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IL CASO MOSCA

"Non ci sto a uccidere pazienti per liberare letti"

La parole shock di un infermiere in uno dei messaggi agli atti dell’inchiesta a carico del medico di Cremona

Riccardo Maruti

Email:

rmaruti@laprovinciacr.it

25 Gennaio 2021 - 21:35

 Carlo Mosca

CREMONA (25 gennaio 2021) - «Io non ci sto ad uccidere pazienti solo perché vuole liberare dei letti», si legge in uno dei messaggi agli atti dell’inchiesta a carico di Carlo Mosca, medico 47enne nato a Cremona, primario all'ospedale di Montichiari, che secondo gli inquirenti ha somministrato farmaci letali a due pazienti (di 61 e 80 anni) affetti da Covid, deceduti a metà marzo. A scrivere quel messaggio è stato infermiere, che lo ha spedito via WhatsApp ad un collega. «Io non ci sto, questo è pazzo», risponde il destinatario parlando della decisione del medico di far preparare i due farmaci che solitamente si utilizzano prima di intubare un paziente.

Per l’accusa, il primario del Pronto soccorso dell’ospedale, che è collegato agli Spedali civili di Brescia, ha somministrato il Propofol e la Sucinilcolina, due farmaci ad effetto anestetico e bloccante neuromuscolare che solitamente si usano nella fase immediatamente precedente alla sedazione e all’intubazione del malato. La Direzione degli Spedali civili di Brescia ha nel frattempo sospeso dal servizio il primario del pronto soccorso di Montichiari.

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