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LA SENTENZA

Sedicenne violentata: stupratore condannato a sei anni

Il racconto shock della vittima: "Mi ha obbligata tantissime volte sotto la minaccia di un coltello"

Francesca Morandi

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02 Giugno 2021 - 07:08

Sedicenne violentata: stupratore condannato a sei anni

CREMONA - Estate del 2016. Dalla Romania, Maria viene a trascorrere le vacanze dalla nonna, in un paese del Cremonese. E si ferma, perché a settembre proseguirà gli studi in un liceo della città. La nonna chiede ad un'amica di ospitare la nipote di 16 anni. Per comodità. Perché l’amica abita a Cremona, la ragazzina evita, così, di fare avanti e indietro. L’amica è contenta di accoglierla. Lo è la nonna, lo è Maria. Durerà poco. Dalla vacanza al dramma. Maria verrà violentata dal figlio della signora che la ospitava, un giovanotto sui trent’anni. Si chiama Constantin Lucian Hosu. «Mi ha violentato più volte, sotto la minaccia di un coltello». Il coltello lo teneva sul comodino, Constantin.


Accusato di violenza sessuale, ieri è stato condannato a 6 anni di reclusione e a risarcire i danni alla studentessa che si era costituita parte civile con l’avvocato Jennifer Bertuzzi, di Brescia. Il risarcimento: una provvisionale di 25 mila euro. Il pm Lisa Saccaro aveva chiesto per l’imputato la condanna a 9 anni. La sentenza è arrivata dopo oltre un’ora di camera di consiglio. Il Tribunale si è preso novanta giorni per depositare la motivazione. «Giustizia è stata finalmente fatta. Per la mia assistita è stata una esperienza molto forte, che l’ha segnata. Alla ragazza avevo fatto una promessa: di avere giustizia. L’ho mantenuta, ma anche lei ha sempre confidato nella giustizia. Mi ha sempre detto che il Tribunale avrebbe capito — ha commentato l’avvocato di parte civile Bertuzzi —. Nella mia difesa, ho anche evidenziato che l’imputato, seppur a conoscenza del procedimento, non si è mai presentato al processo anche per fornire una sua linea difensiva». Dopo la violenza subita, nel timore di incontrare a Cremona il suo orco, Maria ha cambiato città e scuola. Poi, è ripartita per la Romania.


Al processo, la nonna è tornata a quei giorni. Era felice di affidare la nipote all’amica conosciuta quando le due lavoravano in una parrocchia. «Era una buona amica» e la domenica, quando si poteva, «andavamo da lei a fare le grigliate». Si fidava, la nonna. «Non mi ha mai detto che suo figlio beveva». Ed era felice anche Maria, perché «lì si sentiva amata». Per poter continuare gli studi nel liceo italiano, la ragazzina doveva sostenere un esame. Quell’estate, in agosto la nonna tornò in Romania. Servivano delle carte. Parlare al telefono con la nipote diventava sempre più difficile. «Non posso più rispondere», le diceva la nipote. La nonna chiedeva conto all’amica. «Mi rassicurava che andava tutto bene». E, invece, tutto bene non andava. «Nonna, non chiamarmi più, perché sennò mi ammazzano. Venite il prima possibile». Nonna e mamma volarono in Italia. Maria «era molto spaventata». La ragazzina raccontò che il giovane la obbligava ad avere «rapporti sessuali completi, tantissime volte». All’inizio a casa sua, «poi lui aveva litigato con la madre, si era preso in affitto una casa a Cremona. Una casa in pessime condizioni e lì è accaduto due volte». Parlò di minacce. Doveva stare zitta, la studentessa. «Mi minacciava di morte, se parli con tua nonna e tua madre, le ammazzo». La sua terribile storia di violenza, Maria la raccontò ai carabinieri. La studentessa venne ricoverata in ospedale per più di una settimana. Uno psicologo l’aiutò a superare il dramma. «È forte, ma queste violenze ti segnano la vita»

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