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IL PUNTO DEL DIRETTORE

I colori della natura, lo tsunami della politica

Marco Bencivenga

Email:

fpavesi@cremonaonline.it

12 Aprile 2020 - 09:05

Divisi davanti al virus: così ci giochiamo la credibilità

Una primavera così spettacolare non si ricordava da anni. Pur scavando nel passato recente e lontano è difficile rammentare una Pasqua con un cielo così azzurro - senza neppure una nuvola a minacciare due gocce di pioggia -, un sole tanto luminoso, parchi e campagne tanto punteggiati da nuovi colori. Meteorologi, agronomi e botanici conosceranno sicuramente le ragioni di un simile fenomeno. Ma più di tutti, probabilmente, saranno gli psicologi a dirci la verità, a spiegarci che - in realtà - è solo una suggestione. A dimostrarci che non è cambiata la natura, ma la nostra percezione della realtà che ci circonda. In poche parole, a ricordarci la più banale delle verità: bisogna perdere qualcosa per coglierne appieno l’essenza, per apprezzarne fino in fondo l’importanza, per capirne davvero il valore. Così, solo ora che siamo costretti a restare chiusi in casa per evitare di ammalarci e di diffondere il Coronavirus ci rendiamo conto di quant’è importante la salute, di quanta bellezza abbiamo intorno, di quanto vale la nostra libertà. Altro che gita fuori porta! Quest’anno il bello della Pasqua sarà stare in famiglia, godersi la propria casa, affacciarsi al balcone e respirare a pieni polmoni, senza mascherina, tanto i vicini non sono poi così... vicini, ma se non hanno compiuto un abuso edilizio rispettano il fatidico metro di distanza. Quest’anno, finalmente, fra oggi e domani avremo tutto il tempo di telefonare ad amici e parenti, anziché limitarci a inviare un banale sms di auguri o un messaggio whatsapp.

Quest’anno, volendo, potremmo perfino viaggiare con la fantasia, leggendo uno dei tanti libri che esibiamo con orgoglio sugli scaffali dello studio o del soggiorno, ma - in larga parte - non abbiamo mai nemmeno aperto o sfogliato. Perché proprio questo accade in molte case italiane: i libri non dimostrano la cultura di chi li possiede, ma fanno arredamento. Eppure il Governo li ha promossi a beni essenziali, inserendo le librerie nella lista delle attività che da martedì - terminato il ponte pasquale - potranno riaprire i battenti e tornare alla «normalità», seppur con mille cautele. La scelta - contrastata dalla Regione Lombardia, che ha varato ieri una sua ordinanza più restrittiva - è senz’altro simbolica, il suo valore concettuale non si discute, ma viene difficile immaginare lunghe code di aspiranti clienti davanti alle porte d’ingresso delle librerie, come è successo nei giorni scorsi con supermercati e farmacie. Chissà, magari qualcuno per richiamare clientela improvviserà una distribuzione di mascherine omaggio: una velina di carta per ogni romanzo rosa, una «chirurgica» per ogni giallo d’autore, una FFP2 in cotone per ogni classico della letteratura italiana, addirittura una FFP3 con microfiltri per ogni saggio di livello internazionale... Si scherza, naturalmente.

E l’ironia non è solo una possibile via di fuga dal tunnel della depressione da clausura: è anche un salvagente da indossare per sopravvivere all’ondata di nauseabonde polemiche sollevata nelle ultime ore dal mondo della politica, uno tsunami di accuse reciproche di cui non si sentiva affatto bisogno, mentre ancora si contano i morti e si combatte letto per letto nelle corsie degli ospedali. La fragile tregua fra governo e opposizione non ha resistito all’undicesima settimana di emergenza Coronavirus (il primo caso di positività accertato in Italia, non va dimenticato, risale al 29 gennaio, ormai 75 giorni fa). A scatenare la ripresa delle ostilità, con tanto di ricorsi e appelli al presidente della Repubblica, è stato il tema degli aiuti europei, 540 miliardi di euro di prestiti e altri 500 di stimoli all’economia, da dividere fra i 27 Stati dell’Unione. L’Italia chiedeva - e tornerà a chiedere - gli Eurobond (titoli pubblici come i nostri Btp o i Bund tedeschi, ma emessi dall’Ue anziché dai singoli Paesi), l’Eurogruppo (l’organismo che riunisce i ministri delle Finanze di ogni Nazione) ha risposto invece con un pacchetto che comprende quattro diversi strumenti finanziari: una nuova linea di credito legata al famigerato Mes (Meccanismo Europeo di stabilità) per gli investimenti in sanità che non saranno sottoposti ad alcuna restrizione; una speciale «assicurazione» destinata a combattere la disoccupazione; un fondo finanziato da obbligazioni congiunte emesse da vari Paesi e una dote a disposizione della Bei, la Banca europea degli investimenti, per sostenere progetti innovativi, a patto di rispettare determinate regole e determinati requisiti. Chi ha vinto e chi ha perso sulla scacchiera europea? Il dibattito è aperto.

Ma in Italia è subito degenerato in rissa: da una parte il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che in diretta tv ha accusato le opposizioni di «diffondere fake news», rivendicando la correttezza del Governo «che non lavora con il favore delle tenebre, ma guardando negli occhi gli italiani»; dall’altra, Matteo Salvini e Giorgia Meloni, secondo i quali il premier non solo avrebbe «svenduto l’Italia» alle banche e ai poteri forti, ma poi avrebbe «fatto il bullo sulla tv di Stato, usandola per dire falsità senza contraddittorio, come avviene nei regimi totalitari», tanto da rendere necessario l’intervento del massimo garante delle istituzioni e della democrazia: Sergio Mattarella. «Benvenuti in Corea» ha twittato ieri la pasionaria leader dei Fratelli d’Italia. Boom! L’unità nazionale indispensabile per contrastare al meglio l’emergenza Coronavirus è andata definitivamente in pezzi e nei palazzi della politica l’incendio divampa ormai senza controllo. Vale per le contrapposizioni fra maggioranza e opposizione, ma vale anche per il braccio di ferro fra Governo e Regioni e perfino all’interno della stessa alleanza Pd-M5S (e cespugli vari), con il capogruppo dem alla Camera Graziano Delrio a proporre una Covid Tax (in pratica un contributo di solidarietà da parte degli italiani con reddito superiore agli 80 mila euro lordi) e il presidente del Consiglio a bocciare l’idea nel giro di poche ore, così come è stata immediatamente respinta al mittente la storica proposta pentastellata di cancellare la Tav, stavolta con la scusa di dover «recuperare risorse». Tutti contro tutti, insomma, per lucrare consensi e far contenti i rispettivi bacini elettorali, con buona pace dell’interesse collettivo e del bene comune. Niente di nuovo sotto il sole, si dirà. L’unica novità è che con tanta luce si vedono meglio le grandi virtù degli italiani, ma si evidenziano anche i loro inguaribili difetti. Tanti e tanto gravi da dover arrossire. Anche se per qualcuno è sempre colpa degli altri e non è mai il momento della responsabilità o dell’autocritica. Neppure nell’ora della cristiana resurrezione e nel pieno di un’emergenza sanitaria senza precedenti.... Buona Pasqua a tutti. Nonostante tutto.

 

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