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SPINO D'ADDA. IL CASO

La maestra: «Quel bimbo mi adora ma mi sono fatta dei nemici»

E' accusata di «aver alzato le mani». Si difende e a sua volta sporge denuncia

Stefano Sagrestano

Email:

stefano.sagrestano@gmail.com

21 Maggio 2021 - 06:44

La maestra: «Quel bimbo mi adora ma mi sono fatta dei  nemici»

La scuola materna di Spino d'Adda

SPINO D'ADDA - Non ci sta ad essere additata come un’insegnante che alza le mani sui bambini. Si difende la maestra della materna comunale, accusata dal genitore di un alunno, che ha presentato un esposto in procura: «Il bambino, che mi adora, non l’ho mai toccato». Poi contrattacca. Ritiene che dietro le accuse ci siano questioni politiche: «Sono stata politicamente molto attiva a Spino negli scorsi anni, facendomi parecchi nemici. Si tratta ovviamente di un attacco politico da parte della madre e di una collega. Dispongo di registrazioni di ogni mio giorno di lezione a Spino da inizio 2021 e li presenterò al giudice».

Non vuole che si faccia il suo nome. «Ho denunciato la madre ai carabinieri il 24 aprile scorso per minacce – prosegue –: si è rivolta a me in classe, per fatti non legati alla vicenda, che sono registrati su nastro. Immagino che, dopo aver scoperto che mi ero rivolta alle forze dell’ordine, abbia presentato denuncia a sua volta, per un fatto che mi è stato contestato in febbraio. Contestato, perché una bambina di cinque anni ha detto alla collega che un secondo bimbo le ha detto che quel bimbo piangeva perché lo avevo preso a pugni».

L’insegnante, che nel frattempo non segue più il gruppo classe, ma continua a lavorare alla materna spinese e in quella di Postino di Dovera (entrambe fanno parte del comprensivo Chiesa), chiama in causa anche una collega: «La maestra che era in turno con me mi accusa di aver preso a pugni il bambino». L’insegnante sottolinea, però, che la collega non avrebbe visto nulla. «Lo ha saputo dalla bambina A, a cui lo ha detto il bambino B a cui lo ha raccontato l’alunno C, che non lo ha mai detto né a me, né a sua nonna, né, appunto, alla collega».

L’insegnante chiama in causa anche il dirigente scolastico del comprensivo Chiesa. «La pratica di mobbing è stata da me avviata lo scorso dicembre, ed è bloccata dal preside Enrico Fasoli, che si rifiuta di fornirmi il mio fascicolo personale, ragion per cui a marzo ho presentato istanza al ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca». Questa la versione dell’insegnante, fornita ieri mattina, dopo che la notizia dell’esposto del genitore del bimbo, è uscita sulle colonne del quotidiano La Provincia. Il dirigente scolastico, interpellato sul caso mercoledì, aveva preferito non commentare. Gli incartamenti sono in mano alla procura di Cremona e all’ufficio scolastico provinciale, in particolare agli ispettori incaricati dei provvedimenti disciplinari nei confronti del personale docente e non docente.

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