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I DATI ISTAT

In provincia il tasso di occupazione più basso della Lombardia

Crollo dal 66,9% del 2019 al 63,4% del 2020: un risultato decisamente peggiore sia della media regionale (-1,5) che della media del Nord Italia (-1,3)

Riccardo Maruti

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rmaruti@laprovinciacr.it

26 Marzo 2021 - 19:37

In provincia il tasso di occupazione più basso della Lombardia

Giovanni Gagliardi e Mirko Signoroni

CREMONA (26 marzo 2021) - Secondo i dati sulle Forze di Lavoro a livello provinciale resi noti da Istat, nel 2020 in provincia di Cremona  il tasso di occupazione complessivo – considerando l’intera fascia d’età 15–64 anni – è in rilevante diminuzione (-3,5%), passando dal 66,9% del 2019 al 63,4% dello scorso anno. Si tratta del tasso di occupazione più basso a livello regionale e, nel confronto fra le altre provincie lombarde, è tra quelli che hanno avuto la diminuzione maggiore tra il 2019 e il 2020 e risulta decisamente peggiore sia della media regionale (-1,5) che della media del Nord Italia (-1,3).

Inaspettatamente, la diminuzione del tasso di occupazione è maggiore per gli uomini (-3,9%) che per le donne (-3,1%), sebbene di poco: esito inatteso, perché gli ambiti occupazionali sui quali la pandemia ha avuto un maggior impatto negativo riguardano soprattutto il settore dei Servizi, generalmente a forte presenza femminile. E anche sotto questo aspetto la situazione della provincia di Cremona si presenta la peggiore rispetto a quella di tutte le altre province lombarde, decisamente peggiore rispetto alle medie regionali (-1,9% per gli uomini e -0,9 per le donne) e del Nord Italia (-1,3 per gli uomini e -0,6 per le donne).

Contemporaneamente, risulta in aumento il tasso di disoccupazione, non in misura elevata (+0,7%), ma senz’altro in controtendenza rispetto a tutte le altre province lombarde che, ad eccezione di Sondrio (+02%), vedono diminuire il tasso di disoccupazione, in linea con la tendenza regionale (-0,6%) e del Nord Italia (-0,3%).

Nel caso del tasso di disoccupazione, l’aumento è risultato maggiore per le donne (+0,9%) che per gli uomini (+0,5%), anche in questo caso in contrasto con le medie regionali (-0,3% per gli uomini e -0,7% per le donne) e del Nord Italia (-0,1% per gli uomini e -0,5% per le donne).

Analogamente, nel territorio provinciale si riscontra un notevole aumento del tasso di disoccupazione giovanile nella fascia d’età 15-29 anni (+4,8%), maggiore che in tutte le altre province lombarde e, quindi, anche delle medie regionali (+0,7%) e del Nord Italia (+1,1%).

Anche i valori assoluti di occupati e disoccupati riflettono la situazione sopra descritta: nel 2020 gli occupati sono diminuiti di 8.000 unità rispetto al 2019 (da 154.000 a 145.000) e i disoccupati sono aumentati di 1.000 unità (da 8.000 nel 2019 a 9.000 nel 2020),

Le ragioni di questi andamenti possono essere molteplici e potranno essere meglio indagate quando avremo a disposizione anche i dati sull’andamento dei contratti di lavoro relativi al 2020, sperando che la Regione Lombardia sia in grado di metterli a disposizione in tempi brevi.

Ma, oltre alla fondamentale rappresentazione quantitativa fornita da Istat e ai dati regionali che sono in arrivo, è importante tener conto anche di altri elementi che non emergono con immediata evidenza dai dati e dalle percentuali e che, invece, rivelano condizioni di disagio anche maggiori rispetto a quelle già rappresentate dai dati stessi.

Si fa riferimento, per esempio, all’elevato numero di lavoratori in Cassa Integrazione. Nello 2020 sono stati circa 15.500 i lavoratori cremonesi che hanno usufruito degli ammortizzatori sociali. Queste persone statisticamente appaiono tra gli “occupati”, ma hanno un salario ridotto a 700/900 euro mensili a seconda del salario originario.

Già i salari e gli stipendi italiani sono mediamente bassi: una decurtazione, poi, del 20/25% determinata dalla Cassa integrazione non può che abbassare ulteriormente il loro tenore di vita.

Accanto ai lavoratori in Cassa, si possono anche ricordare, per esempio, tutte quelle persone che, rimaste senza lavoro, non provano nemmeno a cercarne uno, perché il contesto le induce a ritenere impossibile una loro collocazione lavorativa: nel 2020 sono state stimate da ISTAT in 73.000 unità, a fronte di 66.000 nel 2019.

Queste persone statisticamente non compaiono tra i “disoccupati”, bensì tra gli “inattivi”, ma il loro disagio permane, e forte, nonostante la definizione statistica neutra.

Ma nel frattempo occorre domandarsi quali strategie adottare quando, fra pochi mesi, le problematiche del mercato del lavoro si manifesteranno con tutta la loro drammaticità. Come potranno intervenire le Pubbliche Amministrazioni?

“I Centri per l’Impiego non saranno ancora stati potenziati: le procedure concorsuali gestite dalla Regione, che avrebbero dovuto immettere nelle fila dei Centri per l’Impiego 74 nuove unità sono ancora in alto mare – e non solo a causa dell’emergenza sanitaria – mentre continua la costante fuoriuscita di personale per pensionamento. E’ intollerabile che proprio gli uffici pubblici che costituiscono la “prima linea” dei servizi per il lavoro che sono e saranno ancora più necessari nei prossimi mesi non siano in condizioni di rispondere ai bisogni sempre più pressanti della cittadinanza”, evidenziano il Presidente della Provincia di Cremona, Paolo Mirko Signoroni, e il vice presidente, Giovanni Gagliardi, consigliere provinciale delegato al lavoro.

“Urge una presa di coscienza da parte di tutte le istituzioni e di tutti gli altri attori del mercato del lavoro (Comuni, parti sociali datoriali e dei lavoratori...) che non siamo di fronte ad un problema dell’ente Provincia, ma ad una carenza drammatica di servizi a danno di tutta la comunità locale”, continuano i due rappresentanti della Provincia.

E concludono: “La ripresa del mercato del lavoro potrebbe partire proprio dalle istituzioni pubbliche, nelle quali per anni il blocco delle assunzioni ha reso impossibile il turn over e l’immissione di forze nuove, ma che oggi stanno per rinnovarsi grazie alla possibilità di assumere operatori dotati di competenze e professionalità che possano accompagnare le persone nelle transizioni che caratterizzano l’attuale mercato del lavoro, offrendo servizi non meramente burocratici, ma di orientamento e di assistenza all’incontro fra domanda e offerta di lavoro, loro funzione primaria”.

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