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All'asta un inedito di Sofonisba Anguissola

Piccolo ritratto di fanciullo del primo periodo siciliano attribuito dal cremonese Marco Tanzi: sarà battuto a Colonia

Mariagrazia Teschi

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mteschi@laprovinciacr.it

24 Maggio 2021 - 06:36

All'asta un inedito di Sofonisba Anguissola

CREMONA - Una rarissima tavola del primo periodo siciliano di Sofonisba Anguissola (stima 35.000-45.000 euro) andrà all’asta da Van Ham a Colonia il prossimo 2 giugno insieme ad altri capolavori. «Un dipinto che la mi sta particolarmente a cuore, me lo godo il più possibile fin che posso», confessa compiaciuto Davide Dossi, Capo Dipartimento di Arte Antica della casa d’aste tedesca. Con il quadro ora sul mercato, chissà che Sofonisba trovi per una volta la strada di casa: in Pinacoteca, per esempio, nelle cui raccolte di arte antica il nome della «pintora» non ha mai avuto il piacere di comparire.


RITRATTO DI FANCIULLO


È un piccolo dipinto di 37 x 28 centimetri. Un’opera inedita che è stata, come le altre, studiata attentamente prima di essere proposta alla vendita e rientra in quel piccolo gruppo di ritratti maschili della pittrice cremonese che aveva invece dedicato la parte principale della sua produzione ai ritratti femminili, immortalando se stessa e le sue sorelle in numerose opere. Su base stilistica è stato possibile avvicinare la tavoletta alla Madonna dell’Itria conservata nella chiesa della Santissima Annunziata di Paternò e inserirla in quel ristrettissimo gruppo di quadri eseguiti dall’ Anguissola nel primo periodo in Sicilia. Qui Sofonisba giunge nel 1573 con ogni onore e una ricca dote, grazie alla generosità di Filippo II di Spagna per sposare Fabrizio Moncada, governatore di Paternò.

L'ATTRIBUZIONE


Una tavoletta smagliante, la definisce Marco Tanzi, lo storico dell’arte cremonese che l’ha studiata e attribuita, dai «dai tipici caratteri della ritrattistica cortigiana tra settimo e ottavo decennio del Cinquecento: le peculiarità pittoriche e alcuni dettagli stilistici consentono di riferire l’opera alla pittrice cremonese in anni oramai lontani rispetto alla formazione nella città natale e già oltre l’importante stagione presso la corte di Madrid, dove apprende i dettami della ritrattistica». Allieva a Cremona dei maestri Bernardino Campi e Bernardino Gatti, Sofonisba (Cremona 1531 – Palermo 1625) acquisisce molto precocemente fama internazionale fornendo prove che «sfiorano il delizioso». «Alla corte di Filippo II, invece, si perde in ingorghi di pittori che ritraggono gli stessi personaggi, che copiano lo stesso modello più e più volte» commenta Tanzi. La caratterizzazione fisionomica del personaggio ritratto, un giovane rampollo aristocratico, non viene qui accentuata «sulla scorta dei dettami naturalistici appresi in gioventù a Cremona, né indulge nell’imbalsamazione dell’effigiato, come avveniva alla corte di Spagna. Lascia invece il posto a un gusto più minuzioso e particolareggiato per il dettaglio decorativo, mentre l’ambientazione è quella consueta, semplificata al massimo come nei ritratti del periodo madrileno». Il catalogo di Sofonisba siciliana — ancora povero di opere — si arricchisce dunque di una testimonianza preziosa. Non sono molte ancora le notizie su questo capitolo della vita personale e professionale della pittrice – che del resto fu abbastanza breve, se si considera che nell’aprile del 1578 rimane vedova – «ma le ricerche degli ultimi anni hanno permesso di riferirle con certezza anche la grande tavola con la Madonna dell’Itria, donata il 25 giugno 1579 al convento dei francescani di Paternò».

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