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Martedì 24 Novembre 2020

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Scuola, l'antropologa Biscaldi: 'E' questo il momento per provare a svecchiare il sistema'

La Dad al centro dell'audizione in Senato: innovazione o impoverimento della relazione educativa?

BISCALDI

CREMONA (24 ottobre 2020) - L’ultimo treno per svecchiare la scuola e avviarla verso la vera innovazione? O un impoverimento della relazione educativa? Come sempre, la verità sta nel mezzo: la Dad agli insegnanti piace, ma fino ad un certo punto. Ne è convinta Angela Biscaldi, docente di Antropologia Culturale alla Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano, che è stata relatrice all’interno del ciclo di audizioni della Settima Commissione del Senato, coordinata dal senatore Andrea Cangini, che si occupa di istruzione pubblica e beni culturali. Tema del confronto: l’indagine conoscitiva che mette in luce l’impatto del digitale sugli studenti italiani, con particolare riferimento al tema dell’apprendimento.

«I rischi di un uso eccessivo delle nuove tecnologie per l’attenzione, la concentrazione e lo sviluppo dell’empatia nei giovani, soprattutto dei piccolissimi, esiste – ha spiegato la docente – . Ma è altrettanto vero che l’introduzione di un nuovo mezzo di comunicazione (come avvenuto in passato per scrittura, stampa a caratteri mobili, mass media, new media) comporta sempre discontinuità cognitive che generano preoccupazione sociale; un’analisi in prospettiva storico-culturale mostra invece che gli uomini sono sempre riusciti ad «addomesticare» i nuovi medium, cioè ad utilizzarli per generare apprendimenti. Abbiamo la responsabilità storica di educare ad un uso consapevole e critico di questi strumenti».

Dunque, c’è cauto ottimismo anche sulla famigerata Dad, incubo più dei genitori che degli studenti. Biscaldi ha citato la ricerca condotta da lei quest’estate sulla didattica a distanza con interviste a 70 docenti delle scuole di ogni ordine e grado di tutta Italia. «La ricerca ha messo in evidenza che la dad è stata vissuta di docenti come un’occasione per svecchiare la scuola italiana e per colmare quel gap che si era aperto tra il linguaggio dei docenti e il linguaggio della trasmissione del sapere – ha spiegato Biscaldi – .Tutti gli insegnanti hanno riconosciuto la necessità di lavorare in direzione del consolidamento delle competenze digitali degli studenti».

Fin qui, i pregi. «I docenti riconoscono che l’assenza della presenza è un impoverimento notevole della relazione educativa – prosegue la docente – ma sono stati in grado di apprezzare il nuovo modo di «fare scuola» quanto più sono riusciti a introdurre metodologie innovative e a costruire una nuova alleanza educativa con i ragazzi e la famiglie». Nei mesi di isolamento, proprio grazie alla tecnologia, la scuola paradossalmente ha ritrovato il suo ruolo: «In quelle giornate, nelle case degli italiani oltre alla voce della televisione, si è sentita quella dei docenti – ha concluso Biscaldi nel suo discorso al Senato – . Ci ha sorretto, ha ritmato le giornate, evitandoci la disperazione per ciò che accadeva. Attraverso gli schermi è passato un valore. Quello del sapere. La scuola ha ritrovato il suo ruolo di guida: non buttiamo via questa esperienza e facciamo comprendere che la tecnologia è un mezzo e mai un fine. E che l’umanità è, al contrario, sempre un fine e mai un mezzo. Messaggio che in questi mesi i docenti italiani attraverso i nuovi media digitale sono riusciti a trasmettere».

24 Ottobre 2020