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Mercoledì 03 Marzo 2021

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L'UOMO DELLE EMERGENZE

Bertolaso: "Fuori dalle corsie gli operatori sanitari no vax"

Ecco l'intervista integrale al consulente speciale per l’emergenza Covid

Guido Bertolaso intervistato da Marco Bencivenga

CREMONA (19 febbraio 2021) - Ecco l'intervista integrale - pubblicata su La Provincia di oggi - a Guido Bertolaso, consulente speciale del presidente della Regione Attilio Fontana per l’emergenza Covid e coordinatore della campagna vaccinale lombarda.

Bertolaso, lei è l’uomo delle emergenze, che arriva in una situazione complessa e difficile, sa cosa fare e come farlo bene. Ma come si fa a sbrogliare la matassa di un’emergenza? Da dove si parte?
«Bisogna avere maturato esperienza, per essere in grado affrontare situazioni molto complesse con i tempi e la mentalità diversi da quelli della normalità. È davvero una professione a se stante. E quando ti trovi di fronte a una delle emergenze più difficili e complicate della storia, come una pandemia, vengono a nudo le difficoltà e le carenze di un sistema che probabilmente aveva affrontato l’ultima situazione simile solo ai tempi della Spagnola. Spesso si è affrontata l’emergenza Covid usando strumenti ordinari o i famosi Dpcm, ma senza sapere le capacità operative che dà questo strumento e soprattutto senza essere in grado di guardare oltre la siepe. Chi fa emergenza, al contrario, deve saper prevedere e di conseguenza prevenire. Deve sempre prepararsi al peggio. Chi ha gestito il primo momento dell’epidemia a febbraio doveva immaginare subito gli scenari peggiori. Purtroppo non è successo. Ci ricordiamo chi è andato a prendere l’aperitivo, chi diceva che era solo un’influenza, gli appelli a riaprire tutto. Chi lo diceva era in buona fede, ma impreparato. Solo Alma, la signora di 107 anni vaccinata all’Ospedale Maggiore, ha potuto vedere nella sua vita un’altra emergenza come questa: nata nel 1913, ha vissuto la Spagnola ed è sopravvissuta a due guerre».

Dopo un anno, oggi si può ritenere un’emergenza il piano vaccinale? È giusto definire un’emergenza il fatto che si debba organizzare una vaccinazione su larga scala?
«È sacrosanto. Non c’è attività più emergenziale che vaccinare una popolazione durante un’epidemia. Non stiamo vaccinando contro il morbillo o una malattia lontana. Stiamo fronteggiando qualcosa che è fra noi e ci sta rovinando la vita. Non possiamo impostare una campagna come quella contro le malattie dell’infanzia, ma dobbiamo cercare di vaccinare già ieri, come sono abituato a dire. Perché ogni giorno che passa la situazione è più critica. Questa è l’emergenza delle emergenze. Se oggi avessimo 60 milioni di dosi di vaccino già disponibili, pensate che potremmo immunizzare tutti gli italiani dall’oggi al domani? Evidentemente no. Lo iato fra la disponibilità delle dosi e la somministrazione a 60 milioni di italiani è l’emergenza. Che significa organizzare secondo mentalità di Protezione civile. Fino a oggi non si è fatto, ma saluto con grande soddisfazione le parole del presidente del Consiglio Mario Draghi che ha annunciato il coinvolgimento di tutte le componenti della Protezione civile: le forze armate, le forze dell’ordine, il volontariato, i vigili del fuoco... Tutto il sistema Paese va chiamato senza se e senza ma per vaccinare tutti gli italiani. Questo è il punto che ancora non si è capito. Mi capita di essere interpellato da medici che mi chiedono: ma io sono specializzato, devo tornare a vaccinare? Sì! Anche un giornalista, se fosse capace di iniettare, dovrebbe lasciare temporaneamente la sua attività e andare a vaccinare. È questa la mentalità giusta, che bisogna avere».


