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CORONAVIRUS. LA RICERCA

Casi più gravi di Covid-19: è anche questione di Dna

Alcuni pazienti sviluppano forme aggressive dell’infezione a causa di difetti genetici: su «Science» lo studio di Università e Spedali Civili di Brescia, coordinato dall’ex dg dell’Asst di Cremona Camillo Rossi

Casi più gravi di Covid-19: è anche questione di Dna

CREMONA (26 settembre 2020) - Alcuni sviluppano forme più aggressive di malattia a causa di difetti genetici: sarebbe l’assenza o la neutralizzazione degli interferoni di tipo I, essenziali per proteggere l’organismo dai virus, a lasciare spazio agli effetti peggiori del Covid. È il risultato di uno studio su 660 pazienti gravi appena pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, firmato da un consorzio internazionale di ricercatori di cui fanno parte anche l’Università e gli Spedali Civili di Brescia, con il coordinamento del direttore sanitario Camillo Rossi. Ed è proprio l’ex direttore generale dell’Asst di Cremona a sottolineare l’importanza di una ricerca a livello lombardo, nazionale, europeo e mondiale. «La maggior parte dei campioni biologici utilizzati arriva proprio dagli Spedali civili – spiega –, dove è stato curato il numero più alto di pazienti Covid d’Italia e probabilmente d’Europa. Oggi abbiamo dai sei agli otto pazienti in terapia intensiva, con tempi di ricovero fortunatamente ridotti rispetto al passato. Siamo uno degli hub e abbiamo un bacino di due milioni e 800 mila abitanti. Università e Civile hanno giocato un ruolo importante per quanto riguarda lo staff di ricercatori, a riprova della grande sinergia messa in atto per la cura e la ricerca».

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25 Settembre 2020