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LA VISITA DI MATTARELLA

Il soprintendente Barucca: una funzione moderna per una bellezza antica

«A rendere possibile tutto ciò ha contribuito il convergere di tante volontà e competenze; ma su tutti va citato e ringraziato Giovanni Arvedi, mente illuminata della complessa operazione»

25 Maggio 2021 - 06:43

Il soprintendente Barucca: una funzione moderna per una bellezza antica

Gabriele Barucca

di Gabriele Barucca

Soprintendente Belle Arti e Paesaggio
per Cremona, Lodi e Mantova

Il 17 novembre 2017 , giorno in cui partecipai nella sede della Fondazione Arvedi Buschini alla presentazione del progetto di recupero dell’ex monastero di Santa Monica e del Magazzino Carri, per la Soprintendenza che dirigo iniziava un lavoro molto impegnativo per seguire il serratissimo cronoprogramma dei previsti interventi di restauro, che vedono oggi, a distanza di poco più di tre anni, l’opera compiuta. Un impegno molto faticoso ma, al contempo, appassionante e stimolante che ha visto protagonisti, in un virtuoso gioco di squadra, un illuminato committente, i progettisti, i tecnici, le maestranze e i funzionari dell’Ufficio che rappresento; ognuno ha cercato di dare il massimo per ottenere il risultato che oggi viene presentato alla collettività.

Il recupero integrale del complesso si è confrontato con la necessità di garantire la conservazione dei caratteri storici, archeologici, architettonici e artistici che caratterizzano l’antico insediamento agostiniano; si doveva al contempo reimmettere l’insieme degli edifici storici, costituito dagli ambienti quattrocenteschi dell’ex monastero e dalle edificazioni tardo ottocentesche dovute all’occupazione militare dell’area, come la possente e insieme armonica struttura del Magazzino Carri, nell’ambito della vita collettiva, destinandoli a un nuovo uso. Con questo intervento, si è dovuto dunque affrontare uno dei temi fondamentali con il quale la società è chiamata a misurarsi, vale a dire «recuperare» correttamente e salvare dal degrado lo straordinario patrimonio che costituisce l’ eredità della nostra storia plurimillenaria e che non possono essere considerati, come spesso avviene, un peso oneroso per la società.

A rendere possibile tutto ciò ha contribuito il convergere di tante volontà e competenze; ma su tutti va citato e ringraziato Giovanni Arvedi, mente illuminata della complessa operazione: nei nostri incontri, mai ho avuto l’impressione di parlare con l’artefice di una sponsorizzazione culturale intesa come una variabile tecnica della comunicazione alla quale ricorrono le imprese nel perseguire quel particolare profitto che è rappresentato dal beneficio fiscale e/o dal ritorno di immagine legato alla promozione della cultura; bensì sono stati incontri con un moderno Mecenate umanista che si appassiona e finalizza il suo gesto munifico verso il più nobile degli scopi, favorire la trasmissione dei saperi e promuovere la formazione delle nuove generazioni, i «mille studenti» di cui tante volte mi ha parlato.

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