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IL RACCONTO DI UNA CREMONESE

«Io, vittima di stupro, dopo trent’anni mi risento umiliata»

Abusata da un conoscente a 16 anni. Guardando il video di Grillo ha rivissuto quei terribili momenti

Lucilla Granata

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redazione@laprovinciacr.it

30 Aprile 2021 - 08:56

«Io, vittima di stupro,  dopo trent’anni mi risento umiliata»

CREMONA (30 aprile 2021) - «Quel video urlato, quelle parole così pesanti nei confronti della ragazza... Grillo puntava a screditare la presunta vittima per il fatto di avere denunciato lo stupro dopo otto giorni... Lo ascoltavo e mano mano lo sentivo accusare me. Ero io quella chiamata in causa». Anna, la chiameremo con un nome di fantasia, è una donna cremonese. All’epoca dei fatti, nel pieno degli anni ’80, era una ragazzina di non ancora 16 anni. Giovane, bella e piena di sogni. Fino al giorno che glieli hanno strappati. «Non l’ho mai raccontato a nessuno. Neanche a mia madre. Ma sono giorni che sono agitata, da quando ho visto e rivisto quel video di Grillo». È sera tarda. Anna sta guardando la televisione. Un programma sta trattando nuovamente il tema della settimana e ripropone ancora e ancora il video del comico, politico, influencer e padre, Beppe Grillo. D’impulso prende in mano il telefono e ci invia un messaggio. Ci chiede un incontro. Sono passati oltre trent’anni dallo stupro che ha subito lei. Non vuole rivelare la sua identità, ma vuole a suo modo essere utile e solidale con tante altre donne, condividendo la sua esperienza.

«Non so se il figlio di Grillo e i suoi amici siano colpevoli. Quello lo stabilirà il tribunale, ma quelle accuse alla ragazza, sono state un pugno nello stomaco. Qualunque vittima e chiunque abbia a che fare con le vittime di abusi, sa che la rimozione del trauma, la vergogna e il senso di colpa scatenati da una violenza, possono essere un muro insormontabile tra loro e la denuncia. Una vittima denuncia quando riesce ad elaborare quello che le è successo, a superare la paralisi che viene dal desiderio di rimuovere, dall’istinto di negare l’accaduto anche a se stessi, dalla vergogna... E non esistono tempi ‘ragionevoli’ per l’elaborazione del trauma, ve lo garantisco. Spesso non basta una vita per arrivare all’accettazione. E il giorno dopo... L’unica cosa certa è che nulla è più come prima, mentre il giorno per denunciare può non arrivare mai. Come è stato nel mio caso».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI FOTO E VIDEO

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