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CREMONA. L'INTERVISTA

Scuola, lavoro, Covid: l’impegno di Ruggeri, sindaco di Ferragosto

L'assessore in questi giorni, con il primo cittadino Gianluca Galimberti e il suo braccio destro Andrea Virgilio che hanno staccato per qualche giorno, tiene le redini di palazzo comunale

Nicola Arrigoni

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cfrancio@laprovinciacr.it

15 Agosto 2020 - 08:57

Scuola, lavoro, Covid: l’impegno di Ruggeri, sindaco di Ferragosto

Maura Ruggeri

CREMONA (15 agosto 2020) - Sulla scrivania, insieme a delibere e pratiche amministrative, spicca la copertina rossa dell’edizione Oscar Mondadori di tutte le poesie di Eugenio Montale. Una lettura non proprio ferragostana… per il «sindaco di Ferragosto», Maura Ruggeri, che in questi giorni, con il primo cittadino Gianluca Galimberti e il suo braccio destro Andrea Virgilio che hanno staccato per qualche giorno, tiene le redini di palazzo comunale.
«Ogni tanto lo sfoglio, leggo qualche verso, quasi per riossigenarmi: mi piace Montale, mi piace soprattutto per la sua densità di pensiero».

Che effetto fa essere il sindaco di Ferragosto?
«Questo non è certamente un Ferragosto come quello degli altri anni: si vive un’atmosfera sospesa, ma di lavoro intenso in vista della ripresa di settembre. Il sindaco si è preso una pausa molto breve e in realtà nessuno di noi riesce veramente a staccare. Siamo costantemente in contatto con lui e tra noi».

Come vede la città in questa estate al tempo del Covid?
«È certamente un momento particolare: vedo una città che torna a vivere momenti di una socialità ritrovata, ma consapevole che non bisogna assolutamente abbassare la guardia perché i risultati ottenuti con tanti sacrifici non siano vanificati da comportamenti imprudenti. Molto dipende dal senso di responsabilità di tutti: distanziamento, mascherine, igiene delle mani e degli ambienti non credo siano regole così difficili da praticare se pensiamo a quanto grande è la posta in gioco per tutti noi».

Quali sono le scommesse che attendono il Comune in settembre?
«Il nostro compito è quello di accompagnare la ripresa delle attività sempre attraverso un dialogo costante con tutti. Molte sono le incognite che ci attendono, ma per affrontarle occorre che i territori non vengano lasciati soli, che si rafforzi il dialogo con Regione e Governo e più in generale tra le istituzioni. Perché se c’è una cosa che abbiamo ben capito durante il lockdown, è che nessuno ce la fa da solo. Ecco: quella solidarietà che si era rafforzata nell’emergenza è un valore da non perdere anche guardando al futuro»

Una grande incognita è senza dubbio la ripresa delle scuole.
«Sarà un momento cruciale e un grande banco di prova per tutti: per l’istituzione scuola e per le istituzioni in generale. Ci stiamo lavorando concretamente in modo trasversale all’interno del Comune per quanto di nostra competenza, insieme ai dirigenti degli istituti comprensivi e ai referenti delle nostre scuole. Siamo in dialogo anche con gli altri Comuni anche attraverso Anci per scambiarci esperienze e soluzioni. Certo, i problemi non mancano: da quello dall’adeguamento delle strutture a quello degli organici, ma devo dire che vedo un grande impegno da parte di tutti nel cercare di risolverli».

Il Comune è diretto gestore di materne e nidi: una responsabilità non da poco, oltre che un investimento e un impegno finanziario non secondario per l’amministrazione.
«Esatto: noi gestiamo direttamente quattro asili nido e nove scuole dell’infanzia, lo Stato ne conta sei. Facciamo parte a questo riguardo della famiglia delle paritarie che, come noto, sono sia pubbliche che private».

Che anno scolastico si prospetta?
«Sarà un avvio tutto particolare, tutto da sperimentare, che ci lascia un po’ col fiato sospeso. Ma il diritto dei bambini e dei ragazzi a riprendere le lezioni in presenza, e nelle migliori condizioni possibili, è una priorità assoluta, forse l’aspetto più importante. Anche per le nostre scuole, i tecnici sono al lavoro per gli interventi necessari di adeguamento. Per il resto il nostro riferimento, come per tutti, sono i protocolli previsti dalle linee guida nazionali e regionali. C’è stata molta incertezza sulla data di partenza, ma dopo i chiarimenti intervenuti tra Ministero e Regione possiamo confermare la data del 7 settembre per nidi e scuole infanzia. Seppure con una settimana di graduale ambientamento, necessaria, come sempre e a maggior ragione adesso, dopo un periodo così lungo di sospensione delle attività educative».

