L'ANALISI
08 Aprile 2020 - 08:29
CREMONA (8 aprile 2020) - Ciascuno di loro ricorda esattamente quando è cominciata la tempesta perfetta. Ce l’hanno negli occhi quel 21 febbraio quando tutto è cambiato per sempre. Lo conservano nella mente come uno spartiacque, che lega odori e suoni ad emozioni nuove. Come quelle che emergono ripensando alle prime sirene che hanno rotto il silenzio della città: Cremona era al centro della più grande emergenza sanitaria degli ultimi tempi. Sulle ambulanze c’erano e ci sono ancora loro: gli operatori di Areu, l’Agenzia regionale di emergenza urgenza o più conosciuta come 118; e i volontari delle associazioni Croce Rossa, Croce Verde e Cremona Soccorso. L’esercito dei soccorritori, impegnato in turni senza fine, percorrendo chilometri tra case ed ospedali, dentro e fuori provincia. «Tutto è stato stravolto — conferma il dottor Ugo Rizzi responsabile 118 di Cremona e Mantova —. Per fare capire la dimensione della situazione basti pensare che abbiamo raggiunto picchi di 600 telefonate in un giorno, metà delle quali tradotte in missioni d’urgenza. Senza contare i trasferimenti da una terapia intensiva di un ospedale a quella di un’altra struttura». Triplicato il lavoro e triplicati gli sforzi: «Abbiamo dovuto rivoluzionare i servizi, aumentare drasticamente il numero dei mezzi per garantire il flusso enorme di richieste: io e la coordinatrice infermieristica, Scilla Pagni, della AAT 118 provinciale di Cremona desideriamo manifestare l’apprezzamento a tutti gli operatori sanitari e i soccorritori per il coraggio e l’impegno dimostrato».
Racconta Rizzi: «I pazienti ti guardano disorientati e terrorizzati, cercano i tuoi occhi che sono l’unica cosa che riescono a scorgere di te sotto quella tuta da palombaro che dobbiamo indossare per irrompere nelle loro vite. È quando ti vedono così, che capiscono che sta davvero succedendo».
E poi la grande paura: quella di portare a casa il contagio: «Se al lavoro si riesce ormai a convivere con la preoccupazione — conclude il soccorritore — quando si ritorna in famiglia, dove dovresti finalmente riposare e trovare quiete, questo non avviene. Temo per mio padre e per mio figlio al quale devo negare anche l’abbraccio della buona notte pensando al suo bene».
Copyright La Provincia di Cremona © 2012 Tutti i diritti riservati
P.Iva 00111740197 - via delle Industrie, 2 - 26100 Cremona
Testata registrata presso il Tribunale di Cremona n. 469 - 23/02/2012
Server Provider: OVH s.r.l. Capo redattore responsabile: Paolo Gualandris