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CORONAVIRUS

'Guarita dal Covid dopo 21 giorni, prometto che sarò più responsabile'

Lucia ha scritto una lettera al giornale per raccontare la sua esperienza e lanciare un appello: 'La vita è preziosa, facciamo in modo, tutti insieme, di salvaguardarla'

'Guarita dal Covid dopo 21 giorni, prometto che sarò più responsabile'

CREMONA (11 novembre 2020) - E' guarita dal Covid dopo 21 giorni e, attraverso una lettera inviata al giornale, Lucia Orto lancia un appello: 'Sarò più attenta e responsabile. Vorrei chiedere a tutti maggiore prudenza e attenzione, perché la nostra vita è preziosa. Facciamo in modo, tutti insieme, di salvaguardarla'

LA LETTERA

Caro direttore,
ha presente come ci si sente dopo aver fatto la doccia e aver messo il doposole dopo una giornata al mare? Dopo che la sabbia incastrata tra la caviglia e il tallone si toglie finalmente da lì? (faccio questo strano paragone perché personalmente odio la sabbia addosso in tutte le sue forme). Ecco, io oggi mi sento così. Come se questa sabbia fastidiosa, dopo 21 giorni trascorsi sul mio corpo, si fosse finalmente staccata. Oggi finalmente ritorno alla normalità, ricomincerò a mettermi quel filo di matita intorno agli occhi che accompagna le mie giornate lavorative, cercherò di rientrare nei miei jeans preferiti (tutti in quarantena mangiamo di più...), mi rimpossesserò delle mie giornate frenetiche, esasperanti, infinite, pazzesche e uniche, indosserò MEGLIO e SEMPRE la mascherina, ma soprattutto - ecco la cosa più meravigliosa - oggi rivedrò mia figlia, la mia cucciola. Ebbene sì, perché il Covid mi ha colpito quasi un mese fa e oltre alla salute si è portato via tanti piccoli momenti della mia vita. Da oggi sarò più prudente e meno spavalda, più attenta e meno incosciente, più presente e meno impegnata. Tutti dovremmo essere così e non semplicemente perché «ci si passa» (onestamente, ciò che ho passato in questi 21 giorni non lo auguro a nessuno), ma perché ci vogliamo bene e amiamo gli altri. Quelle passate sono state settimane di termometro, coperta, medicinali, tamponi, referti, lacrime, sorrisi e pensieri. Giorni in cui amici lontani mi hanno dedicato un momento prezioso e altri più vicini sembravano inesistenti, giorni in cui l’unica compagnia erano i pesciolini nell’acquario, altri in cui le videochiamate riempivano per tre quarti la mia giornata. Sono stati giorni duri... Senza la vicinanza del mio fidanzato e di mia figlia addirittura impossibili. Da oggi la mia piccola Vittoria tornerà dalla sua mamma che l’ultimo giorno l’ha lasciata in lacrime sperando di vederla il prima possibile. Il male maggiore è stato il male al cuore, la sofferenza di non averla con me in queste interminabili settimane. Vorrei chiedere a tutti maggiore prudenza e attenzione, perché la nostra vita è preziosa. Facciamo in modo, tutti insieme, di salvaguardarla.

LA RISPOSTA DEL DIRETTORE

Cara Lucia, pubblico volentierissimo la sua testimonianza - vera, onesta, evidentemente scritta senza filtri e con il cuore in mano - perché possa essere da monito e da esempio per tutti i nostri lettori. Francamente, mi chiedo cos’altro deve succedere prima che i negazionisti ammettano che sì, il Covid esiste davvero, è molto pericoloso e può colpire chiunque, in ogni momento può entrare nelle nostre case, nelle nostre abitudini, nelle nostre vite. La parola chiave è quel «nostre», perché l’emergenza Coronavirus riguarda tutti: ogni città, ogni paese, ogni casa, ogni posto di lavoro. Ognuno di noi. Purtroppo, qualcuno si è illuso di poter essere al sicuro, se non addirittura immune. Sembra incredibile, ma è successo anche qui, dove la scorsa primavera il Covid ha colpito con la massima forza, tanto da regalarci il triste primato della provincia d’Italia con il maggior numero di positivi e di lutti in rapporto alla popolazione residente. Non è così. Nessuno era immune la scorsa primavera. E nessuno lo è adesso. Il virus è tornato fra noi, come testimoniano i dati che da nove mesi ormai pubblichiamo ogni giorno sul giornale. Certo, il lockdown (prima) e la zona rossa (adesso) ci hanno imposto e ci impongono limitazioni, restrizioni, rinunce. E rischiano di mettere in grave difficoltà moltissime imprese e altrettante famiglie. Ma la vita resta il bene primario da salvaguardare. Sempre e comunque. Non ci sono pizza con gli amici, partita di calcetto o serata in discoteca che tengano: prima viene la salute, la vita. Perfino il «primatista» per eccellenza, il Donald Trump diventato presidente degli Stati Uniti all’insegna dello slogan «America First» (prima l’America) ha finito per pagare a caro prezzo la folle scelta di negare la pericolosità del Coronavirus. Le sue urla contro la Cina, le sue smargiassate in tv - quando si strappava la mascherina a favore di telecamera - e la sua assoluta incapacità di organizzare un servizio sanitario adeguato all’emergenza gli sono costati la Casa Bianca. Le elezioni non le ha vinte Joe Biden: le ha perse lui, The Donald. E chissà che la sua sconfitta non serva da lezione a qualche impavido leader No Mask nostrano. Un passaggio più di tutti mi ha colpito nella sua lettera, cara Lucia: quello in cui promette che da oggi sarà «più prudente e meno spavalda, più attenta e meno incosciente». Perché in fondo il segreto è tutto qui. Come diceva un vecchio motto, il pericolo «se lo conosci, lo eviti». Magari, per evitare di ammalarsi non sarà sufficiente indossare la mascherina, lavarsi ripetutamente le mani e mantenere la giusta distanza sociale da amici, colleghi e parenti, magari al virus basta una piccola fessura per superare le nostre difese ed entrare nel nostro organismo, ma non provare nemmeno a difendersi sarebbe assurdo. Urlare «libertà, libertà» e poi finire in terapia intensiva non mi pare una grande soddisfazione. Dalla Campania all’Alto Adige, chi l’ha fatto se ne è poi amaramente pentito. Per non fare la stessa fine, magari, basta pensarci prima.

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11 Novembre 2020