Quando entreranno in servizio le maestre?
«Le nostre maestre e gli operatori della scuola saranno in servizio già dal 24 settembre per i momenti formativi e di organizzazione dell’attività didattica, che per il corrente anno comprende una formazione specifica sulle misure per prevenire il contagio da Covid. Sarà la dottoressa Claudia Ballotta a garantire la formazione ai nostri insegnanti»

Qual è la condizione degli spazi?
«Le regole per i più piccoli sono diverse: non è possibile realizzare il distanziamento spaziale ma per fortuna gli spazi sono abbastanza ampi. Occorre invece garantire la stabilità dei gruppi nel rapporto con gli adulti di riferimento, evitare la promiscuità tra gruppi diversi e garantirne costantemente la tracciabilità».

Questo chiama in causa la necessità di avere un organico più ampio.
«Anche se il riferimento è il gruppo sezione, il tema dell’aumento della attuale dotazione organica si pone senza dubbio. Abbiamo calcolato che per gestire almeno tutta la fase ancora caratterizzata dall’emergenza occorrono almeno due insegnanti in più per scuola. Pertanto, oltre alle 37 assunzioni di insegnanti a tempo determinato già programmate in aggiunta a quelle previste in organico, necessarie per coprire aumento di casi di sostegno, supplenze lunghe, pensionamenti o trasferimenti allo Stato, sarà necessario aggiungere altre 18 unità per supplenze e articolazione dei gruppi sezione con incarico almeno fino a dicembre per una spesa aggiuntiva oltre quella già prevista in bilancio di 135.000 euro. In ogni caso, faremo fronte alle necessità e le insegnanti per far partire la scuola ci saranno».

Di mezzo ci sono i limiti posti agli enti pubblici per le assunzioni.
«Il tema, come ho già detto, non è solo quello delle risorse aggiuntive, che comunque è un tema. Ma anche quello del limite delle capacità assunzionali imposte ai Comuni, di cui abbiamo più volte parlato, che comprende ogni genere di assunzione, anche quelle a tempo determinato del personale della scuola. Per questo chiediamo ad Anci che promuova presso il Ministero un provvedimento di deroga per il personale scolastico almeno per questo anno così particolare».

Un tema che riguarda non solo la scuola: urge un ricambio generazionale e ci sono importanti pensionamenti all’orizzonte. Come pensate di fare a far fronte a tutto questo?
«Il Covid ha rallentato i processi di riorganizzazione delle risorse umane interne e delle nuove assunzioni, necessarie per far fronte ad un esodo straordinario di personale dovuto ai pensionamenti che avverrà in questi anni di mandato ed alle nuove esigenze a cui il lavoro pubblico deve corrispondere. I concorsi sono stati bloccati ma abbiamo potuto far fronte alle situazioni più urgenti attingendo a graduatorie ancora valide. A settembre gli uffici saranno al lavoro per le procedure dei nuovi concorsi per gli istruttori delle categorie C e D e per la ripartenza dei concorsi già programmati riguardanti le posizioni dirigenziali vacanti e quello per 12 maestre a tempo indeterminato. Con il nuovo anno definiremo un nuovo assetto organizzativo che mi piacerebbe tenesse conto dell’analisi delle competenze interne e dei nuovi processi che riguardano l’organizzazione dei servizi e del personale, che stanno venendo avanti ed a cui stiamo lavorando».

In quanti andranno in pensione nei prossimi anni?
«Nel 2019 sono andati in pensione 24 persone, saranno 30 quest’anno e 40 il prossimo. A queste potrebbero aggiungersi le quote 100 che devono ancora decidere. L’età media è elevata ed è di circa 54 anni. Ma del resto, io ho accettato questo mandato con una prospettiva e un obiettivo preciso: cercare di costruire il Comune di domani».

Si spieghi meglio.
«Mi spiego meglio: molti di coloro che andranno in pensione quest’anno e il prossimo ricoprono posizioni apicali. C’è bisogno di lavorare per la formazione di una nuova classe dirigenziale e anche di ringiovanire il personale del Comune con nuove competenze, più in sintonia con quanto chiede il nostro tempo: non solo figure in grado di seguire il processo amministrativo, ma professionisti che abbiano una formazione che diremmo manageriale. Il Comune non è più quello di trenta, quarant’anni fa. Le esigenze sono cambiate e bisogna saper far fronte con duttilità e velocità ai cambiamenti».

