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I ristoratori: "Sì, dovremmo aprire i locali ai clienti già vaccinati"

Un coro unanime: "Nessun rischio con chi è immune e garantiamo sicurezza"

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

12 Maggio 2021 - 08:33

I ristoratori: "Sì, dovremmo aprire ai vaccinati"

A New York si mangia anche al coperto

CREMONA - La Provincia di Bolzano ha anticipato tutti, compreso il governo: invece di aspettare il 1° giugno, dal 26 aprile ha dato il via libera all’accesso ai locali anche interni dei ristoranti. Non a tutti però, solo a chi è in possesso di quello che hanno definito «Corona-Pass». Si tratta del nuovo strumento ideato in Alto Adige per dimostrare che si è negativi al test di screening, immunizzati naturali o vaccinati. Dal 6 maggio è stato dato il via libera alla riapertura dei ristoranti al chiuso anche in Danimarca, a patto che i clienti mostrino, grazie al codice Qr ottenuto dall’applicazione «La mia salute», il certificato vaccinale. E a New York i pasti al coperto sono stati limitati al 35%, ma concessi già dal 26 febbraio. E ora hanno superato il 75% seguendo il calo continuo dei tassi di infezione e di ospedalizzazione e la contemporanea campagna di vaccinazione di massa. E i ristoratori cremonesi cosa pensano? La maggior parte sarebbe favorevole a riaprire subito i posti all’interno dei locali a chi è vaccinato o guarito dal Covid.


«La situazione è paradossale — incalza Paola Zeri, titolare dell’Osteria Palio dell’Oca di via Platina —. Io ho un salone enorme dove avrei potuto ospitare nel pieno rispetto del distanziamento almeno 50 persone in più di adesso. Non solo avrei potuto anche avere un intero lato di quel salone aperto, visto che è tutto a porte finestre, ma non me lo consentono e lo trovo assurdo. Abbiamo dovuto investire un sacco di soldi per essere a norma, anche sul plateatico per renderlo più confortevole e non lo posso estendere oltre i 25 posti a sedere perché ci sono i posti macchina dei residenti, giustamente... Siamo stati penalizzatissimi e continuiamo ad esserlo. Apriamo almeno ai vaccinati, mi sembra logico». Anche Luca Babbini, del ristorante Il Violino, è sulla stessa frequenza: «Certo che dovremmo aprire ai vaccinati. Siamo senza turismo, senza eventi, senza nulla da mesi e mesi. Io all’esterno ho solo 12 posti e in più il clima è stato anche inclemente. Abbiamo bisogno di comprensione. Di ripartire. Siamo tutti d’accordo di farlo in sicurezza, ma allora a maggior ragione perchè non aprire a chi è già vaccinato?».


Roberto Maldotti, titolare del ristorante Chocabeck di Piazza Stradivari, è convinto che si debba spingere sull’acceleratore della ripartenza. «Noi siamo anche fortunati perché al Chocabeck abbiamo un ampio plateatico, ma penso a tanti colleghi che non ne hanno uno. E comunque partiamo dal presupposto che non siamo a Roma. Qui il clima non ci aiuta. Basta guardare quanti giorni di bel tempo abbiamo avuto da quando ci hanno fatto riaprire. Sì e no due o tre... Cremona è virtuosa per quanto riguarda la campagna vaccinale e dunque perché non approfittarne? Abbiamo speso soldi, investito molto in sicurezza: dunque apriamo ai vaccinati in modo da poter sfruttare anche i tavoli all’interno del locale. Siamo già stati fermi tanti mesi. Siamo tra le categorie più penalizzate. Possiamo lavorare in sicurezza, facciamolo». Anche Gianluca Pietroni, de Il Cantinone d’Inverno, spera di poter ripartire a breve, anche se pone l’accento sulla massima prudenza necessaria. «Noi purtroppo non abbiamo il plateatico, quindi siamo fermi al palo. Poter aprire almeno ai vaccinati o ai guariti ci farebbe tirare il fiato dopo mesi e mesi di chiusure e dopo essere stati costretti anche a licenziare parte del personale. La cosa più importante però, se si dovesse fare, è che si controlli bene che tutto sia regolare. Che chi entra nel locale abbia tutte le carte in regola per farlo. Noi ci eravamo già attrezzati con diversi dispositivi. Sanifichiamo il locale continuamente, abbiamo guanti e mascherine, misuriamo la febbre. Ripartiamo!».

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