Cerca

Eventi

Tutti gli appuntamenti

Eventi

CREMONA. LA STORIA

L’eredità alla badante. I parenti non ci stanno

Anziana nomina la donna «che mi ha curato». Il notaio: «Era lucida». Accertamenti

Daniele Duchi

Email:

dduchi@laprovinciacr.it

16 Ottobre 2020 - 08:06

L’eredità alla badante. I parenti non ci stanno

CREMONA (16 ottobre 2020) - «Ci ha lasciati serenamente la nostra cara Selene Pozzari, di anni 84. Addolorati ne danno il triste annuncio l’affezionata Elia, Arnaldo, cugini e parenti tutti».
Il necrologio è del 4 maggio 2019 . «L’affezionata Elia» è Cornelia, la badante romena che per anni ha tenuto compagnia all’anziana Selene, infermeria in pensione. L’ha curata giorno e notte nella casa in via del Chiesotto, civico 16, al quartiere Zaist. La stessa dove Elia continua ad abitare. L’anziana Selene gliel’ha donata in vita. «Cugini e parenti tutti» sono, in particolare, tre cugini di secondo grado che accusano la badante di aver alleggerito di 100 mila euro il conto corrente di Selene, a colpi di bancomat. I cugini «sentono puzza di bruciato» anche su una polizza di 15 mila euro e sulla donazione dell’appartamento.
Circonvenzione di incapace, l’accusa che ha portato davanti al giudice «l’affezionata Elia».
L’anziana Selene c’era con la testa, quando fece il testamento? «La signora Selene era perfettamente lucida». Massimo Galli è il notaio che si occupò del testamento. Il 21 febbraio del 2014 si recò personalmente a casa della signora, «una attenzione che spesso ho per le signore anziane. Talvolta lo faccio come forma di riguardo». Per testimoni, due collaboratrici dello studio notarile: «È una cosa che capita abbastanza spesso. Nella norma, gli atti si fanno nello studio e i collaboratori sono lì». In casa c’era anche la badante, la quale, però, «non fu presente al colloquio». Prima di mettere nero su bianco le ultime volontà, infatti «si fa un colloquio preliminare. La signora risultava molto consapevole di quello che stava facendo. Parlava con chiarezza e mi fece anche notare che la casa era in ordine». Il notaio Galli ha spiegato in che cosa consista l’accertamento. «Si spiega il significato del testamento, che cosa accade se si fa, che cosa accade se non si fa. Le ho chiesto se avesse parenti. Appurato che non c’erano figli, fratelli, figli di fratelli, che non c’erano legittimati, ma congiunti, la signora aveva capito e nominato erede naturale Cornelia. Mi disse: ‘Lo faccio, perché è la signora che mi assiste in questo momento della mia vita, perché mi è vicina’. Mi fece inserire la frase nel testamento. Ed è in quel frangente che mi fece notare come la casa fosse in ordine». Al notaio Galli, «la capacità di intendere e di volere della signora sembrava evidente». Anche perché «se avessi avuto dubbi, me ne sarei andato, avrei chiesto approfondimenti al medico curante. In ogni caso, la sua volontà era molto netta e molto chiara». E lo era anche per Laura Genio, il notaio che nel novembre del 2017, nel suo studio accolse Selene, in sedia rotelle, ed Elia, stese l’atto di donazione dell’appartamento a favore della badante. «La signora mi disse: ‘Preferisco che l’immobile vada a Cornelia che ai parenti». «Sapeva che qualche giorno prima era stata fatta richiesta per la nomina di un amministratore di sostegno?», ha rilanciato l’avvocato di parte civile Francesco Chiodi. «No, l’ho saputo dopo», la risposta del notaio.
All’anziana Selene era affezionata Lucia Tonghini, il suo medico di base. La chiamava Nene. «Nene è stata per tanti anni mia paziente, sino ad un anno prima della morte — ha spiegato il medico —. Aveva avuto una ischemia, un ictus, aveva recuperato bene. L’unico deficit nella deambulazione che si era poi aggravata. Decadimento cognitivo? No. Semmai, è cambiata un po’ la sua visione della vita: non camminava più, ma era lucidissima, ricordava le cose, dava ordini, aveva un carattere forte». Assistita dall’avvocato Raffaela Buondonno, il 20 gennaio prossimo «l’affezionata Elia» si difenderà.

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su La Provincia

Caratteri rimanenti: 400