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Giovedì 04 Marzo 2021

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GIOVANNI ARVEDI

Innamorato di Cremona: filantropia, cultura e pallone

Terza parte dell’intervista al cavaliere. Caso Uniti: “Neppure un euro della generosità dei cremonesi deve andare perduto”

Innamorato di Cremona: filantropia, cultura e pallone

CREMONA (21 febbraio 2021) - Parliamo di sport: lei ha investito tante risorse nella Cremonese. Ma non ha ottenuto risultati in proporzione agli sforzi compiuti. Ha qualcosa da rimproverarsi?

“Riproverarmi? Sempre! Ma io credo di avere fatto tutto il possibile. I colori grigiorossi ti entrano nell’animo come l’impegno verso la gloriosa storia dell’Unione Sportiva Cremonese e la stima verso la nostra città. Quando mi fu chiesto di intervenire per non far fallire l’USC non c’erano né gli spogliatoi né gli attaccapanni. Qualcosa di buono l’abbiamo fatto, ma sento che non è sufficiente e quindi sono aperto ad affidabili soluzioni. Per ora nella Lega siamo rispettati e il settore giovanile sta migliorando, ma i risultati della squadra sono inadeguati”.


Qualcuno sostiene che a Cremona i calciatori stiano troppo bene: ottimi stipendi pagati con regolarità, un centro sportivo degno di un club di Serie A, poca o nessuna pressione da parte della piazza. È questo il problema?

“Può essere anche vero, ma la Cremonese ha un suo stile di vita e di comportamento al quale non pensiamo di rinunciare”.


Ariedo Braida è il suo uomo di fiducia o un traghettatore?

“Mi fa piacere che sia con noi: staremo a vedere, è appena arrivato”.


Anche Massimo Moratti, l’ex proprietario dell’Inter, fu accusato di essere troppo generoso e di spendere male i propri soldi. Però, è passato alla storia come l’unico presidente italiano a conquistare il Triplete: Champions League, scudetto e Coppa Italia nello stesso anno. Alla lunga, la generosità paga?

“Dovrebbe essere, ma il mondo del calcio non lo conosco bene”.


Quando si parla di generosità esiste anche un rovescio della medaglia, che si chiama riconoscenza: lei, da questo lungo di vista, ha avuto più soddisfazioni o più delusioni?

“Sono scelte personali che nascono nel nostro interiore e che uno fa senza pensare di avere il ben che minimo compenso neanche personale. La possibilità di poter fare qualcosa di buono per il nostro prossimo è già una grande gratificazione personale”.


Vale anche per la città di Cremona? Dal Museo del Violino al Campus di Santa Monica, passando per altre mille forme di filantropia silenziosa, non sono pochi i suoi doni alla collettività...

“Il bene è la cosa più naturale, logica e intelligente che l’uomo possa fare. Io rifarei tutto quello che ho fatto e se potessi anche di più. Queste sono le mie forze e ragioni di vita e spero di avere ancora un poco di tempo per completare il mio progetto. Cremona, con i suoi abitanti, è una città ideale per operare e merita tutto il nostro impegno e amore. Cremona ha una storia illustre, espressioni creative straordinarie, pensi al Torrazzo, al Battistero, al Palazzo Comunale, alla Cattedrale che ha nell’abside il grande Redentore e poi l’Universitas Mercatorum, e pensi all’influenza nel pensiero e nelle azioni dei vescovi Novasconi, Bonomelli, Cazzani,  per non citare sul piano sociale Bissolati e Turati, nonché altre illustri e meritevoli personalità: la lista sarebbe lunga”.


Nel campo della filantropia, lei è stato tradito da un suo collaboratore: il riferimento è al caso dei fondi sottratti all’onlus Uniti per la provincia di Cremona. Insieme all’anonimo imprenditore che ha donato un milione di euro, lei è stato il principale sostenitore della campagna nata all’inizio della pandemia, ma ha finito per subirne addirittura un danno di immagine. Anche per questo in un editoriale l’ho definita la prima vittima del raggiro: al netto dell’inchiesta giudiziaria, che farà il suo corso, lei come ha vissuto questa vicenda?

