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«La fiera è come il Torrazzo»

Consiglio comunale straordinario: «Tolto un simbolo, dobbiamo reagire»

Massimo Schettino

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16 Aprile 2021 - 11:36

«La fiera è come il Torrazzo»

CREMONA (2 aprile 2021) - L’orgoglio di un Consiglio comunale ferito che reagisce con un voto unanime a quello che considera uno scippo inaccettabile e imponderabile: come se qualcuno avesse sradicato il Torrazzo. È questo il sentimento emerso ieri nella sala Stradivari del Centro Congressi di CremonaFiere, dove dalle 15 si è tenuto un Consiglio comunale straordinario sulla questione dello spostamento della Mostra Nazionale della Frisona, deciso da Anafij a danno di Cremona e in favore di Montichiari. Al termine, alle 18,14, l’assemblea cittadina ha approvato all’unanimità una mozione unitaria sottoscritta da Paolo Carletti e Maria Vittoria Ceraso, presidente e vice presidente del Consiglio comunale. La mozione ora sarà trasmessa in tutti i Comuni della provincia perché l’approvino, coinvolgendo tutto il territorio. E il sindaco Gianluca Galimberti ha poi chiesto una ulteriore riunione del Consiglio in Fiera prima dell’estate.

È stato Carletti ad aprire la seduta, ricordando una riunione del 23 ottobre 1859 che aveva all’ordine del giorno lo sviluppo della nascente Società agraria lombarda e la sua prima esposizione prevista per il settembre successivo a Cremona. «Da 160 anni — ha sottolineano Carletti, che ha fortemente voluto la riunione in Fiera — la Nazione e la Lombardia si onorano di avere in mostra a Cremona l’eccellenza della zootecnia. Non è ammissibile pensare che un patrimonio nazionale possa svilirsi tanto da abbandonare una delle più antiche e rinomate fiere a livello nazionale ed europeo. Non si può pensare di spostare la Mostra del bovino da qui, sarebbe come sradicare il Torrazzo. E non è pensabile».

Ma oltre all’orgoglio ferito, c’è anche la volontà di rispondere con il rilancio della Fiera. Fondamentale è quindi il Piano da 10 milioni esposto dal presidente di CremonaFiere, Roberto Biloni, e dal direttore Massimo De Bellis.
Biloni è partito da uno studio della Bocconi secondo cui «gli eventi fieristici generano un indotto sul territorio pari a 13 volte il fatturato dell’evento stesso». Ecco perché, «ciò che è successo è stato un vero colpo al nostro tessuto economico e sociale». Biloni ha poi puntualizzato: «Siamo certi di aver sempre dimostrato apertura e di aver richiesto e proposto collaborazione a tutti i soggetti coinvolti». E ha ricordato lettere e massaggi inviati al presidente di Anafij sulle manifestazioni in preparazione, ma rimasti senza risposte. Poi l’assicurazione: «La Fiera Internazionale del Bovino da latte si farà e quest’anno aggiungeremo anche il coinvolgimento del consumatore». Altri pilastri sono «digitalizzazione, innovazione, sostenibilità, comunicazione, collaborazione».

De Bellis ha poi sottolineato alcuni punti di forza su cui basare la ripartenza della Fiera: «Il sistema agroalimentare, il settore musicale, l’innovazione tecnologica» e, per quanto riguarda le strutture, «la dimensione della superficie coperta, in Lombardia seconda solo a Milano». Il sistema fieristico, secondo De Bellis, deve essere utilizzato tutto l’anno. E i format devono essere innovativi. In particolare il Piano prevede la «realizzazione di fuori salone coinvolgendo il territorio con eventi durante l’anno e anche durante l’evento fieristico». In vista anche nuovi eventi: «Tre nel 2022». Obiettivo: «Attestarsi con un format fieristico unico e originale, consolidare il brand Cremona, incrementare la presenza specializzata e il turismo d’affari, promuovere le filiere e il sistema territoriale».

Dal canto suo, il commissario della Camera di Commercio, Gian Domenico Auricchio, ha parlato del «pizzico di invidia» delle Fiere di Parma, di cui è stato presidente per sei anni, per la capacità delle Fiere zootecniche di richiamare ogni anno i ministri dell’Agricoltura di ogni colore a Cremona per rendere omaggio a «un’eccellenza che va preservata».
Carletti, nel sottolineare il significato particolare di una mozione «firmata per la prima volta da presidente e vice presidente», ha ringraziato i capigruppo per l’accordo raggiunto su un documento «non scontato».