Intanto, la città appare un po’ spenta: si sono cancellati molti eventi, i turisti sono quasi scomparsi. A quali strategie state pensando per il rilancio?
«Con settembre aumenteranno le occasioni di socialità e gli eventi, ma non dimentichiamo che Cremona è stata tra le realtà più colpite dalla pandemia e la ripresa delle attività, a partire dall’autunno, richiederà un grande lavoro collettivo. Molto dipenderà dalla curva del contagio e dalle misure che in modo coordinato saranno messe in campo per sostenerla».

Il motivo dominante è quello della collaborazione fra enti: il Comune chiede di non essere lasciato solo a gestire l’emergenza.
«Penso che il confronto con Governo e Regione ad oggi abbia prodotto risultati significativi. Abbiamo utilizzato i fondi ricevuti dal Governo: quattro milioni e 460 mila euro innanzitutto per garantire i servizi anche a fronte di una fortissima riduzione delle entrate; per aiutare le famiglie più in difficoltà, per dare una mano alle realtà economiche maggiormente in sofferenza come commercio, artigianato e piccole imprese. Sono stati messi a disposizione due milioni di euro tratti dal bilancio comunale per artigiani, commercianti e piccole imprese che hanno integrato le risorse regionali e governative».

E ora cosa vi attende?
«Ora si apre una fase nuova. Occorre certamente uno slancio diverso, che vada oltre le misure di emergenza e che possa accompagnare la ripresa».

Poi, pero, a fronte di questa volontà ci sono i vincoli di bilancio. Ripresa sì, ma come vi regolate con le risorse? Come tenere sotto controllo i costi a fronte di entrate minori?
«Mi pare doveroso sottolineare che anche le amministrazioni locali devono essere messe in grado di reggere. Anche noi stiamo subendo la crisi esattamente come le imprese e le famiglie, perché non possiamo contare su entrate fiscali e tariffarie che sono ovviamente fortemente diminuite per tutto il 2020, con una possibile ulteriore diminuzione anche nel 2021. E oltretutto questo si ripercuote anche sulle capacità assunzionali, proprio nel momento di un grande esodo per pensionamenti. Sarebbe vitale inserire competenze e forze nuove nella pubblica amministrazione. Quindi ci aspettiamo interventi a supporto della tenuta dei Comuni da parte dei livelli nazionali e regionali e un’attenzione costante perché i territori sono un avamposto fondamentale».

E come realizzare tutto questo? Che indicazioni concrete si possono dare o intravvedere?
«Da parte nostra abbiamo pienamente la consapevolezza che anche le amministrazioni locali devono dare il proprio contributo, concentrandosi su alcune le priorità per il rilancio dell’economia ed elaborando piani per creare occasioni di lavoro. Con una logica che vada oltre l’emergenza e secondo una visione comune che già il territorio ha condiviso e su cui è unito».

Le priorità?
«Sono già state indicate. La riorganizzazione del sistema sanitario, in termini di nuove strutture, di personale, di rilancio della medicina territoriale. Gli investimenti sulle infrastrutture stradali e ferroviarie, a partire dal raddoppio della linea Milano Mantova, sono fondamentali e più che mai urgenti. Non meno determinanti sono le risorse da investire sull’innovazione digitale, i nuovi progetti sull’economia circolare, quelli sulla formazione e sulla ricerca in collegamento con le vocazioni produttive del territorio, quelli sull’università e sulla presenza dei giovani. Che prenderanno ulteriore slancio con l’avvio del campus di Santa Monica. Formazione, ricerca e innovazione sono le parole chiave per il nostro territorio, ma credo per l’intero Paese. Tutto ciò ad una condizione…».

Quale?
«Il presupposto è definito: che non si abbassi la guardia. Non ce lo possiamo permettere. È indispensabile procedere con prudenza e con costante attenzione alla curva dei contagi, a tutti livelli. Valutando quanto sta accadendo nel mondo, mi sembra saggio e assolutamente auspicabile».

E allora, e solo allora, sarà possibile che «ci si mostrino il giallo dei limoni; e il gelo del cuore si sfa,/ e in petto si scrosciano/ le loro canzoni/ le trombe d’oro della solarità», per dirla con i versi si Eugenio Montale. Intanto, però, non è un Ferragosto come gli altri a Cremona. Tanto meno per il sindaco. Di Ferragosto.

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