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CORONAVIRUS. LE VACCINAZIONI

Terza dose? Come sparare una pallottola nel mucchio

I dubbi della virologa Balotta sull’opzione al vaglio: «Prima è necessario uno screening sierologico»

Bibiana Sudati

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26 Maggio 2021 - 06:38

Terza dose? Come sparare una pallottola nel mucchio

L'infettivologa Claudia Balotta

CREMONA - Cosa accadrà dopo? La campagna vaccinale è al suo apice e la promessa, insieme alla speranza, arrivata dalla vice presidente di Regione Lombardia Letizia Moratti, è quella di avere tutti i lombardi coperti dalla prima dose entro luglio. Ma la lotta al Covid richiede una visione a lungo raggio: si guarda a settembre, alla fine dell’estate, periodo dell’anno in cui il virus concede fiato, e alla ripresa delle scuole, nodo che a fatica si è riusciti a sciogliere. E ci si chiede quali saranno le misure che occorrerà mettere in atto per preservare tutti da una possibile nuova ondata evitando l’insorgere di nuove varianti. Due i piani d’azione sul tavolo e in discussione in queste ore: prevedere la terza dose e vaccinare appena possibile i ragazzini dai 12 ai 15 anni.

«Occorre pensare per tempo alla strategia da adottare per non farsi trovare impreparati - commenta la virologa cremonese Claudia Balotta -. Come comunità scientifica si teme per quella fetta di popolazione che non risponde ai vaccini. Se da un lato arrivano buone notizie sulla tenuta e l’ottima risposta dei farmaci fino a qui adottati rispetto alle mutazioni, compresa quella indiana, c’è molta preoccupazione perché non si vede all’orizzonte alcuna volontà da parte delle autorità di effettuare uno screening sierologico che possa dirci chi ha sviluppato anticorpi adeguati e ci indichi in quale direzione andare rispetto a scelte di sanità pubblica. E questo è un ostacolo grande».

Per questo la validità della terza dose appare agli esperti come una pallottola sparata nel mucchio: è come muoversi senza bussola in uno spazio ancora sconosciuto e facendo i conti con approvvigionamenti non sempre puntuali.
«Capire chi è prioritariamente necessario vaccinare e chi è indispensabile continuare a proteggere è ben altro che agire a tappeto - spiega Balotta -. E’ chiaro che in questo modo si agisce sulla logica: contando che la copertura ha una durata variabile tra gli otto e i nove mesi, le prime categorie che avrebbero necessità di una terza dose per affrontare le stagioni più critiche rappresentate dai mesi autunnali e invernali sarebbero i sanitari - che sono stati i primi a ricevere il vaccino - e i più fragili, a partire dagli ospiti delle Rsa. Come ci ha purtroppo insegnato l’esperienza, non tutti sviluppano anticorpi in quantità adeguata o addirittura non ne sviluppano».

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