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CORONAVIRUS. LA PROTESTA

VIDEO I ristoratori scendono in piazza

«Così moriamo, non possiamo aspettare l'immunità»

Cinzia Franciò

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cfrancio@laprovinciacr.it

13 Aprile 2021 - 15:19

CREMONA (13 aprile 2021) - Le imprese della ristorazione e dei pubblici esercizi, ma non solo loro, scendono in piazza per rivendicare la loro richiesta di avere un futuro. E per dire, come sottolineano Confcommercio e Fipe che sono promotori della mobilitazione, che le aziende non potranno sopravvivere ad un prolungamento del lockdown. Perché fino ad oggi i ristori o i sostegni non hanno coperto neppure una minima parte dei costi fissi. 

«I pubblici esercizi e le attività della ristorazione sono tra le categorie più pesantemente colpite – spiega Andrea Badioni –. Ma non possiamo dimenticare il comparto del turismo, delle attività alberghiere o delle agenzie di viaggi, quello delle attività legate a spettacoli o eventi, quello del tempo libero, il settore della moda. Messi in ginocchio da questa pandemia e da come la si è gestita».

Alessandro Lupi, presidente provinciale Fipe, aggiunge: «Vogliamo una data in cui potremo aprire le nostre imprese. Non possiamo aspettare l’immunità legata ai vaccini. Abbiamo adottato protocolli rigidissimi per la sicurezza e siamo in grado di garantire la salute dei nostri dipendenti e dei clienti. Non siamo gli untori. Da un anno contro il comparto si usa il bastone. Un accanimento che non ha portato ad un contenimento effettivo della pandemia ma a gravissimi danni economici». La manifestazione è in primis a sostegno della ristorazione ma è aperta a tutti i settori: «Perché tutti devono confrontarsi con una risposta inadeguata da parte del Governo – conclude Badioni –: diamo volto e voce alla preoccupazione del terziario, del commercio, turismo e servizi. Da sempre uno dei motori del Paese che, oggi, si rischia di spegnere definitivamente».

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