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CORONAVIRUS. LE VACCINAZIONI

Pfizer agli adolescenti, Cavalli: «Sì e in fretta»

Verso l’ok al vaccino per chi ha fra i 12 e i 15 anni, il primario di Pediatria non ha dubbi: «Vanno tutelati»

Bibiana Sudati

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redazioneweb@laprovinciacr.it

31 Maggio 2021 - 06:41

Pfizer agli adolescenti, Cavalli: «Sì e in fretta»

CREMONA - L’Ema ha dato il via libera alla somministrazione di Pfizer alla fascia di età compresa tra i 12 e 15 anni e, come anticipato dal ministro Roberto Speranza, si attende da un momento all’altro anche quello dell’Aifa, l’agenzia del Farmaco Italiana.

«È molto probabile che anche l’Aifa dia l’ok al vaccino per questo target — ha confermato il commissario straordinario all’emergenza, Francesco Paolo Figliuolo —: parliamo di circa due milioni e 300 mila ragazzi. Nel piano li avevo già previsti a marzo e quindi siamo in grado di procedere anche su questa classe». 

È giusto vaccinarli ed è meglio farlo in fretta. Fin da subito questa fascia d’età è stata considerata a rischio come fonte di trasmissione

I ragazzi di questa fascia sono circa 16 mila in provincia di Cremona. E Claudio Cavalli, primario dell’Unità Operativa di Pediatria di Asst Cremona, non ha alcun dubbio nel sottolineare l’importanza di estendere la copertura immunitaria a quella fascia di età. «È giusto vaccinarli ed è meglio farlo in fretta» è tranciante Cavalli, a dispetto del fronte di pediatri che, sulla scorta di quanto avvenuto anche fra i colleghi inglesi, chiedono una moratoria a questo eventuale via libera.

«Il ragionamento da fare è uno solo e non può che essere pragmatico - afferma Cavalli -: il punto di svolta per uscire da questa situazione è vaccinare. Come dimostrano decenni di storia della medicina, dalla scoperta del vaccino contro il morbillo o contro la poliomielite, per citarne solo alcuni. Perché occorre ricordare che le malattie infettive restano in cima alle principali cause di mortalità e la strada unica per sconfiggerle, senza discussione alcuna, è la vaccinazione».

Entrando nello specifico della situazione Covid, sono ormai sotto gli occhi di tutti le conseguenze psicofisiche che proprio gli adolescenti hanno subito in questi lunghi mesi di pandemia: «Fin da subito questa fascia d’età è stata considerata a rischio come fonte di trasmissione - ripercorre le tappe il primario -. Se da un lato tra gli under 18 i contagi sono stati minimi e spesso correlati ad altre patologie, dall’altro ci ricordiamo tutti il dibattito su «scuole chiuse-scuole aperte», perché gli adolescenti sono stati ritenuti tra i soggetti che veicolavano l’infezione tra nonni, genitori, fragili. Così, sono stati sacrificati per il bene comune. Ora la situazione si è ribaltata e la storia ci presenta il conto contrario da pagare: ricordo che anche a Cremona il numero».

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