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CREMONA SOLIDALE

"Basta visite alla finestra: vogliamo rivedere i nostri cari"

La lettera-appello di un gruppo di familiari: "Non ci sono più giustificazioni"

Bibiana Sudati

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redazioneweb@laprovinciacr.it

01 Maggio 2021 - 09:00

"Basta visite alla finestra: vogliamo rivedere i nostri cari"

CREMONA (1° maggio 2021) - Per le famiglie degli oltre 350 ospiti di Cremona Solidale «non ci sono più giustificazioni». Vogliono una data per la riapertura in sicurezza della struttura e il ritorno alle visite. Ora che il resto del Paese si avvia ad una lenta normalità, con le riaperture faticosamente riconquistate, la campagna vaccinale entrata nel vivo e, soprattutto, con gli anziani degenti tutti vaccinati, si chiede di pensare anche alle Rsa. Lo hanno messo nero su bianco un gruppo di famigliari — trenta i firmatari — all’interno di una lettera toccante indirizzata non solo al direttore generale dell’ente di via Brescia, Emilio Tanzi, al direttore sanitario Aldo Pani e al presidente del Cda Emilio Arcaini, ma anche al prefetto Vito Danilo Gagliardi, al sindaco Gianluca Galimberti e all’assessore ai Servizi Sociali Rosita Viola.

«Vi chiediamo di immaginare che vostra mamma, vostro nonno, vostra sorella (chi volete, basta che sia una persona che amate e con cui avete condiviso un pezzo di vita) sia ricoverato in una Rsa in cui non conoscete nessuno – si legge nel documento, nel quale trapela come anche in precedenza ci sia stato uno scambio epistolare tra famiglie e ente – . Immaginate di poterlo vedere alla finestra una volta ogni 45 giorni per un quarto d’ora; immaginate di poterlo videochiamare al massimo due volte a settimana per non più di 5, se siete fortunati 10 minuti a videochiamata. Davvero vi riterreste soddisfatti della risposta che ci avete dato?».

La lettera è datata 2 aprile. Dopo un mese di silenzio da parte dell’ente, i parenti firmatari hanno rinnovato le loro richieste in una seconda missiva: «Di fronte alla mancanza di una vostra risposta ci troviamo costretti a rendere pubblica la grave situazione che gli ospiti e le loro famiglie stanno affrontando a distanza di più di un anno dallo scoppio della pandemia». E le richieste sono «qualcosa di più di due videochiamate alla settimana e una visita alla finestra ogni 45 giorni considerando le difficoltà udite e cognitive di alcuni ospiti». Insieme alla possibilità che anche i nipoti e pronipoti minorenni possano in sicurezza vedere alla finestra i loro nonni, si chiede un drastico miglioramento della comunicazione con le famiglie, perché in gioco c’è la relazione di fiducia reciproca: «Chiediamo che l’azienda predisponga un sistema efficace che permetta ad ogni famiglia di essere aggiornata almeno una volta alla settimana dello stato di salute dei propri cari – proseguono ad elencare i parenti – . Chiediamo di sapere quando siano previsti i tamponi di controllo per personale e ospiti, e di questi ultimi chiediamo di conoscere il relativo risultato; infine chiediamo di essere messi al corrente di come la struttura intenda procedere ogni volta che un ospite dovesse contrarre il Covid affinché nei nuclei e nelle palazzine in cui si verificano casi di positività siano garantite le visite previste per chi invece è negativo».


Ieri, la risposta. Che però non annuncia alcuna riapertura, sebbene ci sia il tentativo di migliorare una situazione logorante: «Le visite al vetro e alla finestra si sono rivelate un’idonea modalità per comunicare in condizioni di sicurezza – replica Cremona Solidale in una comunicazione scritta a firma di presidente, direttore generale e direttore sanitario – . Abbiamo fatto investimenti acquistando tablet e altoparlanti. E da qualche settimana stiamo definendo la possibilità di rendere più frequenti le visite dei famigliari e utilizzare forme di maggiore apertura in sostituzione alle visite al vetro. Certamente l’organizzazione non può essere fatta con superficialità, poiché il virus ha dimostrato la sua aggressività nonostante la campagna vaccinale».


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