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VIADANA: LA STORIA

Impresa e sociale, la nuova sfida di «Fucina XXIII»

Una decina di persone svantaggiate impiegate nel progetto di Centro Papa Giovanni e Amurt

Andrea Setti

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asetti@laprovinciacr.it

12 Giugno 2021 - 07:15

Impresa e sociale, la nuova sfida di «Fucina XXIII»

VIADANA - Impresa, cooperativa di tipo B, volontariato: i tre ingredienti alla base dell’ambizioso quanto stimolante progetto «Fucina XXIII» che da qualche settimana sta impiegando una decina di persone svantaggiate negli ampi spazi di via Gerbolina.
Innanzitutto, l’azienda A&M Group degli imprenditori Carmelo Amedeo e Stefano Mattana che hanno avuto il «coraggio» di aprirsi al sociale in modo deciso nell’ottica di inserire eventuali collaboratori in modo stabile una volta terminato il periodo di tirocinio. «Ci siamo fidati di questo progetto — spiegano — e abbiamo aperto le porte della nostra impresa. Siamo molto soddisfatti di come le attività stanno procedendo». La A&M Group di occupa del confezionamento di piccoli oggetti e giochi che poi finiscono in vendita nelle edicole. Gran parte della loro attività viene dall’impegno di contoterzisti mentre ora hanno deciso di avere un nucleo produttivo direttamente all’interno dei loro locali. «Seguire i vari passaggi direttamente — aggiungono Amedeo e Mattana — consente anche di verificare in presa diretta la qualità del lavoro svolto e di intervenire qualora vi fossero problemi. La presenza di questi ragazzi in azienda si sta rivelando preziosa anche in questo senso».

LA COOPERATIVA SOCIALE

Al loro fianco in questa avventura il Centro sociale Papa Giovanni XXIII che fornisce il supporto normativo di tipo cooperativo e porta avanti il progetto di inserimento ed educativo dei soggetti svantaggiati segnalati dall’Azienda speciale Oglio Po (Servizi sociali).

IL VOLONTARIATO

Ideatore e «regista» dell’operazione Cosimo De Cillis, presidente di Amurt Italia, che rappresenta la parte del puro volontariato. «Dopo un paio d’anni di riflessioni — spiega De Cillis — si sono finalmente create le condizioni per realizzare un percorso virtuoso che coniuga il profitto al benessere di chi è meno fortunato. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno messo impegno e dedizione e in particolare i volontari dell’associazione che con tanta cura hanno allestito gli spazi per il laboratorio di lavoro».

«LA FORZA DEL FARE RETE»

Fabio Salati, presidente della Papa Giovanni, ha elogiato la disponibilità degli imprenditori e di Amurt. «Qui si sta creando qualcosa di veramente importante che in prospettiva può indicare la strada per altre esperienze. Aver trovato un’azienda che ha creduto nel progetto mettendo a disposizione locali davvero accoglienti e l’opportunità lavorativa non è un fatto usuale. Siamo testimoni di una realtà che, al di là delle difficoltà che sicuramente non mancheranno, è la prova che quando le volontà positive si incontrano nessun obbiettivo è precluso. La forza di Amurt è stata quella di fare rete come punto di raccordo territoriale e di spinta propulsiva».

«LAVORO NON ASSISTENZA»

Concetti ribaditi dal suo collaboratore Davide Folloni che spiega come in questo caso si tratta «di lavoro e non di assistenza. Molto spesso le aziende rinunciano ad accogliere persone disagiate preferendo pagare penali. Qui si tratta di tirocini e non ancora di assunzioni vere e proprie ma la strada è quella e le premesse ci sono tutte. È davvero difficile coniugare ogni singolo aspetto ma il puzzle che ne sta uscendo è incoraggiante».

«INSIEME CON ENTUSIASMO»

Presente quotidianamente sul campo è Elisa Savazzi di Pomponesco, responsabile della parte educativa del progetto. «Siamo partiti solo qualche settimana fa — afferma — e devo dire che giorno dopo giorno si va cementando un rapporto molto bello fra i ragazzi. Ognuno di loro, nonostante le personali fragilità, riesce a impiegare in modo proficuo il proprio tempo trascorso in azienda in un’atmosfera di piena relazione con gli altri. Insomma, le varie tappe del percorso programmato stanno procedendo con speditezza e contiamo di allargare l’attuale esperienza anche ad altre persone dell’area».

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