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Superiori, il Tar della Lombardia accoglie il ricorso contro la Dad al 100%

Il Comitato 'A scuola': ora gli studenti potranno andare in presenza. La Regione: ci riserviamo il reclamo contro la sentenza

Cinzia Franciò

Email:

cfrancio@laprovinciacr.it

13 Gennaio 2021 - 21:15

Superiori, il Tar Lombardia accoglie il ricorso contro l'ordinanza

MILANO (13 gennaio 2021) - «Il Tar accoglie la nostra richiesta, respinge l’ordinanza, le scuole possono riaprire»: così un portavoce del comitato 'A scuola!' annuncia che il Tar della Lombardia ha accolto il loro ricorso contro l’Ordinanza lombarda dell’8 gennaio che aveva disposto la Dad al 100% per tutte le scuole secondarie fino al 25 gennaio. «Le scuole possono riaprire, ovviamente non già domani perché è troppo tardi».

«Prendiamo atto della decisione del Tribunale Amministrativo Regionale e ci riserviamo, dopo aver valutato nel dettaglio le motivazioni dello stesso, di proporre reclamo poiché i riferimenti normativi che hanno orientato il Giudice del Tribunale, non tengono conto della possibilità delle Regioni di adottare misure più restrittive di quelle previste dai vari Dpcm». Lo comunica in Nota Regione Lombardia.

L’ordinanza regionale dello scorso 8 gennaio, per il Tar della Lombardia, che ha accolto il ricorso del comitato 'A scuola!' contro la Dad al 100% per le superiori, denota «contradditorietà» e «irragionevolezza» perché «per contenere gli assembramenti adotta misure incidenti sulla didattica in presenza, rispetto alla quale non evidenzia alcun peculiare pericolo di diffusione epidemiologica». In particolare, l’ordinanza - scrive il Tar - deve essere sospesa «nella parte in cui disciplina la didattica a distanza, imponendola al 100%, nel periodo compreso tra i giorni 11 gennaio e 15 gennaio 2021». Il Tar scrive che «in sostanza, il pericolo che l’ordinanza vuole fronteggiare non è legato alla didattica in presenza in sé e per sé considerata, ma al rischio di assembramenti correlati agli spostamenti degli studenti; emerge così l’irragionevolezza della misura disposta, che, a fronte di un rischio solo ipotetico di formazione di assembramenti, anziché intervenire su siffatto ipotizzato fenomeno, vieta radicalmente la didattica in presenza per le scuole di secondo grado, didattica che l'ordinanza neppure indica come causa in sé di un possibile contagio».

Il Tar ha infine ritenuto valida anche «la sussistenza del pregiudizio grave e irreparabile, tenuto conto della compressione del diritto fondamentale all’istruzione e della oggettiva ricaduta delle misure adottate sulla crescita, maturazione e socializzazione degli studenti, obiettivi propri dell’attività scolastica, che risultano vanificati senza alcuna possibilità di effettivo 'ristoro'».

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