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Mercoledì 25 Novembre 2020

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FIESCO

Riportato alla luce dopo 1.500 anni un pozzo dell'età tardoantica

Il ritrovamento durante gli scavi per la realizzazione del collettamento fognario ad opera di Padania Acqua, che ha finanziato le indagini dirette dalla Soprintendenza

pozzo

FIESCO (18 maggio 2020) - Riportato alla luce dopo 1.500 anni un pozzo dell'età tardoantica, ovvero gli ultimi secoli dell'impero romano. Il ritrovamento è avvenuto a Fiesco nel corso degli scavi per la realizzazione del collettamento fognario ad opera di Padania Acqua, che ha finanziato le indagini dirette dalla Soprintendenza. Lo scavo archeologico è stato condotto dalla Società di Ricerche Archeologiche Archeo Studi Bergamo e hanno lavorato sul campo il dottor Fabio Fiocchi e la dottoressa Michela Martinenghi.

Nicoletta Cecchini, funzionario archeologo che ha seguito le operazioni, racconta così la coperta. "Nel mese di febbraio 2020, mentre si procedeva alla posa della condotta del collettore, un affioramento di laterizi romani visibile nel terreno in superficie ha insospettito gli archeologi: andando a verificare in profondità, ai loro occhi è apparsa una serie di mattoni disposti con andamento circolare, subito ricondotti alla presenza di un pozzo. Si tratta di strutture che richiedono una particolare tecnica di scavo, considerati gli spazi ridotti entro cui muoversi: solitamente quindi si procede a sezionare a metà il manufatto, per permettere di documentare i dettagli costruttivi e analizzare tutti gli strati di materiale che lo hanno riempito, una volta concluso l’utilizzo".

Il pozzo ritrovato a Fiesco "è stato realizzato in primo luogo con lo scavo di una fossa quadrangolare, fino a una quota inferiore a quella della falda, ampia abbastanza per far scendere e lavorare comodamente chi doveva costruirlo. Sul fondo, nel terreno instabile per la presenza dell’acqua, sono state posizionate quattro travi, leggermente incurvate, perfettamente agganciate tra loro tramite incassi a L e pioli e bloccate intorno da frammenti di laterizi in funzione di zeppa, che costituivano una solida base per dare avvio alla costruzione. Una volta posti sulle travi i primi corsi di laterizi, è stata creata esternamente alla camicia una larga inzeppatura fitta di pezzetti di mattoni; quindi si è proseguito posando i vari anelli della camicia, costituiti sempre da parti di laterizi messi regolarmente, senza malta o altri leganti e si è proceduto con l’inzeppatura esterna, che dava maggiore solidità all’impianto".

Il pozzo "si è conservato per 1.45 metri ed è sicuramente mancante la parte sommitale. Tutto il materiale utilizzato per la costruzione è stato recuperato da altre strutture dismesse: gli archeologi hanno riconosciuto i mattoni ricurvi pertinenti ad almeno due differenti pozzi smontati e alcune parti di laterizi ipercotti sono stati attribuiti alla distruzione di una fornace.
I pochi frammenti ceramici ritrovati nel sito fanno ipotizzare che l’area sia stata abitata in epoca tardoantica, quindi tra il IV e il VI secolo d.C".

Ma altre sorprese attendevano gli archeologi all’interno della struttura: infatti sul fondo sono finiti alcuni oggetti in legno, probabilmente caduti dall’alto e mai recuperati. "La presenza dell’acqua della falda, se da un lato ha reso particolarmente complesso lo scavo, simile a una lotta nel fango, dall’altro ha permesso l’ottima conservazione dei manufatti.
I reperti prelevati con uno strato di terra intorno, per mantenerne l’umidità, sono stati portati al Laboratorio del Centro di Trattamento del Legno Imbibito, presso la Soprintendenza ABAP-CO-LC a Milano e affidati alle esperte mani della restauratrice Annalisa Gasparetto, che ne ha avviato la pulitura. In particolare appare interessante una sorta di cesto o secchiello, formato da piccole doghe di legno ricurve, bloccate tra loro tramite legature, forse usato per attingere l’acqua.
E’ stato recuperato inoltre un attrezzo conformato a forcella, che potrebbe essere collegabile al sistema di sollevamento con carrucola del secchio. Sarà necessario tempo per progredire con il restauro degli oggetti recuperati: le operazioni per permettere la conservazione di materiali organici e in particolare del legno sono delicate e complesse, poiché riescono ad adattare alle nuove condizioni ambientali questi frammenti di passato giunti fino a noi, tolti al contesto dove sono rimasti per 1500 anni".

18 Maggio 2020