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VENERDÌ SANTO - CREMONA

"Gesù custodisce il segreto della speranza"

Niente processione: la Sacra Spina è esposta nella cappella delle Reliquie alla devozione dei fedeli

Gianpiero Goffi

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rmaruti@laprovinciacr.it

02 Aprile 2021 - 20:41

"Gesù custodisce il segreto della speranza"

CREMONA (2 aprile 2021) - Non c’è messa il Venerdì santo. La Chiesa celebra l’azione liturgica della Passione del Signore. Così è stato anche in Cattedrale, con l’ingresso, in religioso silenzio, del vescovo Antonio Napolioni, preceduto dai seminaristi, dai canonici del Capitolo, dai diaconi. Poi la prostrazione in preghiera, la liturgia della Parola con la lettura dialogata della Passione secondo Giovanni, la Preghiera universale alla quale, dallo scorso anno, sono state aggiunte le intenzioni per la liberazione dall’epidemia, per le sue vittime e per gli operatori sanitari che si prendono cura dei malati. Seguono l’adorazione della Croce – quest’anno senza il bacio dei fedeli – e i riti della comunione, con le ostie consacrate il giorno precedente. E, nell’omelia, il vescovo si è ricollegato alle precedenti liturgie della Settimana santa, da quella della Domenica delle Palme con l’invito a guardare alla Passione del Signore «da dentro il cuore», a quella ‘In coena Domini’ della sera del Giovedì santo, in cui Dio stesso ci invita a cena, si china a lavare i piedi dei discepoli, non caccia chi sta per tradirlo. Nella Passione secondo Giovanni – ha spiegato monsignor Napolioni – gli eventi drammatici ci rivelano ulteriormente «l’ospitalità del Figlio di Dio». È lui che «si invita a cena a casa nostra», che assume la nostra carne, con il suo carico di dolore, di solitudine, di violenza, di peccato, per trasformare il male con il bene: «si butta nella nostra realtà, dona tutto, si dona tutto, perdona tutto». Davvero, come scrive l’autore della Lettera agli ebrei, possiamo accostarci «con piena fiducia al trono della grazia», che è la Croce, «per ricevere misericordia e trovare grazia così da essere aiutati al tempo opportuno». Quello della Passione secondo Giovanni – ha proseguito - «è un Vangelo ricchissimo di doni, i regali di Pasqua, i doni dell’ospite rifiutato, quelli che Lui però non riporta via. Siamo liberi di seguirlo o di respingerlo. Dona la verità, dona la vita, dona il suo regno ai popoli di ogni tempo mentre i regni terreni passano... lascia che si prendano le sue vesti, consegna il suo mite silenzio a Pilato... consegna sua Madre a Giovanni, alla Chiesa, a tutti noi, consegna il suo spirito al Padre e agli uomini, sangue e acqua dal suo costato, consegna infine il suo corpo morto al sepolcro e al silenzio». L’ultima frase del brano evangelico dice che «Là posero Gesù». «Con il dubbio – ha aggiunto il vescovo – che sia una resa o l’attesa della vittoria». Una conclusione che pone domande agli uomini: dove e come vogliamo Gesù nella nostra vita, in quella delle persone che incontriamo, in quella del mondo. «Solo lui – ha concluso – custodisce il segreto della speranza e dona a noi la forza di cambiare». Il rito, molto partecipato, si è concluso con la preghiera di monsignor Napolioni e dei canonici alla cappella delle Reliquie, nel transetto nord, dove - in assenza della tradizionale processione - la Sacra Spina donata nel 1591 da Gregorio XIV alla sua Chiesa cremonese è esposta, anche nella giornata di oggi, Sabato santo, alla devozione dei fedeli. All’uscita dalla Cattedrale sono state raccolte, come ogni anno in questa giornata, le offerte per le comunità cattoliche, particolarmente provate, della Terra Santa. 

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