“Uniti per Cremona è un’iniziativa nata dai cremonesi e per i cremonesi in un momento drammatico della nostra vita di comunità. Questa realtà ha sostenuto la sanità della provincia di Cremona nella lotta al Covid con migliaia di donazioni e milioni di euro raccolti e ridistribuiti e penso che avrà un ruolo importante anche dopo l’emergenza sanitaria, quando anche nel nostro territorio ci si dovrà occupare della crisi sociale, cioè delle tante persone in difficoltà ad arrivare alla fine del mese. Su tutta questa luce positiva è scesa un’ombra. Una cosa triste e dolorosa per me anche perché totalmente inaspettata. Ho però grande fiducia nella Magistratura cui spetterà il compito di accertare i fatti accaduti. Ciò che è certo è che quanto eventualmente sottratto alle casse dell’associazione e non recuperato, attraverso gli atti che si stanno compiendo, sarà comunque ripianato dai soci fondatori di Uniti per Cremona. Neppure un euro della generosità dei cremonesi deve andare perduto.


La Fondazione Arvedi Buschini l’anno scorso ha tagliato il traguardo dei trent’anni di attività: quale bilancio ne traccia e quali sono i suoi obiettivi per il futuro?

“Il nostro pensiero è che è gratificante impegnarsi per il bene comune oltre che a essere un’esigenza di giustizia e carità.  La Fondazione Arvedi Buschini credo abbia fatto un buon lavoro e per quanto è nelle nostre intenzioni continuerà la sua missione e dovrà essere anche un sostegno per le famiglie in particolari situazioni di difficoltà, oltre a supportare attività culturali, sportive e religiose. La Fondazione riceve i proventi derivanti dalle royalties della nostra tecnologia e dalla relativa vendita degli impianti e del suo patrimonio”.


Il Campus Universitario di Santa Monica è frequentato dallo scorso settembre, ma a causa della pandemia non è stato mai ufficialmente inaugurato ed è un peccato perché rappresenta davvero un gioiello. Per il taglio del nastro ufficiale si attende sempre il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella?

“Sì,  con generosità e attenzione verso i cremonesi il nostro Presidente ha conservato il suo impegno anche recentemente”.


Il presidente Mattarella è nato nel 1941 e quest’anno compirà 80 anni, quattro meno di lei: qual è il segreto per restare sempre giovani? Dove trovate tutta l’energia che serve?

“Il segreto? Far restare attivi i neuroni che ogni giorno generiamo e ascoltare e far lavorare bene il nostro cuore”.


A un giovane cosa consiglierebbe: una competenza tecnica specifica, sul modello americano, o una formazione umanistica ad ampio spettro all’italiana?

“Siamo, speriamo, vicini a un mio sogno: unire la cultura umanistica dell’Università Cattolica con quella scientifica del Politecnico di Milano in un progetto di corsi abbinati e integrati per una cultura multiculturale in grado di dare ai giovani la preparazione necessaria per affrontare le complesse sfide del mondo che ci attendono”.


Il tema della cultura riguarda i singoli, ma anche le città: vale soprattutto per una piccola, grande comunità come Cremona. Cosa le serve per un reale salto di qualità?

“Se si vuole pensare al domani, il migliore investimento è quello sui giovani e sulla cultura.  L’università è un formidabile volano di sviluppo, non solo di ringiovanimento della città”.

SU "LA PROVINCIA" DI DOMENICA 21 FEBBRAIO LA VERSIONE INTEGRALE DELL'INTERVISTA DEL DIRETTORE MARCO BENCIVENGA A GIOVANNI ARVEDI

 

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21 Febbraio 2021