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CORONAVIRUS. LA PROTESTA

«Io apro», i ribelli in campo contro l’obbligo di chiusura

Bar e ristoranti allo stremo: anche a Cremona e Crema c’è chi sta valutando l’opzione di infrangere i divieti

Daniele Duchi

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dduchi@laprovinciacr.it

13 Gennaio 2021 - 09:48

«Io apro», i ribelli in campo contro l’obbligo di chiusura

CREMONA (13 gennaio 2021) - «Da venerdì riapriremo i nostri locali. Perché lavorare è un diritto e senza lavoro non possiamo sopravvivere»: una frangia di baristi e ristoratori si dice pronta ad alzare le saracinesche e ad apparecchiare i tavoli per ribellarsi alle restrizioni anti-Covid imposte dal Governo. Un vero e proprio atto di disobbedienza dettato dall’esasperazione: la clamorosa campagna di protesta che è rimbalzata sui social network, accompagnata dall’hashtag #ioapro, in Italia ha già raccolto oltre 50 mila adesioni. E anche a Cremona c’è chi sta valutando la possibilità di tornare a spalancare le porte ai clienti. Per primi gli esercenti di Possiamodobbiamofarcela, il comitato che ha preso vita lo scorso maggio per dare voce alle istanze della categoria. «La situazione ormai è insostenibile — spiegano i portavoce del gruppo, che aggrega decine di titolari e gestori di pubblici esercizi —. Nel 2020 abbiamo accumulato in tutto quasi sette mesi di chiusura e all’orizzonte non si intravede alcuna schiarita. Sì, alcuni di noi stanno prendendo in considerazione l’idea di aderire alla campagna #ioapro». Una mossa eclatante: «Non ci sentiamo dissidenti, ma semplici lavoratori a cui è negata la possibilità di fare il proprio mestiere — affermano —. Siamo allo stremo: ci siamo adeguati ai protocolli, abbiamo investito di tasca nostra per rispettare le necessarie misure di sicurezza e, in cambio, abbiamo ricevuto qualche spicciolo spacciato per indennizzo. Oltretutto, la nostra chiusura pare non aver giovato al quadro epidemiologico: evidentemente la diffusione del contagio non è da imputare a noi». L’iniziativa che invita i ristoratori a infrangere i divieti, rimettendo in moto le attività a partire dal 15 gennaio, è sotto l’attenzione delle forze dell’ordine. Che stanno monitorando attimo dopo attimo l’evolversi della situazione.

Mobilitazione anche a Crema e nel Cremasco. Sergio Brambini, storico patron dell’Hostaria San Carlo di Moscazzano, è forse uno dei più noti, ma la protesta coinvolge già una trentina di colleghi: è nata anche grazie al coraggio di Clara Ogliari, che con il compagno Max Guerini, è proprietaria del ristorante «Seconda casa» di via Piacenza. I due sono anche i titolari della palestra Forma club, adiacente al locale. Inutile dire che anche questa seconda attività di famiglia è ferma da mesi. Nei giorni scorsi, aveva lanciato un accorato appello via social ai colleghi: «Dobbiamo fare qualcosa, così non si va avanti». Un’altra voce è quella di Francesco Luigi Groppelli, figlio di agricoltori, anch’egli di Moscazzano, che si è specializzato nella coltivazione del luppolo per la produzione di birra artigianale – ha vinto anche premi –, poi ampliata con il Flumen degusteria agricola di Crema. L’elenco potrebbe continuare. Sono già una trentina i ristoratori cremaschi che si dicono pronti ad aprire per venerdì a pranzo: qualcuno potrebbe farlo anche alla sera e poi continuare nel fine settimana.

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