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Mercoledì 21 Aprile 2021

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CORONAVIRUS. LA SCUOLA

Quelle lezioni in solitudine davanti al Pc

Parlano i docenti di nuovo in cattedra nelle aule deserte

Quelle  lezioni in solitudine davanti al Pc

Fabrizio Lodigiani docente di matematica all’Anguissola

CREMONA (4 marzo 2021) -  Su ogni cattedra un computer, i banchi vuoti, i docenti che dialogano, spiegano sovrastati dai volti dei ragazzi, proiettati sulla lim, oppure chini sullo schermo del computer. Il silenzio nei corridoi e nelle aule è rotto solo da qualche voce amplificata. L’atmosfera è irreale. Le scuole cittadine da ieri sono tornate deserte.

Al Torriani, ad ogni insegnante è assegnata un’aula. In una trentina hanno fatto lezione, ognuno al proprio posto, il limitare al massimo i contatti è una cautela che ognuno ha adottato, quasi istintivamente. «Abbiamo fatto lezione ognuno nella sua classe, spesso davanti a una distesa di banchi vuoti. L’impressione è quella di essere tornati indietro», afferma Riccarda Gavazzi, docente di italiano.

All’Anguissola, Fabrizio Lodigini, professore di matematica, è sovrastato dalle formule di fisica, si divide fra lim e computer e afferma: «Non pensavamo di tornare in questa situazione, ma dobbiamo adeguarci. Dire che ci siamo abituati è eccessivo e non sarebbe vero — afferma —. Oggi la dad appare più pesante rispetto ad un anno fa, i ragazzi sono stanchi e noi con loro. La situazione della frequenza al 50% stava funzionando, se non fosse stato per questa maledetta variante inglese». Il pensiero, naturalmente, va ai ragazzi: «A loro manca il contatto e lo dico non solo da docente, ma anche da genitore — spiega —. A mia figlia manca lo sguardo dell’insegnante, l’occhiata che la può indirizzare nel fare una cosa, piuttosto che l’altra. Questa cosa in video non è possibile. Anche questo aspetto credo vada rubricato sotto il titolo: relazione. Quello che manca è questa cosa: essere in relazione di sguardi. Ha ragione mia figlia».

Nella classe a fianco, un altro professore, un’altra disciplina, altri fantasmi: studenti trasformati in icone, volti che sorridono, ti fissano, ognuno con uno sfondo diverso delle loro camere diventate un mondo. «Non c’è più neppure la parvenza di una comodità — afferma un po’ sconsolato ma con lucidità Riccardo Braga, docente di italiano e latino —. Se all’inizio ai ragazzi era parsa quasi una comodità poter fare lezione da casa, alzandosi all’ultimo minuto e accendendo il video, ora non è più così. Più di un mio studente mi ha detto: le comodità si pagano. E il pagamento è in termini relazionali e di apprendimento». La pandemia ha fatto esplodere problemi e fragilità che erano già insite nella scuola e che ora sono diventati evidenti: «Chi aveva problemi relazionali e fragilità si è trovato spiazzato, penalizzato dalla distanza — confessa Braga che è anche coordinatore dello sportello di consulenza psicologica della scuola —. Le richieste di aiuto sono tante, non c’è orario, non c’è giorno di festa o domenica. I ragazzi ti cercano, cercano il contatto, hanno bisogno di sentire la voce di professori che li sappiano ascoltare, hanno bisogno di raccontarsi. È questa la priorità». 

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03 Marzo 2021