Partita ufficialmente la seconda fase, tecnicamente la 1 ter, dedicata alle persone di 80 anni e oltre, qual è il prossimo traguardo realistico?
«Sulla base della disponibilità di vaccini che ci hanno comunicato da Roma, non ho imbarazzo a dire che nella situazione attuale potremo vaccinare tutti gli over 80 della Lombardia concludendo entro il mese di maggio con la prima e la seconda dose, lavorando a ventre a terra, perché stiamo parlando di 720 mila persone. Se la fornitura di vaccini dovesse aumentare, come spero, potremmo accorciare i tempi. A questo proposito oso sperare in un nuovo impulso di Draghi e dell’Europa. Questa è la mentalità: non puoi restare seduto ad aspettare. L’altro giorno mi hanno fatto vedere una mail del commissario che si occupa dell’emergenza vaccini in cui si annunciava che il volo Dhl che doveva portare i vaccini in Lombardia era stato annullato. Punto. Fine. Neppure una parola per dire come si sono organizzati, se hanno preso un C-130 dell’Aeronautica Militare e sono andati a prenderli, quei vaccini, come si fa in emergenza. Se mi scrivi ‘il volo è stato cancellato, arrivederci e grazie’, non hai la mentalità da emergenza, E io che ho già programmato le vaccinazioni come faccio?»

Lunedì è stato il primo giorno utile per prenotare le vaccinazioni da parte degli over 80. E sul portale web c’è chi si è trovato in lista di attesa con 130 mila persone davanti, anche se poi l’attesa è stata meno lunga del previsto. Dobbiamo abituarci alle nuove tecnologie e devono farlo anche gli anziani, è un passaggio ineludibile?
«Ho messo in piedi in pochi giorni questa prima campagna e ci siamo inventati una piattaforma per registrare gli over 80. Siccome sono abituato a prevedere gli scenari peggiori, avevamo messo in conto e previsto che il primo giorno ci sarebbero stati problemi. Era scritto. Ma non c’è stato alcun crash o alcun tilt. Agli esperti di Lombardia Informatica ho detto: dovete dire la verità. E quindi ho previsto una schermata con il numero d’ordine e i tempi di attesa in coda. Abbiamo avuto problemi con Tim sugli sms per cui qualcuno non ha ricevuto il messaggio di conferma. E ha dovuto ricominciare la trafila. Ma io preferisco correre il rischio di creare un po’ di disagio e partire subito, piuttosto che rinviare di una settimana. Oggi (ieri, ndr) dovevamo vaccinare 3 mila anziani in tutta la Lombardia. Abbiamo avuto problemi: non tutti hanno ricevuto l’sms e comunque i messaggini sono partiti solo il giorno prima. Ci sono una serie di colli di bottiglia, ma ho preferito partire subito. Tanto questa è una settimana di prova. Siamo in rodaggio e ci aggiustiamo da oggi a domenica. Da lunedì dovremo essere in grado di andare avanti senza più intoppi. Ma sempre su una media giornaliera di somministrazioni bassa. Sapete quanti vaccini Pfizer ho disponibili io oggi per gli over 80? Solo 18 mila su 720 mila ‘aventi diritto’, anche se finora hanno aderito in 380 mila. In questo momento possiamo pianificare la vaccinazione per il 30% di quelli che la aspettano, ma cosa possiamo fare? Il vaccino non lo possiamo fabbricare».