Si è quindi aperto il dibattito. Lapo Pasquetti, di Sinistra per Cremona, ha parlato di Cremona come della «Franciacorta del latte». Per Luca Nolli (M5S), importante l’unità sul tema che travalica la divisione fra destra e sinistra. Più manageriale l’intervento di Enrico Manfredini (Fare nuova la città), che ha sottolineato il rischio per il settore nell’abbandonare il brand riconosciuto di Cremona per lanciarne uno nuovo, «una follia dal punto di vista economico e strategico». Da Marcello Ventura (Fratelli d’Italia) è venuto l’appello alle istituzioni — Comune, Provincia e Camera di commercio — perché «si mettano al tavolo con Anafij, Libera e Coldiretti per cercare di dirimere i problemi e perché le associazioni ritrovino l’unità di intenti e l’accordo per rilanciare insieme la fiera». Per Carlo Malvezzi (Forza Italia), «il giusto moto d’orgoglio non deve far dimenticare che siamo qui anche a registrare una sconfitta di tipo politico e imprenditoriale. Approfittiamone per un’analisi profonda. E chiediamo al sistema produttivo cremonese se crede ancora sinceramente in questo strumento». Malvezzi ha poi sottolineato che per il rilancio della Fiera servono soldi. Il Comune deve investire, ma anche gli altri soggetti. E anche Regione Lombardia darà una mano: «Questo è sicuro, lo garantisco». Ma a due condizioni: «Che ci sia un cofinanziamento e che si guardi alle alleanze». Il tasto degli investimenti è stato battuto anche da Alessandro Zagni della Lega: «È necessario capire quanto dei 10 milioni del Piano sarà messo a disposizione dagli attuali soci e quanto da Regione. È chiaro che se un imprenditore chiede investimenti sul proprio Piano di rilancio deve mostrare di avere fiducia sul rilancio, mettendo soldi propri. Se i soci non sono disposti ad investire, allora si cerchi nuovo capitale». Quanto alle alleanze, Zagni ha obiettato che avrebbero dovuto essere considerate già nel business plan. Anche Zagni, infine, ha chiesto che la politica agevoli il dialogo fra tutti i soci: «L’interesse di casacca ha fatto perdere troppi treni in passato al nostro territorio».

Roberto Poli (Pd), ha esordito sottolineando il significato simbolico del luogo scelto per il consiglio: «Qui accanto passa la speranza della fine della pandemia». Ha poi passato in rassegna i punti di forza di Cremona, fra cui il nuovo polo universitario. «Non voglio rompere l’idillio — ha poi aggiunto —, ma va detta una parola di verità. Quello che è avvenuto alla Fiera di Cremona non è casuale: abbiamo assistito alla presenza dell’assessore regionale all’Agricoltura alla conferenza stampa in cui Anafij ha annunciato la scelta di Montichiari».

Ha infine preso la parola il sindaco Galimberti che ha esordito elencando i punti di forza della città e del territorio, patrimonio di tutti: la filiera agroalimentare, le aziende zootecniche, l’università, la liuteria. Entrando nel merito del piano di rilancio, il sindaco ha spiegato che «oltre agli investimenti deve prevedere anche ricavi, deve essere sostenibile». Ha poi assicurato che dal Comune arriveranno certamente altri investimenti. «Ma bisogna chiedere anche a Regione, Governo, categorie economiche e investitori privati». Quanto alle alleanze, Galimberti ha citato Parma, Bologna e Rimini, con cui c’è un ottimo rapporto nell’ambito della Food valley. «Ho sentito il presidente della Regione Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, che mi ha assicurato la disponibilità a sedersi intorno a un tavolo. L’ho detto al presidente della Lombardia, Attilio Fontana: facciamo un incontro con i due governatori». Quanto al ruolo del Comune e alla possibilità di un tavolo con Anafij, Libera e Coldiretti, «lo faccio, ma nei tempi giusti e con l’appoggio di tutte forze politiche presenti qui». Galimberti ha poi comunicato che «il 29 andremo da Guidesi» e «il 30 il Piano andrà in Commissione regionale. Ho chiesto al presidente Carletti di essere presente e lo chiedo anche a tutti i capigruppo». 

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