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CORONAVIRUS. LA STORIA

«Ho battuto il Covid: ora di nuovo in cattedra»

Cremona, don Paolo Arienti: «Ho chiesto a tutti di non abbassare la guardia: è subdolo»

Nicola Arrigoni

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dduchi@laprovinciacr.it

13 Aprile 2021 - 11:00

«Ho battuto il Covid: ora  di nuovo in cattedra»

Don Paolo Arienti

CREMONA (13 aprile 2021) - Nella sala insegnanti del liceo Aselli, i professori si scambiano saluti come se non ci si vedesse da tempo. C’è una cordialità che ricorda quella di inizio anno, dopo la lunga pausa estiva. Ma silenzio di aule e corridoi sono stati indotti dalla pandemia, al liceo come altrove, e non dalle lunghe vacanze. I saluti e gli sguardi dicono tanto: un po’ di preoccupazione, il sapere che in molti si sono vaccinati è un sollievo e nutre la speranza che non ci si ritrovi a dover di nuovo mandare a casa i ragazzi. Su tutto domina comunque quell’atmosfera elettrizzante che danno i ragazzi, per quanto silenziosi e dimezzati. Tutto stranamente nella norma.
Per don Paolo Arienti, docente di religione all’Aselli, il rientro ieri mattinata ha avuto qualcosa di speciale. «Sì, è vero. Rientro dopo aver avuto il Covid, una brutta bestia — racconta don Arienti —. Ne sono uscito. È stato tutto così improvviso. Sono stato in ospedale, ma per fortuna me la sono cavata e sono qui a raccontarlo».

E fa capire che la cosa non era poi così scontata. Don Paolo Arienti ha fatto della sua esperienza un’opportunità di riflessione con i suoi studenti: «A pasqua avevo mandato un messaggio raccontando la mia esperienza — spiega —. Questa mattina (ieri ndr) abbiamo parlato del nostro rientro. Ho chiesto loro di stare attenti. Il Covid è subdolo, colpisce quando meno te lo aspetti. Ho detto ai ragazzi di non abbassare mai la guardia, di tutelare i loro genitori e i loro nonni con comportamento responsabili».

E se in casa si nasconde il rischio di un più facile contagio, c’è anche la consapevolezza di non doversi nascondere dietro un dito: «Molti ragazzi hanno continuato a frequentarsi e vedersi, è inutile nasconderselo e l’ho detto ai miei studenti — afferma —. Mi sono raccomandato di tenere alta la guardia nei metri che li dividono da casa a scuola, o dal piazzale dei pullman a qui. Di stare attenti sui mezzi, di mantenere le distanze per tutelare loro e chi vive con loro. A scuola siamo sicuri, ho chiesto loro di non tenere comportamenti irresponsabili quando non sono in situazioni non strutturate. Ma il rischio è ora cercare di ridare forza ai ragazzi. In tanti mi hanno detto che forse sarebbe stato meglio continuare in Dad, questo vuol dire che abbiamo perso la relazione educativa. Dobbiamo recuperarli. È un nostro dovere di educatori».

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