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CORONAVIRUS. L'APPELLO

«Il dramma dei disabili chiede progetti sociali»

Martinenghi (Anffas Crema): «La pandemia ha causato una regressione intollerabile»

Dario Dolci

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22 Maggio 2021 - 06:35

«Il dramma dei disabili chiede progetti sociali»

CREMA - La pandemia ha avuto un impatto significativo, inaspettato e profondo sulla vita di tutti noi. Ma ha colpito in modo particolare le persone con disabilità e le loro famiglie, aggravando una situazione già complessa e difficile e mettendone ancora di più in evidenza debolezze e criticità. Nel momento in cui è in corso la campagna vaccinale, la presidente di Anffas Crema, Daniela Martinenghi, interviene per denunciare la situazione. 

Nel dramma dell’emergenza pandemica, le persone con disabilità intellettive e dello sviluppo, insieme alle loro famiglie, sono state in assoluto le più penalizzate

«Nel dramma dell’emergenza pandemica, le persone con disabilità intellettive e dello sviluppo, insieme alle loro famiglie, sono state in assoluto le più penalizzate. Hanno dovuto interrompere la loro routine quotidiana, le relazioni interpersonali, i loro percorsi affettivi prima ancora della frequenza dei servizi e della attività. Per un soggetto con disabilità intellettiva e dei disturbi del neurosviluppo cessare improvvisamente la propria routine è un atto drammatico, perché altera un equilibrio magari faticosamente raggiunto. Inoltre interrompere gli stimoli, che vengono sia all’interno dei servizi sia da tutte le attività quotidiane, la scuola, i momenti di svago, non ha consentito loro di mantenere lo status che avevano acquisito nel tempo».

Martinenghi spiega cosa è successo nell’ultimo anno e mezzo. «Abbiamo perso anni e anni di duro lavoro e molte di queste persone presentano evidenti segni di regressione, di comportamenti psicotici che prima non c’erano. Espressioni di un disagio che solitamente fanno fatica ad esprimere. In aggiunta, va considerato l’appesantimento dello stress correlato per i familiari. In una famiglia in cui vive una persona con disabilità, già il carico precedente alla pandemia era significativo; una situazione in cui si nota una regressione o un peggioramento provoca sofferenza e smarrimento. Di pari passo c’è anche la difficoltà degli operatori e dei professionisti, che si ritrovano così a dover ricominciare un percorso. Ci vuole un attimo ad alterare l’equilibrio psicofisico raggiunto per un una persona con disabilità intellettiva: ritrovarlo e riconquistarlo diventa difficile. Il quadro complessivo è di grande preoccupazione».

La conclusione di Martinenghi è sulla campagna di vaccinazione. «I mesi di ritardo e approssimazione li abbiamo subiti tutti. Da qui in avanti grazie alle vaccinazioni, ai contagi che stanno diminuendo, alla riapertura della scuola e delle residenze, possiamo guardare al futuro con più fiducia. Ma la disabilità non deve essere considerata un problema privato: è un problema sociale. Che necessita di risorse, servizi e sostegno, oggi anche psicologico, pervenire fuori da questa pandemia».

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