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Giovedì 26 Novembre 2020

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IL PUNTO DEL DIRETTORE

Gli agitatori di piazza e l'esempio di Cremona

Gli agitatori di piazza e l'esempio di Cremona

Il direttore Marco Bencivenga

Incendiano le piazze invocando «Libertà! Libertà!». E ti viene perfino nostalgia di quei sognatori che solo l’altro ieri gridando «Onestà! Onestà» minacciavano di «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno», salvo poi candidarsi alle elezioni, essere democraticamente eletti e, passando dal nulla al Governo, adeguarsi in fretta a usi e costumi della classe politica che con tanta baldanza promettevano di sfrattare. I nuovi agitatori di piazza sono decisamente più pericolosi degli innocui predecessori, che al massimo si lasciavano sfuggire un «vaffa» di troppo. I manifestanti ai tempi del Coronavirus ci vanno giù decisamente pesanti, troppo pesanti: sostituita la mascherina con il passamontagna, bruciano cassonetti, infrangono vetrine, mettono a ferro e fuoco le città, assaltano le camionette di polizia e carabinieri... In una parola sono delinquenti, non soggetti politici. Uno di loro, pochi giorni fa, con la giugulare ingrossata e la bava alla bocca volutamente senza mascherina «ordinava» al cameraman di un tg nazionale di inquadrare gli agenti schierati in assetto antisommossa davanti a una sede istituzionale. E chiedeva a favore di telecamera: «Perché? Perché sono lì?». Il povero operatore tv non ha avuto il coraggio di rispondergli: «Per colpa tua, cretino!». Ma in fondo non toccava a lui: il cameraman era lì solo per fare il suo lavoro, testimoniare e documentare. Magari due parole poteva aggiungerle il giornalista che ha poi commentato il servizio. Ma tant’è. Non è questo il problema.

Il vero problema è capire a cosa puntino i nuovi ribelli: No Mask a oltranza e pasdaran della libertà. In molti casi, in realtà, si tratta di vecchi protagonisti delle cronache giudiziarie, facce ben note alle forze dell’ordine e alla magistratura: dai neonazisti di estrema destra agli irriducibili della sinistra radicale, dai capi ultrà rimasti senza stadi ma con il prurito sulle mani ai nostalgici di Hitler e Lenin, per arrivare fino ai famigerati «black bloc», i professionisti dei disordini sociali che si infiltrano in ogni manifestazione pacifica per provocare disordini e devastazione. A chi giova il caos? A nessun sano di mente, soprattutto in questo momento già così ricco di tensioni e di problemi, mentre le terapie intensive degli ospedali tornano a riempirsi, la Francia (a due passi da noi) proclama il lockdown totale su tutto il territorio nazionale e gli effetti della pandemia iniziano a farsi sentire pesantemente sul piano economico e occupazionale. In un momento tanto delicato serve uno scatto di responsabilità da parte di tutte le componenti sane della società: in primis i partiti, e soprattutto i loro leader, troppo spesso alla ricerca della dichiarazione acchiappa-like o della provocazione a effetto. Ma la sfida riguarda anche i sindacati, le associazioni di categoria e i cosiddetti corpi intermedi. Perché nessuno vieta a commercianti, ristoratori, artisti, commesse e infermieri di scendere in piazza e di protestare civilmente contro la gestione della pandemia o le scelte del Governo. Ma un conto sono le pentolate sotto la Prefettura o i flash mob delle partite Iva in galleria XXV Aprile o nella piazza di Casalmaggiore (tre manifestazioni di dissenso cui La Provincia, non a caso, ha dedicato la prima pagina, a sottolinearne il significato e le ragioni). Tutt’altra cosa, invece, sono gli scontri, le bombe carta e gli assalti all’arma bianca andati in scena nei giorni scorsi a Napoli, Roma, Torino e Milano. O le minacce di morte rivolte ai leader di Confindustria, ora costretti a vivere sotto scorta. Lo sa bene il ministro degli Interni, Luciana Lamorgese, che non a caso ieri ha lanciato un accorato appello a tutti gli italiani perché «isolino i violenti», sottolineando che nella gran parte dei casi si tratta di «soggetti che nulla hanno a che fare con le categorie interessate alle misure del Governo». L’obiettivo sottinteso è impedire che le persone per bene siano strumentalizzate dagli agitatori di professione e diventino inconsapevolmente i soldati di un esercito senza volto che non mira a risolvere i problemi, ma solo a rovesciare il tavolo e a mandare tutto all’aria. Una sfida che ci riguarda tutti, perché il rispetto delle regole e la convivenza pacifica restano la più alta forma di democrazia di ogni collettività. Anche per chi va in piazza e si appropria arbitrariamente del grido «Libertà! Libertà!».

© RIPRODUZIONE RISERVATA DI TESTI FOTO E VIDEO

28 Ottobre 2020

Commenti all'articolo

  • ivano

    2020/10/29 - 09:06

    Se il nostro Presidente del Consiglio Conte non cambia il suo credo che ha mostrato nell'ultimo anno di governo dalla modalità "Ascolto per FINTA" ad " Ascolto VERO" strada indicata palesemente dal Presidente Mattarella si rischia di rimanere in questa palude dove tutti perdono

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