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MONTICELLI. LA STORIA

Cuore d'oro, Lucia e il suo amore per i più deboli

Nel testamento della missionaria Salotti le risorse per realizzare una scuola in Burundi

Elisa Calamari

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03 Giugno 2021 - 07:02

Lucia e il suo amore per i più  deboli

MONTICELLI - Al piano terra c’è la scuola dei bambini; sopra un salone che serve per riunioni di parenti, gruppi di preghiera e per i pranzi dei matrimoni; di fianco appartamenti per gli ospiti che vengono in visita e ad aiutare. Questo importante edificio, appena inaugurato a Kamenge in Burundi, è stato costruito grazie alla generosità della missionaria laica monticellese Lucia Salotti.

Ai più poveri – ma in particolare agli orfani – si è dedicata durante la vita ma anche dopo la morte, avvenuta il 31 luglio 2019 all’età di 87 anni: ha infatti lasciato tutte le sue disponibilità economiche alla missione di Kamenge gestita dai padri saveriani, dove lei stessa ha operato a lungo e dove ritornava periodicamente. Ecco perché, come spiega padre Luigi Vitella, la nuova scuola polivalente è stata intitolata a lei e ad un’altra benefattrice: i loro nomi sono ben visibili sulle facciate.

A ricostruire il legame fra la monticellese e i bambini del Burundi è lo stesso padre Vitella. Ricorda che Lucia è arrivata in Africa la prima volta il 27 luglio del 1971 con l’abilitazione a fare gli esami sanitari principali: «C’erano lei, una strumentista all’ospedale di Piacenza, un medico del Cuamm e marito e moglie insegnanti per l’alfabetizzazione. Da allora ha sempre lavorato per la popolazione del Burundi. Quando andavo a trovarla negli ultimi anni al Mater Dei di Tortona, e mostravo sul computer le foto degli orfani, mi diceva: ‘Ma cosa sto a fare qui?’. Il suo cuore era qui e continua dal Cielo a seguirci e ad aiutarci».

In occasione dei massacri tra hutu e tutsi, nell’ottobre del 1993 quando è anche stato ucciso il presidente Ndadaye, Lucia ha fondato l’Associazione Valeria Tonna per fare in modo che ogni orfano trovasse una famiglia che l’accogliesse. L’idea è nata in un bar di Cremona, in occasione di un incontro con padre Luigi. Ad oggi sono stati aiutati 3.202 orfani di padre e madre, che hanno perso i genitori per la guerra civile durata 12 anni, o per l’Aids e altre malattie. La missione va avanti anche grazie alle adozioni a distanza: «Temevamo che con il Covid e la morte di tanti anziani potessero diminuire – spiega il padre saveriano – invece provvidenzialmente vanno aumentando. Per tutti, occuparsi di un bambino che non ha più papà e mamma è un gesto di amore. Per alcuni adesso è anche un ringraziamento a Dio che li ha risparmiati dal Covid».

È nel 1965, presso l’istituto Saveriano di Piacenza, che Lucia ha avuto i primi incontri con i missionari saveriani. Anni di formazione e di attività intense che l’hanno portata a lasciare temporaneamente il suo lavoro, presso il Comune di Piacenza, e a partire proprio per il Burundi. E ad ottenere appunto l’abilitazione a fare le analisi del sangue per ricerca e controllo delle malattie più ordinarie. Questa esperienza, vissuta in un contesto tragico di una rivoluzione che ha fatto decine di migliaia di morti, tanti dei quali visti con i propri occhi, l’ha coinvolta in profondità e portata a dare tutta se stessa per questa popolazione povera e oppressa. 

Qui in Burundi, a Kamenge soprattutto dove ho annunciato la morte di Lucia ho visto tante persone chiudere gli occhi e abbassare la testa tra le mani. Perché l’hanno conosciuta

La scuola appena inaugurata è solo l’ultimo dei doni di Lucia ai bambini africani. Quando ancora era in vita è infatti riuscita a portare a termine la realizzazione di un impianto fotovoltaico per un acquedotto nella lontana missione di Ruzo e ad ottenere un’ambulanza. «Qui in Burundi, a Kamenge soprattutto dove ho annunciato la morte di Lucia – aveva detto padre Luigi due anni fa dopo il decesso –, ho visto tante persone chiudere gli occhi e abbassare la testa tra le mani. Perché l’hanno conosciuta».

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