio Iacobus Vitalis che doveva siglare il processo. «La terminologia è corretta perché quello che emerge dalle carte è, a tutti gli effetti, un processo volto a stabilire le proprietà taumaturgiche dell’effigie della Madonna che si trovava allora nella chiesa di San Zeno posta ai confini sud est della parrocchia di San Giovanni».


La prima tipologia di miracoli a cui si fa più spesso riferimento è quella riguardante persone con dolori alle gambe e alle giunture a causa dell’artrite. Vi erano anche persone cieche, povere, senza nulla da mangiare che si erano ritrovate ceste di pane per grazia della Vergine. Si parla anche persone isteriche che si ritenevano affette da spiriti malefici. Alcune volte vengono citati anche i cambiamenti di colore del volto della Madonna. «Si dice che da bianca diventasse ‘morella’, per poi ritornare bianca, alla presenza di molte persone che gridavano al miracolo. Nel manoscritto si dice che a San Zeno giungeva moltissima gente, perché si era sparsa la voce che la Madonna compiva dei miracoli. Alcuni mandavano i loro malati lì piuttosto che alla Madonna della Fontana di Casalmaggiore. Il dipinto venne sempre venerato anche nei secoli successivi e quando, nella seconda metà del XVIII secolo, la chiesa di San Zeno fu distrutta perché si diceva fosse covo di vagabondi e le pietre utilizzate per la costruzione dei portici di San Giovanni, l’immagine della Madonna, nel 1781, venne trasportata nella chiesa di San Zavedro con una incredibile partecipazione di popolo». Oggi l’affresco versa in condizioni pietose, praticamente irriconoscibile e prossimo al completo deterioramento.

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