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Mercoledì 25 Novembre 2020

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CORONAVIRUS. LA SCUOLA

Didattica a distanza: «Così si sopravvive»

Lo psicoterapeuta Alberto Pellai analizza il disagio dei ragazzi. «L’educazione, alla pari degli oratori, può essere un modello»

Didattica a distanza: «Così si sopravvive»

CREMONA (20 novembre 2020) - «Il fatto che la scuola sia tornata in modalità dad ha deluso un po’ tutti. È questo il primo dato di realtà da cui partire». Entra subito in media res Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta dell’età evolutiva, autore di «Mentre la tempesta colpiva forte. Quello che noi genitori abbiamo imparato in tempo di emergenza» e «L’età dello tsunami», entrambi pubblicati da De Agostini e diventati dei casi editoriali.

Dunque oltre al disagio della distanza con cui dobbiamo fare i conti, c’è anche da gestire la delusione…
«Professori, dirigenti e, in molti casi, anche studenti hanno investito non solo emotivamente sul rientro in classe a settembre, un rientro che per le superiori è durato un po’ più di un mese. Tutti i protocolli sono stati messi in atto, si sono fatte misurazioni delle aule, mettendo da parte la didattica a distanza, nella convinzione, forse, che non avrebbe più avuto un ruolo da protagonista nella scuola della ripartenza».

L’enfasi della scuola della ripartenza è stata smentita dai fatti e la dad è tornata protagonista?
«Esattamente, e ciò ha portato a non attivare una serie di strategie formative volte a ottimizzare e raffinare le competenze dei docenti per la didattica a distanza. La didattica a distanza ha delle grandi potenzialità, ora si rischia di demonizzarla».

Si ha l’impressione di una certa stanchezza. Sta montando un rabbia e non solo per la scuola.
«Ed è così. La scuola resta un diritto e la didattica a distanza non sempre per questioni di carattere pratico: connessione e device può assicurare a tutti questo diritto. Ma oggi non siamo più come nei mesi del primo lockdown e a darcene un segnale sono proprio i ragazzi».

INTERVISTA INTEGRALE SU LA PROVINCIA DEL 20 NOVEMBRE 2020

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20 Novembre 2020