Domanda delicata: una volta nell’emergenza si diceva ‘prima le donne e i bambini’. Oggi la prospettiva si è capovolta e siamo partiti dai più fragili, dai più anziani. È giusto così?
«Assolutamente sì. Io, Guido Bertolaso, l’anno scorso avevo 70 anni e due giorni quando mi sono ammalato a Milano e ho avuto la fortuna di poter essere ricoverato al San Raffaele. Ma se fossi stato in un’altra regione non lontana da qui, dove c’era l’ordine di non attaccare al respiratore le persone con più di 65 anni perché le Rianimazioni erano piene, probabilmente me ne sarei andato al Creatore. Ma non ho alcun motivo di dire che sarebbe stato ingiusto, perché certo che fra me e uno più giovane e con più probabilità di sopravvivenza, la scelta sarebbe stata obbligata. Oggi che la situazione è cambiata e dobbiamo vaccinare è giusto partire dalle categorie più a rischio. E non è che stiamo dicendo: ‘Adesso gli over 80 e fra due anni gli altri’. Io voglio sperare che si possa iniziare a vaccinare anche le persone in età lavorativa a partire da metà marzo, non oltre».

Ai medici di base che si sono tirati indietro cosa vuole dire?
«Ho fatto riunioni con i medici di base e le varie sigle sindacali; in passato si sono sentiti un po’ trascurati e hanno sofferto di scarsa comunicazione. Ma negli incontri che ho fatto, ho trovato disponibilità. Oggi a Pavia stiamo vaccinando gli over 80 solo con i medici di base. E la cosa si sta muovendo in modo positivo anche nelle altre province. C’è bisogno di dialogo».

A che punto sono le Primule?
«Draghi ha detto una parola definitiva su questa vicenda assolutamente criticabile che ha tutto il sapore della passerella o dello show mediatico. Le vaccinazioni si fanno negli ospedali, negli ambulatori o nei grandi hub che si allestiscono per l’emergenza specifica. Ad esempio la Fiera di Milano, dove oggi stiamo vaccinando 800 agenti delle forze dell’ordine. Servono grandi spazi e visto che ne siamo pieni, perché spendere quattrini per prefabbricati che poi possono ospitare 20 o 30 persone? A Cremona gli spazi della Fiera saranno l’hub per la provincia».

Confindustria, a partire dal presidente cremasco Carlo Bonomi, ha proposto che siano le aziende a farsi carico della vaccinazione dei dipendenti, ma non ha ricevuto risposta...
«Ho parlato con il direttore generale di Bergamo e ci siamo messi d’accordo: fra una settimana insieme all’Ats faranno il piano da portare avanti con le associazioni datoriali».


L’ordine delle professioni infermieristiche ha definito «indecente» la proposta delle Ats di arruolare vaccinatori a titolo gratuito. Trattandosi di professionisti, non hanno tutti i torti, anche se lo chiediamo alla persona sbagliata, visto che lei ha offerto la sua esperienza alla Regione senza nulla reclamare.
«Sì, io sono qui gratis. Viene chiesto di fare le vaccinazioni gratis a chi può farlo nel tempo libero e su base volontaria». E il dg dell’Ats Mannino specifica: «Il bando emesso a questo scopo ha solo la finalità di regolamentare il rapporto di lavoro fra i volontari e la pubblica amministrazione: non sostituisce quelli già emessi in passato che prevedono la remunerazione, ma si rivolgono ai volontari. E in questo senso abbiamo già raccolto l’adesione di 63 fra medici, infermieri e assistenti sanitari». «Questi bandi — prosegue Bertolaso — prevedono anche incentivi economici, che certo non arricchiscono. Gli unici che lavorano davvero gratis sono i volontari che fanno l’accettazione delle persone che vengono a vaccinarsi, come quelli che ho incontrato al Maggiore».

Con gli operatori della Sanità che rifiutano di ricevere la vaccinazione come si deve comportare il sistema sanitario? Si lasceranno in corsia, a contatto con i pazienti?
«Personalmente dico di no, li destinerei a incarichi diversi. Ma questo è un problema nazionale ed europeo. Potrebbe essere risolto con il certificato di vaccinazione. Il passaporto Covid non deve essere obbligatorio, ma per esempio basterà dire che non si va al cinema o non si sale su un aereo se non lo si ha».

Quando sarà il turno delle persone qualunque, quale sarà il criterio di precedenza?
«Bisognerà prendere la popolazione in età lavorativa e selezionare i soggetti con patologie, che sono circa il 30% del totale».

Che fine ha fatto l’app Immuni?
«Io ce l’ho, voi l’avete mai usata dopo averla scaricata? Il tracciamento dei casi è stata fino a ieri la madre di tutte le battaglie ma non l’abbiamo usato per niente. Siamo in questa situazione perché il virus guerrigliero ha fatto quello che ha voluto e noi non l’abbiamo mai contrastato, tranne all’inizio con il lockdown totale. Dopodiché c’è stato il ‘tana libera tutti’ a maggio ed è successa Caporetto. Oggi non lo controlliamo più. E oggi anche il tracciamento non funziona perché se lo fanno in una zona e non in un’altra non serve. La vaccinazione è l’unica soluzione, sennò dobbiamo fare un altro lockdown totale, ma siamo in grado si sopportarlo?»

Il governatore del Veneto Luca Zaia sta cercando di acquistare autonomamente vaccini per la sua Regione: giusto o sbagliato?
«È un’iniziativa provocatoria, non sbagliata nella misura in cui serve per provocare e costringere chi di dovere a fare presto. Non credo poi che i numeri di vaccini disponibili sul mercato siano veri. Soprattutto se mi si dice che sono Pfizer. Forse c’è un po’ di AstraZeneca che circola perché ne hanno prodotto tanto e c’è questa idea che funzioni meno. Ma di Pfizer ce n’è pochissimo: lo trovi a Dubai dove qualcuno lo ha comprato a 100 euro a flacone, mentre l’Europa lo ha preso a 20. Zaia o parla di AstraZeneca oppure qualcuno gli ha fatto promesse che non è in grado di mantenere. Ma io conto molto su Draghi: oggi abbiamo un presidente del Consiglio che se va a Bruxelles e batte i pugni sul tavolo viene ascoltato. Penso che Draghi riuscirà da un lato a far autorizzare l’impiego dei nuovi vaccini. Johnson&Johnson potrebbe essere disponibile entro fine marzo. Studierei meglio lo Sputnik, che ha fatto domanda. È uscito su Lancet un articolo che ne parla molto bene e i virologi in camera caritatis dicono che è uno dei migliori. E dunque dovremmo rifiutarlo solo per ragioni geopolitiche?»

E la frase di Letizia Moratti, secondo cui non c’è fretta per prenotare la vaccinazione?
«L’assessore Moratti ha detto di stare tranquilli, perché vacciniamo tutti: è vero. Non c’è fretta perché non è necessario registrarsi tutti il primo giorno. Tanto abbiamo solo 18 mila vaccini e non possiamo vaccinare 300 mila persone nell’arco di pochi giorni, come vorremmo. Assolutamente giusto il suo messaggio di tranquillità e certezza. Anche perché io so già che, se avremo i vaccini necessari, fra metà e fine di marzo avremo la possibilità di dire a tutti lombardi: abbiamo immunizzato gli operatori sanitari e le categorie a rischio, gli over 80 e chi ha qualche patologia e poi avremo altri 6 milioni di lombardi. Troveremo un sistema, non quello di lunedì. Stiamo già lavorando per trovare altre possibilità di prenotazione, anche il Bancomat. Troveremo un sistema senza code, che permetterà di prenotarsi rapidamente. Da quel momento partiremo e spero di essere in grado di dire che finiremo non dico a fine giugno, ma entro metà luglio. Oggi tutti vogliono il vaccino, ma a marzo aumenteranno offerta e forniture. E se non sarà entro marzo, a Pasqua avremo una programmazione migliore. Lavoro già oggi per preparare il piano massiccio di vaccinazioni».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI, FOTO E VIDEO

19 Febbraio 2021

Commenti all'articolo

  • Antonio

    2021/02/19 - 18:26

    Giustissimo, chi lavora per la sanità e non si vaccina è giusto che cambi lavoro, nei campi a zappare la terra non si contagia nessuno.

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